Cari autori, stiamo riscontrando problemi con l'invio delle email dal sito. Al momento sono quindi sospesi gli invii email delle notifiche di commenti e testi. Nel caso non riceviate l'email di conferma di iscrizione, potete scrivere a staff@alidicarta.it per la conferma manuale.




Ultimi pubblicati  |  Ultimi modificati  | Cerca un testo | Archivio degli autori  | Ricevi il feed dei testi di Alidicarta.it  Feed Rss dei testiRegistrati come autore!

Il twitter degli autori

Caricamento twitter... (reload in caso di blocco)
Fai il login per twittare
mostra/nascondi twitter degli autori


La stirpe dei Barbotti: capitolo 6
Scritto da vecchioautore
Categoria: Narrativa - Altro
Scritto il 02/11/2018, Pubblicato il 02/11/2018 08.17.20, Ultima modifica il 02/11/2018 08.17.20
Codice testo: 211201881718 | Letto 67 volte

Attendere caricamento dei dati...(reload in caso di blocco)

Torna alla prima pagina 1/3 Pagina seguente


6 LA GRANDE ILLUSIONE

Nonostante la filosofia di vita che ispirava Angelo, il dopoguerra non fu affatto lieve nemmeno per lui. Gli amici discutendo di politica finivano inevitabilmente per scontrarsi, e ad Angelo, l’unico non schierato politicamente, toccava immancabilmente il compito da far da paciere.
Con l’incancrenirsi del disagio sociale gli scontri si fecero sempre più duri e frequenti, e la compagnia di amici andò velocemente sfaldandosi.
Angelo continuò a rigettare ogni invito a schierarsi, decretando in tal modo il suo isolamento dai vecchi amici, divisi da idee rivoluzionarie divergenti.
Il lieve dopoguerra, rimase solo nei sogni di un ragazzo poco più che ventenne. Quegli anni che delusero i vincitori ed esacerbarono l’animo dei vinti, furono il terreno di coltura della più grande tragedia che l’umanità ricordi.

Alla marcia su Roma, seguì il delitto Matteotti e l’avvento della dittatura. Sette anni dopo la fine della guerra, Angelo gettò alle ortiche la filosofia del lieve vivere e, al pari di molti altri Italiani, per puro interesse personale s’iscrisse al partito fascista.
Gli anni ruggenti convinsero anche lui che Mussolini sarebbe stato il duce che avrebbe riportato Roma all’epoca aurea dei Cesari. «Quando il treno della storia passa, o ti scansi e lo perdi, o ci salti sopra e partecipi al cambiamento», disse a suo padre che, sorridendo ironicamente, gli chiedeva conto del suo inaspettato voltafaccia.
«Al cambiamento, o alla spartizione delle ricche commesse innescate dalla politica espansionistica e sociale del duce?» lo pungolò Francesco Giuseppe.
«L’un cosa, non esclude necessariamente l’altra», rispose cinicamente Angelo, trascinandolo al riso.
Le commesse arrivarono copiose, e la segheria, in crisi da tempo, riprese a sfornare tavole, travi e traversine a pieno regime.

A trentacinque anni, Angelo era un ricco signore, un buon partito oggetto dell’attenzione delle ragazze del luogo; alle quali si concedeva volentieri per qualche incontro, senza mai promettersi a nessuna di loro.
«Trovati una donna, possibilmente ricca, sposala e fai al più presto un figlio! Voglio diventare nonno. Voglio stringere fra le braccia l’erede che perpetuerà la stirpe!» tuonava il vecchio Francesco Giuseppe, vedendo il tempo scorrere impietoso senza che il figlio si decidesse a metter su famiglia.
Passarono altri due anni prima che Angelo incrociasse lo sguardo dell’amore.
«Mi chiamo Silvia, signore», si presentò con un filo di voce, abbassando il capo, la ragazza diciassettenne accompagnata dalla madre a prendere servizio a casa Barbotti.
«Chiamami pure, Angelo… signore, riservalo a mio padre», disse lui, perdendosi in due occhi verdi mai visti prima d’allora.
«Come desidera, Angelo», rispose lei sorridendo.
Fu un gioco da ragazzi per Angelo, promettendole amore eterno, portarsela a letto.

Nel maggio del millenovecento-trentotto, le vie del paese vennero pavesate a festa per l’arrivo del nuovo podestà; un latifondista che viveva in una grande cascina della zona con la moglie e la figlia trentenne, Arianna.
Angelo e Arianna fecero coppia fissa durante il pranzo organizzato dal partito e, di seguito, ballarono fino a tarda sera sotto lo sguardo interessato dei genitori che, accordandosi tra di loro, organizzarono altri incontri fra i due; a casa di Francesco Giuseppe o nella cascina del podestà, Achille Rambone.
La palese intenzione delle famiglie di far nascere qualcosa tra i due giovani rampolli, indispettì Silvia, che dopo aver sopportato per due mesi le frequenti visite di Arianna a casa di Angelo, sbottò: «Che ci fa quella sempre tra i piedi?!»
Angelo guardò dalla finestra, vide Arianna aiutata dal padre scendere dall’automobile e la rimbrottò: «Zitta, potrebbe sentirti».
«E allora? Che ascolti pure… posso sapere cosa rappresenta per te?» domandò puntandogli addosso due occhi che parevano voler leggergli nel pensiero.
«E’ un’amica», rispose lui sorridendo.
«Un’amica, eh? Sei sicuro, la cosa mi puzza?»
«Un’amica speciale…» precisò Angelo facendosi serio. Attese qualche attimo, poi, notando lo sguardo di Silvia immalinconirsi, sorrise e proseguì: «Ma dai, sto scherzando!»
«Io invece sono seria… cacciala via!»
«Mah… devi essere impazzita!» sbottò incredulo Angelo.
«Se mi ami, la devi cacciare!» insistette Silvia a muso duro.
«Non fare la bambina…»
«Non sono una bambina!» proruppe con voce stridula, interrompendolo.
«Ora basta! Solo una bambina può chiedermi di cacciare fuori da casa il podestà e sua figlia! Vai a fare il tuo lavoro, e non tornare fino a quando non se ne saranno andati!» la redarguì Angelo con un tono che non ammetteva repliche.
Le liti, con l’intensificarsi della presenza di Arianna dentro casa, si fecero sempre più frequenti. Silvia capiva che lo stava perdendo; lei, oltre alla bellezza, a dir poco imbarazzante, e l’amore sincero, non aveva nient’altro da offrire.
Arianna, sicuramente meno bella e forse anche meno innamorata, possedeva tutto il resto: ricchezza e potere.
Toccava ad Angelo mettere sulla bilancia pregi e difetti e scegliere. Fosse stato ancora il sognatore di un tempo, non ci sarebbero stati dubbi, avrebbe scelto l’amore.
Ma il tempo aveva mutato il ragazzo in un uomo pragmatico che strizzava l’occhio al potere, e questo fece pendere il piatto della bilancia dalla parte di Arianna.

Angelo e Arianna si sposarono un mese prima dello scoppio del secondo conflitto mondiale, e andarono a vivere nella grande cascina del podestà.

Torna alla prima pagina 1/3 Pagina seguente



Menu

Home Page
Iscriviti come autore
Scrivi il tuo testo
Forum
Cerca


Pubblicità

Su di noi

Strumenti

Help

© 2001-2018 - Layout, grafica e contenuti sono protetti da diritto d'autore
Vietata la riproduzione - PI:02102630205 Hosting www.dominiando.it