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IL SOLDATO DEL GHIACCIO
Scritto da Magamaghella
Categoria: Altro
Scritto il 19/07/2018, Pubblicato il 19/07/2018 21.29.55, Ultima modifica il 19/07/2018 21.29.55
Codice testo: 1972018212955 | Letto 160 volte

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Lo vidi da lontano. Veniva verso di me, con aria minacciosa, attraversando una pagina aperta per caso in rete, nella calura insopportabile di una giornata agostana. Con ambedue le mani reggeva una spada ma non fu questo che mi colpì, ormai ho fatto l’abitudine a queste brutte facce che navigano in rete, né qui è il caso di disquisire sulla peste dell’indifferenza.

Lo notai per quel viso su cui erano proiettati i segni della rabbia che dipingevano gli occhi di accesi colori e che pareva attenuarsi in un pallore di luna che ne evidenziava uno sguardo assente ma ingannevole. Veniva avanti con passo incerto quasi a difendere un qualcosa che stava dietro di lui e che non riuscivo a vedere.

Mi fermai.

Si arrestò, aveva gli occhi fissi nei miei, ma, probabilmente non mi vedeva come una minaccia.

Avanzai di un passo.

Allora, il soldato indietreggiò e girò gli occhi, rimase per un istante indeciso e poi si posizionò dietro ad una tenda invitandomi a seguirlo.

Così feci e con coraggio lo seguì, quasi a sfida

Spostai la tenda e vidi il soldato prendere da un armadio una scatoletta di carne, forse rappresentava la sua razione di viveri, spezzò una pagnotta durissima e con la punta della spada aprì una lattina intanto estraeva dalla scatoletta alcuni pezzetti di carne.

Allora gli indicai quello che aveva dietro, ma lui niente, neanche una parola, nessuna espressione su quel viso di latta, freddo e distaccato, fino a quando d’un tratto si girò verso la “cosa” sillabando con voce appena percettibile

Acqua….ACqua….ACQua …..ACQUa………ACQUAAAAAAAAAA!!!!!!

Il sudore mi bagnava la fronte, le tempie, gli occhi era come se l’ansia si spegnesse in quelle sillabe. Finalmente, il soldato, senza un gesto, senza una parola, gli occhi attoniti, il volto immobile sparì dentro quell’armadio diventando totalmente di ghiaccio…………

Questa volta bastava che accendessi una piccola scintilla perché le sue labbra finalmente tornassero ad un residuato dei tempi in cui sapeva sorridere.

Ne fui felice, perché il sogno svanì.



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