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Troppo Tardi
Testo segnalato dallo staff Scritto da cinzia groppi
Categoria narrativa, genere altro
Scritto il 20/02/2008, pubblicato il 20/02/2008, ultima modifica il 20/02/2008
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Passeggiava graziosamente per il centro, matricola al primo anno di università. Il paesello era stato lasciato alle spalle senza nessuna esitazione. Ora si apriva ai suoi occhi ed ai suoi desideri la grande città. Vetrine con ogni mercanzia, strade affollate, ambulanti ad ogni angolo… Eccola qui la città che ho sempre sognato!
Monica si era messa la gonna lunga stile anni ’70, a tracolla una specie di borsa-tascapane in jeans, dei sabot neri bassi, una maglietta larga e lunga, un po’ sbrindellata. Camminava graziosamente per la via, ritenendo che il suo futuro di studentessa non potesse che essere roseo. Tutto regolare, andava ripetendosi, Tutto normale: mi vesto come mi pare e nessuno mi dice nulla, me ne vado dove voglio e non c’è chi mi mette fretta. È questa la vera vita, la vera libertà. Il cuore palpitava felice, la mente volteggiava.
Uno sporto vecchio lungo il marciapiede esponeva in alto un’insegna curiosa: “Troppo Tardi”. Che venderà mai quello là? Non c’era nessuna vetrina, solo un banconcino di legno vecchio, di poco sporgente sulla strada e niente sopra. Un ampio vetro lo incorniciava in alto e ai lati. Nessuno dietro al banco. Buio a guardar dentro. Non scaffali, non prodotti o merci visibili. Monica si soffermò là davanti e cercò di scrutare la profondità del buio. Sul fondo del piccolo vano si intravedevano degli oggetti appesi in modo casuale al muro, tutti di forma pressoché uguale, ma di diverse dimensioni. Ehi, c’è nessuno? C’è nessuno? Poi Monica notò un bigliettino sgualcito e scolorito, appeso al vetro laterale: Torno Presto. Sorrise tra sé per il modo con cui il negoziante aveva lasciato il suo esercizio, tutto aperto e con un semplice messaggio. Questi erano modi da paese e non da città; così faceva il calzolaio, al suo paese, o il lattaio. In un piccolo abitato nessuno si sarebbe neppure sognato di derubarli. Ma qui in città, dove folle anonime fluttuano ininterrotte… sorrise di nuovo a questo pensiero e si ripromise di ripassare di là uno di quei giorni, giusto per vedere com’era il vecchietto dietro al banco (non poteva che trattarsi di un vecchio) e cosa vendesse mai quell’inusuale negozio.
La mattina successiva faceva freddo. Monica aggiunse una giacchetta striminzita al suo abbigliamento del giorno prima e uscì di buon’ora dal monolocale da poco affittato. Oggi bisognava andare per burocrazia: moduli di iscrizione ai corsi, moduli per ottenere sussidi studenteschi, moduli per gli sconti sui libri da acquistare. Un’immensa barba, ma che non si poteva sopprimere. Niente colazione al bar, stamani. I soldi non bastano mai e papà non potrebbe permettersi di pagarmi anche i vizi.
I piedi la guidano volentieri verso le vie del centro. La conducono leggera, come se ci avesse sempre abitato in quel centro. Vetrine ricolme, affollamento, file per l’autobus, Vuoi fazzolettini? Vuoi accendini? Un fitto intreccio di ambulanti e Vu’ Cumprà. Vuoi fumo? Cerchi la Mamma? Ti serve la Bamba? Anche un fitto intreccio di spacciatori, a quanto pare. Forse sono attirati dal mio look. I piedi la portano. Monica è estasiata. Crede che la vita vera cominci da lì, da una mattina fresca, dall’odore dei bomboloni che per ora non può permettersi.
“Troppo Tardi”. Ecco di nuovo l’insegna misteriosa. Anche oggi nessuno dietro il banco. Ma il biglietto del Torno Presto non c’è più, Devono averlo staccato. Ehi, c’è nessuno? Chi mi vuole?
Era una voce afona, come di chi ha una raucedine cronica. Un uomo sulla quarantina apparve dal fondo del negozio. Chi mi vuole? Beh, la stavo cercando io… Ora Monica non sapeva che dire. Non si può mica chiedere a un negoziante Scusi mi spiega che cosa vende lei?
Il tipo portava un cappello di pannolenci con la tesa morbida e indossava una camicia a fiori di tipo hawaiano. Dimmi, cosa cerchi? Monica lo osservava interdetta, poi le venne in mente che non poteva fare la figura della ragazza di paese che non sa districarsi nelle faccende di città. Tirò fuori dalla borsa-tascapane il suo cellulare e disse, guardando l’uomo dritto negli occhi, Non funziona bene, può ripararlo? Male che vada, pensò, mi dirà che lui non ripara cellulari… Potrei riparare tutto, basta che lo vuoi, rispose invece l’uomo. Ma che roba! E ora che dico? Beh… in realtà volevo solo capire cosa si vende qui. Si vende tutto ciò che serve, basta che lo chiedi. Senta, lei mi sta prendendo in giro. No di certo. Bene, allora le chiedo di vendermi un elefante! Scrivi la tua richiesta qui sopra, allora. L’uomo le porse un foglietto stropicciato e una penna bisunta. Questo è matto, pensò Monica. Meglio lasciar perdere. Guardi, stamani ho fretta. Semmai torno domani, per l’elefante. Certamente, rispose l’uomo e, chinata la testa in avanti in un grazioso gesto di consenso, riprese penna e foglietto e li mise in qualche cassetto lì dietro. Come vuoi tu, naturalmente.
Paradossale! pensava Monica, Questo fa sul serio, ma è matto come un cavallo. Intanto lui era già sparito nella profondità oscura del negozio. Il bancone era di nuovo deserto.
Al diavolo i moduli all’università! Ci penserò domani. Ora voglio venire a capo di questa faccenda! Prima di tutto si guardò intorno per vedere se qualcuno la stesse osservando incuriosito o magari per cercare supporto in qualche volto, visto che l’incontro con l’uomo di “Troppo Tardi” l’aveva in qualche modo scombussolata. Nessuno, però, pareva occuparsi di lei. L’anonimo andirivieni della gente segnalava che tutti erano concentrati solo su se stessi. Testa bassa e gambe in spalla, pensò Monica, forse anche un po’ irritata da quella scialba indifferenza. Così è la città, si disse, Prendere o lasciare. Senta, signore! Ci ho ripensato. Voglio fare oggi stesso la mia richiesta, esortò rivolta al buio. Nessuna risposta. Ehi! Signore! Mi sente? Niente. Monica allora si sporse il più che poteva, stendendo il petto sul bancone e allungando la punta dei piedi. Non si vede un accidenti. Ma dov’è finito il signor Troppo Tardi? Alzò il tono della voce e chiamò ancora. Niente. Allora fece ciò che né una brava ragazza di paese né un’esperta cittadina avrebbero mai fatto: saltò a sedere sul bancone, girò su se stessa facendo leva con le braccia e atterrò sulle gambe dentro al negozio. Sono matta anch’io, rifletté, ma ormai era in ballo e voleva ballare.
Si addentrò nel locale. Gli occhi non si erano ancora adattati all’oscurità quando Troppo Tardi le si materializzò davanti. Ti ho sentita che mi chiamavi. Scusa se non ti ho risposto subito, ma sai stavo lavorando. Il tono era pacato. Quel “tu” che le aveva dato fino dal primo momento ora sembrava il modo più appropriato di rivolgersi. Un’atmosfera di calda intimità stava pervadendo il luogo e Monica si sentì come catturata da una qualche incomprensibile magia. Nessun sentimento di paura, nessuna diffidenza. Quel bugigattolo buio infondeva, al contrario, sicurezza. Sulla parete di fondo erano appese penne e piume di varie dimensioni, che si esibivano nella gamma dei marroni, con qualche sporadica eccezione di azzurro o di verde. Certune erano variamente intrecciate a fili colorati a formare una specie di vaporosa ragnatela. Un vecchio ventilatore su piantana, che in quel momento alitava silenzioso, le muoveva leggermente.
Che posto è questo? sussurrò Monica. Un tono di voce più alto, le pareva, avrebbe rotto l’incantesimo. L’uomo del cappello a tesa floscia sorrise e le mostrò un libro. Questo è il Catalogo, disse. Aprilo e troverai ciò che cerchi. Si trattava di un volume dall’aspetto dozzinale. Il titolo era: La storia dell’Uomo, dalle origini ai giorni nostri. Ma è un libro di storia! Come posso trovarci qualcosa? La storia è tutto ciò che è già passato, trascorso, terminato.
Lo credi davvero? replicò Troppo Tardi. Guarda qui, per esempio, e aprì una pagina tra le prime. Monica guardò. Un uomo con armatura sventolava un vessillo e, spada sguainata, cavalcava un baio al galoppo. Sul petto era disegnata una grande coppa. È un crociato. Va in cerca del Santo Gral, insegue il suo sogno di purezza e sfida la morte. Nessuno cerca più il Gral da secoli, replicò Monica. Troppo Tardi sorrise: Invece alcuni di noi lo cercano sempre, a volte lo cercano per un’intera vita… e ora guarda qui. Altra pagina, che aveva gli angoli sollevati, come se miliardi di mani vi si fossero posate sopra. Monica riconobbe Voltaire dai boccoli della parrucca che gli inanellavano il volto, con l’inconfondibile vestito dal largo colletto candido. La Rivoluzione francese, disse, Roba passata. I contadini non imbracciano forconi da almeno duecento anni.
I contadini e molti altri uomini di città hanno i loro forconi sempre appresso, in realtà. Pensaci bene, ragazza: difendere i propri diritti ti sembra davvero una questione di duecento anni fa? Monica era interdetta; Troppo Tardi in fondo aveva ragione… Intanto era stata aperta un’altra pagina verso la metà del libro. Una navicella spaziale e Louis Amstrong in tuta da astronauta che saltella sulla Luna. Una foto famosa, che a suo tempo aveva fatto il giro del mondo: l’uomo sulla Luna, il trionfo della mente e della tecnologia.
La spiritualità dei Crociati, i diritti dell’uomo di Voltaire, la conquista dello spazio… Se questo, come tu dici, è un Catalogo, allora io sono la Monna Lisa, disse Monica con fare scherzoso. Troppo Tardi la guardò e sorrise: Pensaci bene, ragazza. Qui troverai di certo ciò che cerchi. Ma io non cerco nulla, la mia vita è ancora giovane, ho tutto davanti a me e i frutti dell’albero vanno maturandosi. Arriverà il giorno che ne coglierò tanti e tutti quelli che mangerò li avrò scelti io! L’uomo si tolse il cappello e si sedette davanti al suo bancone. Devo lavorare, disse. Cerca finché vuoi, ragazza.
Monica si sentì un poco irritata, poiché Troppo Tardi non aveva l’aria di volerle vendere un bel niente. Che commerciante è questo, che non fa nulla per dar via la sua merce? Riprese a sfogliare il libro-catalogo. Una riproduzione di un galeone spagnolo in rotta verso l’America, con gli schiavi neri che remano esausti. Il fungo atomico in Giappone. La scimmia con la clava in mano. Le ciminiere della rivoluzione industriale. Le statue del Partenone. L’urlo di Munch. Un sito internet per pedofili. Van Gogh, Ligabue, Rousseau. La prima Bibbia stampata e la prima pagina dell’Amleto di Shakespeare. I pirati nei mari dell’India, i mercenari ugonotti, i Vichinghi, gli Eruli e i Goti. Di nuovo il Partenone. I samurai, i cosacchi, gli indiani d’America, gli indios, gli amerindi, i lapponi, i bantù, gli aborigeni australiani… La Magna Charta, il De Rerum Natura di Lucrezio, La dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America, la locandina del film Apocalipse now, l’elenco dei premi nobel per la letteratura… La fissione nucleare, l’elica del DNA, Nureiev, un’alluvione del Nilo, il terremoto di S. Francisco, lo tsunami, l’Etna, Scilla e Cariddi, le colonne d’Ercole, il mare aperto, Ulisse…
Monica avvertì il peso enorme di tutto. Lasciò cadere il libro per terra e guardò l’uomo, che era intento a cesellare una lastra di rame. Quanta storia! Pesava tutta su di lei, se ne sentiva schiacciata. Quante le vicende dell’uomo! Quante scoperte, quante invenzioni, quanti errori e quanta bellezza! Ebbe un capogiro e d’un tratto si rese conto che il libro-catalogo si componeva di quattro parti e le varie foto o riproduzioni non erano messe a casaccio. Lo raccolse da terra, lo appoggiò ad uno scaffale polveroso e si rimise a sfogliarlo. Parte prima: i fatti dello spirito, della fede, dell’anima. Parte seconda: i fatti della convivenza, la comunità umana, la relazione con gli altri, i fatti del cuore. Parte terza: le intelligenze, le scoperte, le invenzioni e le rivoluzioni tecnologiche, i fatti della mente.
L’anima, il cuore, la mente: componenti fondamentali dell’uomo. Mancava il corpo.
Monica cerco l’inizio della quarta parte del libro. Era certa di trovare immagini legate alla corporeità: la fame, il sesso, la bellezza, le malformazioni, le cure mediche, la salute, la moda, le auto di lusso, la villa al mare, l’impianto hi-fi, la chirurgia plastica… Invece trovò solo pagine bianche. Perché? si chiese. Intanto Troppo Tardi seguitava a lavorare intensamente e con passione alla sua lastra, come se lei non ci fosse.
Perché il quarto capitolo del libro è tutto bianco? chiese Monica facendosi coraggio. L’uomo alzò appena la testa, scuotendola, come se si aspettasse quella domanda. Non lo capisci? Francamente no. Beh, allora non hai bisogno di nulla, credo. Non è così, disse Monica, Non è così! Dimmi perché l’ultima parte del libro è senza foto.
Era come una sfida per lei, a questo punto. Troppo Tardi stava cominciando ad irritarla sul serio. Era tutto tempo perso. Ripensò a sua nonna, quando le aveva detto: Stai attenta, in città. Non ti fare abbindolare. Ci sono persone furbe che fanno un boccone delle ragazze sprovvedute come te. Le tornò in mente il silenzioso intenso bacio del babbo, che non avrebbe mai voluto che sua figlia si allontanasse così tanto, ma che era orgoglioso di lei e del suo coraggio.
Il coraggio! Ecco cos’è che manca nel quarto capitolo del libro! Non c’è nulla sul corpo perché tutto ciò che lo riguarda deriva dall’anima, dal cuore e dalla mente. Il corpo è solo lo specchio di queste qualità.
Monica si ricordò di una lezione del suo professore di lettere al liceo, uomo che lei aveva tanto ammirato. La lezione riguardava il coraggio. Il professore stava spiegando l’Inferno di Dante. Dante Alighieri, uomo dal grande coraggio, che aveva scritto un Umano Giudizio Universale, indicando a tutti i presenti le sue opinioni, senza paura e senza ritrosie. L’uomo-giudice del mondo, l’uomo-artefice delle pene dei peccatori e dei premi per i beati. L’uomo audace interprete del suo tempo.
Guardò di nuovo le pagine bianche del catalogo, poi guardò l’uomo seduto accanto a lei. Perché queste pagine sono bianche? chiese ancora. Ma lui era ancora intento a incidere il rame. Cosa c’è oltre all’anima, al cuore e alla mente? Cosa manca agli uomini per riempire queste pagine?
Troppo Tardi posò il punteruolo e soffiò sulla lastra, soddisfatto. Poi parlò: Manca quello che alcuni chiamano l’animo, la capacità volitiva dell’uomo, il suo spirito di iniziativa, la sua indole ardimentosa. Mancano i sogni.
Monica si sentiva stranita, come se in quel bugigattolo avesse respirato una polvere drogata. Ugualmente riuscì a dire: Ma ci sono stati tanti uomini, nella storia, che hanno mostrato ardimento. Perché le loro imprese non sono raffigurate nel libro?
È vero, disse l’uomo, ma furono imprese arrivate troppo tardi; per questo sono finite nei primi tre capitoli del libro.
Le pagine bianche sono allora il futuro? Le nostre future imprese? domandò la ragazza, come presa da una febbre eccitata.
Forse. Se le si compiono quando non è troppo tardi. Bisognerebbe saper acchiappare al volo, con il proprio animo, la stella del coraggio e cavalcarla fino all’obiettivo.
Perché? Non è già così?
No. Gli uomini arrivano sempre troppo tardi. Sognano, ma poi si perdono per strada e si dimenticano il sogno. Allora, senza saperlo, cambiano obiettivo, pur credendo di aver preso al laccio la stella del coraggio.. Gli uomini perdono i loro sogni e con essi il loro coraggio.
Troppo tardi… è questo il significato della tua insegna, dunque! esclamò Monica, Ma tutto ciò è troppo triste. Questo che dici mi è insopportabile, perché così non c’è nessuna speranza…
Ti sbagli, disse tranquillo Troppo Tardi. Guarda il Catalogo, troverai ciò che cerchi.
Monica cominciava ad essere stanca di quella tiritera. L’uomo l’affascinava, ma si sentiva anche presa in giro. Riprese svogliatamente a girare le pagine bianche. Erano tutte uguali, qualcuna forse un po’ più sgualcita, ma esattamente bianca come le altre. Stava pensando di alzarsi e andarsene, quando vide se stessa in camice bianco, con una provetta in mano, forse un farmaco. Ecco, sì! Era la cura del cancro e l’aveva scoperta lei e tutti intorno la ringraziavano e lei pensava di aver compiuto qualcosa di veramente grande. Si scosse. Tremava, adesso. Guardò Troppo Tardi con uno sguardo nuovo. Tu lo sai che questo è il mio sogno da sempre? Tu lo sai che dedicherei tutta la mia vita a questo? Lo sai che ho perso mia madre quando avevo tredici anni, portata via da un tumore?
Hai visto il tuo sogno, quindi, in una di quelle pagine bianche.
Chi sei veramente? chiese allora Monica. Cosa fai? Qual è il tuo lavoro. Qual è la mercanzia che vendi?
Io modello i sogni. Il tuo sogno è già là fuori, nell’aria. L’ho soffiato via poco fa, da questa lastra. Vai! Corri ad acchiapparlo!
Perché anche se per tua madre è troppo tardi, potresti fare in tempo per qualcun altro.

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