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I puffi sanno che il tesoro c'è...
Scritto da Gianmarco
Categoria narrativa, genere
Scritto il 02/11/2017, pubblicato il 02/11/2017, ultima modifica il 02/11/2017
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Nota dell'autore: è il giorno di compleanno del figlio di 7 anni. Invitati gli amichetti alla festa, papà propone un fil sui Puffi, ma...

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Veniva considerato il più tranquillo e classico rione ad ovest di Pavia, così placido, benevolo... che mai i “ghisa” anti-fracassoni furono messi in azione. Rione di bella impronta serena, sorprendentemente alla moda, con signore e gentiluomini che si pavoneggiavano.
Era il compleanno di suo figlio Manuel, e papà Emimmo aveva deciso di organizzare una bella festa per il proprio pargoletto. D’accordo con sua moglie, aveva radunato nel proprio villino residenziale i compagni di scuola più intimi di Manuel, che frequentava le elementari: i coetanei Giuliano, Ramon, Ivan, Alfred e Filippo. Una festa vivace, contenuta e bene apprezzata di tutto il vicinato. Dopo i palloncini, i regali e la torta, papà Emimmo decise di allietare il resto pomeridiano mettendo i ragazzini, tutti, davanti allo schermo. Per loro proponeva un cartone animato raccolto in un dvd, preso nel vicino negozio di videonoleggio.
«Ragazzi, è l’ultimo film uscito dei Puffi. Pronti a godere lo spettacolo?» annunziò con forte entusiasmo.
I ragazzini esultavano, già impazienti dal voler assistere i beneamati “pupilli” blu. Papà Emimmo già pregustava un paio d’ore di calma in compagnia della moglie, mentre i ragazzini tutti attenti alle avventure degli omini blu. Inserì il dvd e fece partire il film; ma prima di esso apparvero due traillers.
«Una specie di presentazione cinematografica, poi arriveranno i vostri idoli. Et voilà e buona visione.»
Detto questo lasciò il salottino, oltrepassando una stanza. Pose ingresso nella sala “relax” con divani e poltrone ricoperte da ricami a piccolo punto. C’erano tanti vasi di piante verdi sparsi tutto intorno nella sala, e alle pareti erano appesi acquerelli e incisioni. Occhi scuri lo guardarono bramosamente, ed Emimmo messo così agevolmente in presenza della moglie si rese conto che il berretto in testa non se lo era ancora levato. La moglie gli disse di accomodarsi, e lui si sistemò sul bordo di una delle poltrone.
«Finalmente la quiete nostra. I “piccoli” resteranno ammutoliti per novanta minuti e noi possiamo ora immergerci nel mare della tranquillità.» disse egli, con quell’accento strascicato che era così nuovo ma pure gradito alle orecchie della donna. «Se la stanno godendo coi Puffi.»
«Meglio se fosse stato un film con robot spaziali! I Puffi sono rappresentanze sciocche per ragazzi della prima elementare.» precisò la moglie.
«Giuditta, ma sapresti almeno ragionare? Quei ragazzini hanno tutti sei anni, e vorresti che provassero noia coi Puffi! Le discussioni dei Puffi sono intelligenti da tenere ordinate le menti dei giovanissimi. I film sui robot sono belligeranti, distruttivi, con tanto di accanimento corporali… Uno stile squinternato!» le sussurrò all’orecchio.
Le parve di indovinare una gran voglia di ridere nella voce dell’uomo, e Giuditta ebbe subito la strana sensazione che lui fosse contento di quella situazione. Si rese conto anche che le braccia di Emimmo la tenevano avvinta e che le sue labbra le stavano sfiorando la guancia.
L’uomo aveva uno strano ciuffo nero della barbetta all’imperiale sul mento, un viso che aveva un qualcosa di cinese senza poi essere niente affatto cinese in realtà; ma quel ciuffo era tanto odiato da Giuditta.
«Son felice di avere una moglie dolcissima.»
«La dolcezza in ogni occasione è sempre disarmante.»
«Toh, senti i ragazzini come si eccitano nelle avventure dei Puffi!»
«Sono anche esagerati nell’incitamento! Hai proprio scelto un film brioso, caro!»
«È la loro normale realtà adolescenziale, cara!»
Consumarono gli ultimi dolci rimasti sulla tavola, e subito dopo uscirono in giardino.
«Hai sentito del nostro vicino? Pretende che la moglie deve avere gli stessi gusti del coniuge, e non mangiare se non quello che mangia lui.» disse tra pettegolezzi da cercare e sfornare, Emimmo.
«Lo credo bene. È ripicca perché lei non aveva mai consumato le nozze.»
Lei si distese sulla brandina attigua al gazebo ferrato e s’immaginò, insieme al coniuge, a bordo di una di quelle barche, sulle acque tranquille illuminate dalla luna, e lui che la guardava con i suoi occhi sorridenti.

Ore 18.30. Puntuali come orologi svizzeri i papà di Giuliano, Ramon, Ivan, Alfred e Filippo prelevarono i rispettivi pargoli. I ragazzini avevano un umore particolare, speciale o strano.
«Quei ragazzini mi paiono stupiti con mescolanza di entusiasmo scettico. Non so se mi spiego brillantemente. Come… come innocenti impostori!» sentenziò Emimmo, in tono chiaramente perplesso. «Chissà che cosa avesse voluto intendere Alfred quando a Ramon gli disse: “Wow, faremo così anche noi da grandi!»
«Anche io ho udito il discorso di Alfred!» disse Giuditta con calma.
A tavola per cena, Manuel sembrava a disagio come se avesse compiuto qualcosa di male verso il suo prossimo. Il papà gli chiese perché tale comportamento e “ordinò” che raccontasse per quale motivo.
«Il film dei Puffi! Perché hai voluto che noi guardassimo quel genere?» mormorò.
«Si tratta del vostro film, un film per piccini dai due ai dieci anni!»
«Ma ne sei proprio sicuro? Allora che vuol dire: “ti schiappo”, “ti sbrodolo”, “la mia colla bianca si espanderà” oppure “il mio cannone saprà arare bene la tua foresta amazzonica”?»
Lo sguardo di Giuditta corse immediatamente a posarsi su suo marito per vedere quale effetto quella domanda avesse avuto su di lui.
«Dove le hai udite simili sconcezze?» s’allarmò lui.
«Nel film. Le esprimevano Nonno Puffo e Sciccoso.»
Emimmo trasalì alle parole del figlio e si guardò intorno, quasi stupito che la stanza fosse rimasta quella di prima, con moglie e figlio seduti a sorseggiare il loro brodo come se nulla di straordinario fosse successo.
«Gli altri Puffi hanno detto altro di sconcio?» La voce della mamma si era fatta quasi ansimante per la voglia di sfogarsi con qualcuno.
«Discorsi non significativi, non di loro spettanza. Anche le scene non sono da loro compiere: troppo provocanti, spinte! Cose da adulti, cose dove a noi minori non ci permettono entrare nei cinematografi!»
«Scene provocanti e spinte, hai detto! Cioè, litigavano tra loro a spintoni?»
«Come spiegartelo, mamma? Non saprei!» la redarguì aspramente. «Gargamella con la sua stregoneria ha indotto Grande Puffo, Puffetta, Sciccoso, Sciattone, Nonno Puffo, Nonna Puffa e Complimentoso a compiere oscenità… insomma, a fare quel che il sesto comandamento ci proibisce! Non ho mai visto il pisello dell'uomo così grosso che entrava nel “buco” basso davanti della donna.»
Giuditta emise un “gridolino” di disperazione. Emimmo sentì il suo cuore battere per l’ansia e il sangue gelargli.
«Cristo, vado subito a vedere quel dvd e capirci meglio!» sbottò Emimmo, stropicciando il tovagliolo con rabbia.
Inserì il dvd e fece partire il film. Sullo schermo, al posto dei simpatici nani, apparvero immagini di tutt’altro tipo. I nani avevano delle fattezze molto umane, troppo umane. Davanti gli occhi di Emimmo si presentò la prima scena inattesa: gnomi ambosessi intenti a fornicare! Nonna Puffa tra comitive di maschi dal membro duro; Sciccoso e Complimentoso “trombavano” come forsennati; pene eretti al vento e vagine “accoglienti”…
«Cribbio, no! No! No! No!» digrignò Emimmo. «È di genere porno!»
Dopo lo sfogo fece uno sforzo per riprendersi e per cercare di nascondere il suo stratosferico turbamento.

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