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Il risveglio di Viviana
Scritto da Simona Antares
Categoria: Narrativa
Scritto il 21/04/2015, Pubblicato il 21/04/2015, Ultima modifica il 21/04/2015
Codice testo: 2142015121833 | Letto 789 volte

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Era ormai mattina inoltrata. La luce abbagliante del sole inondava la stanza.
Qualcuno si era svegliato prima di lei. Avrà avuto del lavoro da sbrigare, nonostante fosse Domenica, pensò triste Viviana. Amava il suo nome, frutto della passione che sua madre provava nei confronti delle leggende arturiane.
Indugiò ancora nel letto, ripensando alla notte appena trascorsa. Cercò di rimettere a posto tutti i tasselli ritornando con la mente al pomeriggio precedente.
Ore 17. Una telefonata.
“Ciao, passo a prenderti verso le 21. Abito elegante, cena formale. So già che sarai splendida…”
“Abito elegante? Questo significa spendere un mucchio di soldi…” pensò tra sé Viviana dopo aver riattaccato la cornetta.
Ore 18. Squillo del citofono. Un pacco per lei. Dieci minuti dopo aveva indosso un bellissimo abito color verde smeraldo, scollato quanto bastava a far intravedere il suo generoso decolleté.
Ore 21. Un’auto di grande cilindrata l’attendeva sotto casa. Cena in un ristorante di lusso. Due coppie. Due signore elegantemente vestite e perfettamente truccate. Poi dei buchi neri.
“Devo aver esagerato con lo champagne” disse tra sé “E’ ora che mi svegli!”
Faticosamente girò la testa sul senza alzarla dal soffice cuscino. Gli occhi ancora carichi di sonno scorsero le sigarette e l’accendino. I ricordi riaffiorarono lentamente uno a uno mentre il fumo della sigaretta sprigionava il suo acre odore.
Un uomo affascinante. Non particolarmente bello, ma curato e molto gentile, oltre che tremendamente sexy.
Un uomo potente, che l’aveva fatta sentire una regina per una notte intera. E anche ora che se ne era andato.
Viviana si alzò dal letto, cercando di conoscere meglio il luogo dove aveva dormito, il luogo dove aveva trascorso un’intera notte di piacere.
Una suite, senza alcun dubbio. Il letto era grandissimo; un baldacchino imponente lo completava, ricordandole le sfarzose stanze che aveva visitato a Versailles.
La camera si affacciava su un soggiorno dove spiccava un elegante divano di pelle nera. Ovunque vasi di gladioli freschi.
La porta si apriva su una terrazza dove un tavolo era stato riccamente imbandito per una sontuosa colazione.
Era un sogno. Viviana si guardò in uno specchio posto alla sua sinistra. Un sorriso sarcastico si disegnò sulle sue labbra. “Ti è andata di lusso, mia cara. Di gran lusso…”
Non seppe trattenere una risata e come una bambina corse a rubare un croissant dalla ricca tavola della colazione.
Con un gridolino si gettò sul letto, completamente nuda. E felice, immensamente felice.
Non era bellissima, non lo era mai stata, non elegante quanto quel luogo, eppure in quel momento si sentiva una principessa senza principe nel suo castello.
Ma cosa importava? In fondo non aveva bisogno dell’amore, non era mai stata innamorata, se non della sua famiglia, dei suoi genitori che l’avevano sempre coccolata e viziata, che le avevano regalato un appartamento in centro e un’auto sportiva. Tutto quello per cui la maggior parte delle persone lavora una vita, lei a diciannove anni già lo possedeva. Aveva tutto e poteva ottenere tutto.
Perché doveva soffrire se poteva evitarlo? Si ricordò delle parole di sua nonna, della sua sofferenza patita durante la seconda guerra mondiale…no, lei non avrebbe mai fatto la sua fine, mai…
Mentre ripensava all’amata nonna, qualcosa attirò la sua attenzione. Era una busta bianca situata sul comodino vicino al letto. Si avvicinò con molta cautela. Dentro c’erano duemila euro in contanti. Un sorriso compiaciuto le si stampò sul volto, il sorriso soddisfatto di chi ha svolto bene il proprio mestiere.
“Grazie.”

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