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Un ultimo bacio dal sapore di sangue
Scritto da Simona Antares
Categoria: Narrativa
Scritto il 20/04/2015, Pubblicato il 20/04/2015, Ultima modifica il 20/04/2015
Codice testo: 2042015163911 | Letto 716 volte

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Non molti anni prima, sotto quella maestosa quercia, la sua vita era radicalmente cambiata. Ricordava come fosse ieri quel giorno, sedeva accanto a lui, lontana dalle luci e dal frastuono di una caotica città che dalle cime di quella collina faceva intravedere appena il suo profilo.
Il tempo sembrava essersi appositamente fermato per concedere a entrambi quell’unico e prezioso attimo di felicità, quella stessa felicità che, finora, si era sempre fatta negare.
Una leggera brezza di vento scosse dolcemente le fronde degli alberi e ruppe in un solo istante l’incantesimo di quel ricordo ormai sbiadito nel tempo.
Non sapeva ancora per quale ragione il destino l’avesse condotta di nuovo lì, su quella solitaria collina, dato che tra loro non c’era stata nessuna promessa, né nessun giuramento d’amore.
Maya si voltò d’un tratto verso la città, quella città che l’aveva vista nascere e crescere, immersa nei suoi profumi, nei suoi rumori, nei suoi vicoli oscuri che le incutevano sempre una sottile e inspiegabile paura, nel suo traffico continuo e incessante che, a volte, le avevano impedito la notte di prendere sonno…di quella città così viva, così pulsante di emozioni non restava ora che un misero cumulo di macerie.
Erano trascorsi cinque anni ormai dal giorno del bombardamento. Di quel giorno Maya ricordava tutto, ogni sensazione, ogni minimo particolare…avrebbe dovuto essere un giorno speciale per lei, il giorno in cui, finalmente, avrebbe dato il suo primo bacio.
L’aveva sognato tante notti, fin da quando era una bambina. Non chiedeva ai suoi sogni un perfetto principe azzurro in sella a un cavallo bianco come di quelli che spesso si leggono nelle fiabe, lei sognava per sé un uomo che si prendesse cura di lei, che l’amasse per ciò che era, con tutti i suoi difetti e tutte le sue debolezze e sentiva nel suo cuore di aver trovato quell’uomo in Alessandro, il suo dolce e timido compagno di banco.
Si frequentavano da tre mesi ormai e ciò che provavano l’uno nei confronti dell’altro non era di certo quell’amore passionale e travolgente che veniva sovente raccontato nei film, ma si trattava comunque di un legame profondo il loro, un legame che, probabilmente, non avrebbe mai avuto modo di sbocciare pienamente.
Era molto timido Alessandro e Maya sapeva bene che ottenere da lui un bacio sarebbe stato molto difficile, ma lei lo desiderava tanto, più di ogni altra cosa al mondo e mentre la voce alla radio si faceva messaggera di tragiche notizie, lei si preparava a vivere il momento più bello della sua vita.
Un altro lieve alito di vento riportò la sua mente al presente. Fece un profondo respiro e si guardò di nuovo intorno. Tutto era rimasto intatto, come se la natura e il tempo avessero voluto in qualche modo preservare quel luogo nella speranza che un giorno i suoi ricordi potessero di nuovo riprendere vita.
Volse lo sguardo verso l’alto. Il cielo era limpido come quel giorno, nel cortile solitario della scuola, lontano dagli sguardi indiscreti di coloro che avrebbero potuto rovinare per sempre quell’unica e preziosa atmosfera.
Maya e Alessandro erano in piedi, l’uno davanti all’altro. Maya a quel ricordo sospirò. Tutto sarebbe stato perfetto se soltanto il cielo non si fosse oscurato all’improvviso, se quegli aerei forieri di morte e distruzione non si fossero intromessi tra lei e il suo più grande desiderio.
Proprio nel momento in cui le loro labbra furono talmente vicine da potersi quasi sfiorare, un assordante boato li travolse, costringendoli a stringersi l’uno all’altra, un abbraccio caldo, sicuro, rassicurante, un abbraccio che aveva già ricevuto nella vita innumerevoli volte, ma che mai come in quel momento la fece sentire così sicura e protetta. Non era quel bacio che aveva tanto desiderato, ma era comunque qualcosa che, lo sentiva, non avrebbe mai potuto facilmente dimenticare. Attorno a loro il mondo sembrava dover crollare da un momento all’altro, ma lei sentiva che il calore di quell’abbraccio l’avrebbe protetta da ogni pericolo. Si sentiva felice Maya, felice come mai lo era stata nella sua vita. Avrebbe voluto vivere quella sensazione per sempre.
Poi l’abbraccio d’improvviso si sciolse e i due ragazzi cominciarono a correre a perdifiato. Lui le teneva la mano destra dentro la sua affinché non restasse indietro mentre lei si lasciava trascinare come se quella mano rappresentasse per lei l’ultimo appiglio alla vita, una vita che non aveva mai conosciuto prima d’ora e che sembrava non volerle concedere nemmeno la gioia di un semplice bacio.
Sarebbe finita così, tra i resti di una città ormai morente e tra le grida disperate di una folla che cercava in tutti i modi di sopravvivere a quell’inferno? Maya non lo sapeva, continuava a fissare quella mano che diventava attimo dopo attimo sempre più umida, quella mano che per nessuna ragione al mondo l’avrebbe mai abbandonata al suo destino. Era l’unica cosa che sentiva, quella era la sua unica certezza.
Riuscirono a raggiungere faticosamente quella collina, lontana dagli assordanti frastuoni di una città ormai in preda alle fiamme.
Si accasciarono esausti proprio lì, sotto quella maestosa quercia. Per alcuni istanti rimasero seduti uno al fianco dell’altro, in silenzio, nel tentativo di riprendere fiato dopo quella faticosa corsa. Le loro mani erano ancora unite, come se nessuno dei due avesse il coraggio di spezzare quel profondo legame che il destino aveva creato.
Trascorse un istante, forse due. Un gemito, soffocato da un improvviso colpo di tosse fece subitaneamente svanire in Maya l’illusione e il sollievo di essere scampata a un crudele destino.
Voltandosi, si accorse subito che Alessandro aveva appena rigurgitato un enorme quantità di sangue. Doveva essersi in qualche modo ferito durante la loro stancante corsa. Notò che con l’altra mano si teneva il fianco destro, trafitto in profondità da un indefinito e appuntito oggetto metallico.
Maya si chiese come avesse fatto a non rendersene subito conto, ma prima che potesse fare qualcosa, Alessandro crollò sul prato.
Il suo respiro si fece sempre più affannoso e lei capì che il suo sogno si stava per infrangere per sempre. Alessandro aveva impiegato le sue strenue forze per portarla in salvo, lontana da tutto e da tutti.
Quello avrebbe dovuto essere il giorno più bello della sua vita, quello in cui avrebbe dato il suo primo bacio e decise che, per nessun motivo al mondo, ci avrebbe rinunciato.
Rivolse un ultimo sguardo verso la città ormai in fiamme e accostò le labbra a quelle del giovane che giaceva gravemente ferito in terra. Non le importava che quelle labbra fossero bagnate di sangue, socchiuse delicatamente gli occhi e si lasciò trasportare dal dolce oblio di quel momento.
Quando sentì che il cuore di Alessandro aveva cessato di battere, Maya riaprì gli occhi e si sollevò dal corpo ormai esanime del ragazzo. Le sue labbra erano tinte del rosso del sangue di Alessandro.
Alla vista di quel corpo ormai privo di vita, Maya lasciò che le emozioni finora trattenute nel suo petto si trasformassero in un pianto liberatorio, bagnando di calde lacrime il volto di colui che aveva sacrificato la sua stessa vita per donarle quel minuscolo frammento di felicità.
Un terribile frastuono distrusse il silenzio surreale di quell’atmosfera. Non c’era stata nessuna promessa, nessun giuramento d’amore, soltanto un casto e indimenticabile bacio strappato tra la vita e la morte, bagnato di sangue, ma intriso di un sentimento che rimarrà per sempre annidato nel suo cuore.
Maya si rialzò in piedi e proseguì da sola il suo cammino prima lentamente, poi sempre più veloce, giurando a sé stessa che non sarebbe mai più tornata indietro.
O forse si, lo avrebbe fatto, ma soltanto in un giorno molto, molto lontano.

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