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Doppia anima
Scritto da Simona Antares
Categoria: Narrativa - horror/thriller
Scritto il 19/06/2018, Pubblicato il 19/06/2018 12.27.50, Ultima modifica il 19/06/2018 12.28.32
Codice testo: 1962018122750 | Letto 156 volte

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Arianna si svegliò di soprassalto, madida di sudore, il petto scosso da violenti brividi e il cuore che batteva all’impazzata. Non le era mai capitato prima d’ora di avere un incubo così terrificante e soprattutto così dannatamente reale.
Il continuo e incessante battere della pioggia contro il vetro della sua cameretta non faceva altro che aumentare la sua ansia. Si guardò intorno, cercando di distinguere i contorni a lei tanto familiari della sua stanza.
Allungò il braccio destro verso il comodino e accese la lampada. L’improvvisa luce le diede un po’ di sicurezza e di tranquillità.
Si strinse forte le braccia al petto mentre cercava disperatamente di placare i tremiti del suo corpo e l’affanno del suo respiro.
Ripensò al terribile incubo che l’aveva destata, l’incubo in cui sua madre veniva barbaramente trucidata da una mano sconosciuta.
“Dai Arianna, era solo un sogno” disse una voce dentro di sé “Cerca di calmarti adesso, non sei più una bambina, non dovresti più avere paura di queste cose”
La pioggia cessò all’improvviso e l’intera casa sprofondò in un silenzio tombale.
“Non ce la faccio più! Devo andare assolutamente a controllare se la mamma sta bene, altrimenti qui finisco per impazzire!”
Si alzò dal letto, indossò una vestaglia rosa e, avanzando a tentoni, si diresse verso la camera da letto dove riposava ogni notte sua madre Viviana.
A ogni passo il parquet sotto i suoi piedi scricchiolava, rompendo quel silenzio così irreale.
“Allora sei proprio stupida! Lo vuoi capire che era solo un sogno! Alla tua età ancora vai a rifugiarti tra le braccia della mamma? Incredibile!” disse una voce dentro di sé, una voce a cui lei non diede alcun ascolto, la voglia di controllare sua madre e di tranquillizzarsi era troppo forte.
Finalmente giunse davanti alla porta della camera di sua madre. Appoggiò la mano sinistra sul pomo della maniglia. Il suo cuore si fermò per un istante.
“Mamma?” chiamò con voce tremante “Mamma, mi senti? Posso entrare?”
Nessuna risposta. Il suo cuore accelerò i battiti.
“Mamma? Mi senti? Stai bene? Ti prego, rispondimi mamma!”
Ancora nessuna risposta.
La ragazza aprì la porta. Spinse il dito sull’interruttore alla sua sinistra. Un urlo le si strozzò in gola. Sua madre giaceva riversa sul letto in una pozza di sangue. Sul suo corpo numerose ferite da taglio, gli occhi vitrei che la fissavano quasi a implorare un aiuto.
Arianna cadde in terra, semisvenuta, gli occhi colmi di lacrime, il respiro affannoso. Solo allora si accorse di non essere sola nella stanza, solo in quel momento la vide: la sagoma oscura di una persona accanto al letto dove giaceva il cadavere martoriato di sua madre. L’assassino era lì dentro, era in quella stanza, era lì con lei.
Trascorsero alcuni secondi che per Arianna sembrarono eterni. Poi un improvviso sbattere di porte la fece sobbalzare. Scappò di corsa dalla stanza e si diresse in strada. Il vialetto di casa era bagnato e lei rischiava di scivolare a ogni passo ma non le importava, voleva soltanto cercare aiuto. Mentre correva sentiva qualcosa di pesante e affilato al suo fianco destro che la pungeva
“Aiuto! Aiutatemi! Aiuto!” urlò con tutto il fiato che aveva in gola. Attraversò di corsa la strada che la separava dalla casa dei suoi vicini ed entrò nel giardino di Lorenzo. Aveva diciassette anni, proprio come lei ed era un amico, un caro amico, anzi era qualcosa di più.
“Lore! Lore! Aiutami! Aiutami!” urlò “Aprimi, ti prego! Mia madre, mia madre…aiuto!” Non riuscì a proseguire oltre, era troppo doloroso persino da dire a parole.
Bussò con tutta la forza che aveva nelle mani. Finalmente la porta di casa si aprì e un giovane dai capelli neri e ricci seguito da una signora dai lunghi capelli biondi e dallo sguardo assonnato e seccato uscirono sul pianerottolo.
“Cosa succede, Arianna? “chiese il ragazzo visibilmente preoccupato e prendendola tra le braccia “Calmati, ti prego e dimmi cosa è successo”
“Qualcuno…qualcuno è entrato in casa e ha ucciso mia madre” disse lei tra le lacrime.
“Oh mio Dio, non è possibile! Cosa stai dicendo?” chiese terrorizzata la madre del ragazzo.
“Mia madre è sul letto, riversa in una pozza di sangue. E’ terribile, terribile” disse la ragazza, scoppiando in un pianto dirotto.
“Calmati, ti prego!” disse Lorenzo, abbracciandola forte.
“L’assassino è ancora lì, in casa. Ho paura Lore, ho tanta paura” disse lei, lasciandosi stringere da quell’abbraccio così forte e rassicurante.
“Sei sicura che tua madre sia morta?” chiese Lorenzo.
“Si, l’hanno massacrata a furia di coltellate. Oh Dio Lore, perché? Perché?” sbraitò la ragazza in un parossismo di rabbia e ira.
Lorenzo guardò dritto negli occhi sua madre.
“Io vado a controllare, tu abbi cura di lei”
“No! No! Tu non puoi andare lì! E’ pericoloso, l’assassino è ancora lì! Ti prego Lore non andare, ti prego, ti prego!” lo implorò Arianna.
“Non ti preoccupare, ho un fucile da caccia nella rimessa, non mi accadrà nulla, te lo prometto”
Qualcosa nella sua voce la fece calmare. Non sapeva perché ma Arianna sentiva che era così che doveva andare.
“Io vengo con te, non ti lascio solo” disse dopo che il ragazzo tornò dalla rimessa con in mano il fucile.
“No, voglio che tu rimanga qui con mia madre” ribatté il ragazzo.
“NO” disse la ragazza con un tono di voce che lo fece sobbalzare “Lei è mia madre, quella è la mia casa, io vengo con te”
Tornare in casa ebbe su di lei un effetto quasi calmante, per quanto strano potesse sembrare. Rimanendo sempre dietro a Lorenzo, avanzò lentamente fino alla camera di sua madre.
“Ti prego, non entrare, è pericoloso!” lo supplicò.
“Non preoccuparti, andrà tutto bene”

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