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Sleep for a moment
Scritto da Venny Rouge
Categoria: Altro
Scritto il 19/04/2017, Pubblicato il 19/04/2017, Ultima modifica il 20/04/2017
Codice testo: 1942017223610 | Letto 470 volte

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Nota dell'autore Venny Rouge:
Sleep for a momen

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L’insieme è trasparente e fluido e i raggi di un sole all’apice penetrano l’azzurro accentuando il rigore di pareti verticali.
L’ombra appare ingigantita dalla distanza e l’idea d’onniscienza s’impadronisce della mente.
Lascio fluire la sensazione domandomi se in realtà la rappresentazione di un Cristo in croce che scorgo rappresenta il mio corpo astrale.
Non sono religioso e nemmeno un uomo influenzabile ma alle volte mi capita di pensare che la Vita debba avere un senso, un motivo e se tale, conduca da qualche parte.
In un luogo lontano.
In altre esistenze.
Scrollò la testa per afferrare una boccata d’aria.
- Non merito di finire là anzitempo!
Due gambe fresche e toniche segnano il ritmo di un motivo estivo al bordo della vasca.
Il lembo candido dell’asciugamano su cui è seduta la donna rasenta l’acqua sfiorandola.
Il punto di contatto tra il mondo liquido in cui sono immerso e quello solido e reale.
Mi sforzo per ricordare l’aspetto fisico della mia seconda moglie e mi sale sulla lingua il nome: Carol.
- Un’ora, un giorno, da quanto tempo assieme?
Non so rispondere e azzardo sia da sempre.
Almeno a giudicare dal cuore.
Sì, io la amo.
Spruzzo dell’acqua nella sua direzione.
Lei alza la testa e i capelli biondi platino calano soffici sul viso mentre con la mano saluta.
- Ora rammento!
Dovevo essermi sopito per un momento…

Blackest
*
Sleep for a moment

-Ciao.
Mi chiamo Eduard Smith.
Sono nato in qualche posto di questa terra.
Non ha alcuna importanza se a Est o Ovest.
Potrei dire: di essere cresciuto in una parte fortunata del pianeta e dove batte sempre il sole.
Una nazione dove un uomo può lavorare, farsi valere e in cui tutto o quasi, funziona e che cinquanta anni sono un’età importante ed esserci arrivato in salute costituiscono un buon risultato.
Per certo non tutti gli amici d’infanzia possono affermare altrettanto.
Aggiungi che sono un ingegnere e che ho potuto comprare questa bella casa da sedici stanze su due piani e avere un paio di piscine oltre che un bellissimo prato e una serie di vetture da corsa parcheggiate in garage.
Dovrei dire anche un cane: Guss.
Una cosa buffa e pelosa che si aggira sempre tra i piedi e che è contenta e festosa perfino quando pesti la coda.
Ho anche una bella moglie come avrai compreso e una figlia fantastica e che adesso ha otto anni.
- Papà, papà: vieni a prendermi! Urla secca la sua voce accanto a Carol.
- Dai. Forza. Non avere paura! Rispondo, improntando uno stile veloce per avvicinarla.
Gli spruzzi la bagnano e ride prima di tuffarsi con le dita che tappano il naso.
Scherzi e strepiti vengono da sé, fino allora di pranzo.
Risalgo la scaletta per puntare direttamente al tavolo imbandito.

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