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Compassione
Scritto da athos
Categoria: Opinione
Scritto il 21/12/2017, Pubblicato il 21/12/2017, Ultima modifica il 21/12/2017
Codice testo: 2112201782235 | Letto 174 volte

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Nota dell'autore athos:
Per tutti è Natale

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Compassione

Li ho visti arrivare dal fondo della strada. Due trentenni alti e barbuti che come guardie del corpo trascinavano una carrozzella. Su di essa un cane, un bellissimo levriero maculato. Le gambe anteriori erano storte, e il terreno lo sfioravano appena, in modo leggero. Quando li incrociai, chiesi loro se avesse le gambe rotte o malate. Mi dissero, continuando nel loro percorso, che era anziano. Girandomi ho visto che le gambe posteriori erano legate assieme, sembravano un mucchietto di ossa. Non ho potuto vedere gli occhi del levriero, chissà, forse avrei potuto capire cosa pensasse della sua vita. Gli occhi dei cani non tradiscono mai, c’era un pastore tedesco che passava vicino a dove vivo, il pelo spelacchiato e lo sguardo triste¬mente annacquato. Con passo lento, annusando qua e la faceva il suo giro e se ne andava.
Non posso dimenticare gli occhi di mio padre, steso sul letto d’ospedale poco prima che partisse per il suo lungo viaggio. Erano tristi e consapevoli, ricordavano tutte le persone che nella sua lunga vita avevano visto andare; ora, e ne era ben consapevole, era arrivato il suo momento.
E mia madre! Stesa su un letto dello stesso ospedale, con il cervello irrimediabilmente compromesso ma con lo sguardo in continuo movimento, curioso com'era stato durante tutta la sua esistenza, non saprò mai cosa realmente capisse.

La vecchietta rugosa si sentì riempire di gioia nel vedere quel bel bambino a cui tutti facevano le feste, a cui tutti volevano piacere; quell'essere grazioso, fragile come lei, e come lei senza denti e senza capelli. E gli si avvicinò per fargli delle moine, per scherzare e farlo ridere.
Ma il bambino, spaventato, si dibatteva sotto le carezze di quella brava donna decrepita, e riempiva la casa di urla.
Allora la brava vecchia si ritirò nella sua eterna solitudine; e piangendo in un angolo diceva fra sé: «Ah, per noi vecchie femmine sventurate è passata l’età in cui piacere. Anche ai bambini innocenti che vorremmo amare, facciamo orrore!»
(Charles Baudelaire)

E le malattie, i dolori, le sconfitte, i pianti, le ingiustizie, le cattiverie subite, i fallimenti, che occhi hanno?
Cerchiamo di riconoscerli, di capirli, di apprezzarli perché, forse, vorrà dire che staremo bene con noi stessi.

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