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Christmas dinner 2015
Scritto da Venny Rouge
Categoria: Narrativa - horror/thriller
Scritto il 21/12/2015, Pubblicato il 21/12/2015, Ultima modifica il 21/12/2015
Codice testo: 21122015211221 | Letto 813 volte

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Era acquattato sulla poltrona in finta pelle nera con la faccia rivolta allo schermo del computer situato al centro di una pregiata scrivania in noce.
Gli occhi gli dolevano per la fluorescenza emanata dall’apparecchio che rendeva la cute delle mani spettrale per via della tinta biancastro azzurrognola.
Eppure sembrava accorgersi di nulla, concentrato com’era a rispondere ai numerosi commenti lasciati dagli amici e lettori all’ultimo racconto edito sul “Blog” da poche ore.
Niente di più che frasi di circostanza. Tipo: «Grazie per la visita. », oppure: «Sì Camilla. Giusto Hai centrato l’argomento: era una visione onirica infarcita di ossessioni!».
La moglie lo chiamò dalla cucina: «Carlo mi dai aiuto?», domandò dolcemente, «Sono in ritardo nel preparare la tavola», precisò per non innervosirlo.
Erano quasi le sette di sera e c’erano tante cose daffare prima che arrivassero gli invitati.
«Un attimo soltanto!», disse Carlo «Finisco di ringraziare gli amici. Sai amore, è l'ultimo lavoro... ».
-Era mai possibile? Si domandò Maria, sempre con quella passione: scrivere racconti dell’orrore!
Sbuffò:
«Sì amore. Il tuo raccontino è andato assai bene. Lo so! Me lo hai detto!», Disse ironica e a mo di cantilena, dondolando la testa da un lato all’altro delle spalle.
Poi si corresse per non fare cadere in terra le cose.
Era inutile scimmiottarlo.
Del resto quell’uomo aveva bisogno di qualche svago e non c’era nulla di male che perdesse del tempo: solo che alla vigilia, tornò a pensare correndo in fretta da una sala all’altra.
L’arrabbiatura le passò subito.
Del resto: «Migliore questo che giocare a carte o alle “macchinette” del bar», disse non appena ebbe riassettato la doppia tovaglia e distribuito sopra il vasellame.
Carlo intanto stava rileggendo quanto finito di scrivere a “Eleanor”, un grazioso sostantivo femminile in grado di nascondere di tutto. - Da una bella principessa bionda a uno qualsiasi dei sette nani.
Per quanto conosceva di lei, poteva essere il lupo di cattivo in cerca di cappuccetto rosso o della nonna; oppure l’orco di Pollicino, ma quanto al fatto che potesse essere la dolce fatina di Pinocchio, dubitava assai.
Era assai facile il contrario, cioè che fosse brufolosa e grassa e in cerca di qualche amante.
Per certo però, era un lettore!
Aveva lasciato un commento e giusto sarebbe stato rispondere.
- Da spocchiosi il contrario!
«Sono davvero contento che tu abbia gradito, Eleanor» impilò i caratteri sulla tastiera rapidamente, finché il sistema li fece apparire sulla riga di sotto il racconto, «Spero di scrivere ancora parole così belle come mi è capitato di fare oggi».
Quindi continuò: «Mi siete tutti vicini, grazie!». Disse ciò sinceramente.
A quella gente teneva.
Era il suo pubblico.
La frase poi pareva andare.
Pigiò il tasto d’invio e passò a leggere il commento dell’amico Adalberto.
Di lui ricordava che fosse di Milano; no, anzi: abitava a Torino.
Sì, proprio così! Del resto aveva scambiato con Adalberto alcuni messaggi il mese precedente.
Alla fine però, aveva avuto l’impressione che non fosse in realtà un tipo cordiale:
«Mi spiace che tu non abbia compreso la storia, o... », scrisse, «per meglio dire: il titolo!».
Passò quindi al rigo successivo: «In fondo si trattava di un semplice thriller - L’orrore corre sul filo del telefono - non mi era sembrato male e l’ho chiamato in questo modo, non per via della bolletta. Siamo in crisi nera, è vero, ma ci gioviamo d’abbonamento alla linea telefonica a tariffe speciali, grazie al cielo …».
Sicuramente era sulla buona strada per fornire una risposta spiritosa e il fatto anziché guastare i rapporti, sarebbe apparso, come dire - di settore!
Da vero artista.
Farsi percepire privi sarebbe stato interpretato come segno di debolezza.
Si sa la gente legge cose solo di personaggi eclettici:
«Fai bene Adalberto a precisare che in realtà non si tratta di un “filo” come riportato nel testo, ma di un doppino! », scrisse con una discreta rabbia per l’errore involontario commesso nella stesura e continuò:
«È vero, così come il fatto che hai potuto distinguere la differenza perché fai l’elettricista alla Telecom. ».
Sogghignando malignamente al pensiero che Adalberto se la sarebbe presa e andò oltre calcando la mano, tanto ci sarebbe stato lo schermo a dividerli:

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