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Nonno e padre
Scritto da Amorcita
Categoria: Narrativa - Altro
Scritto il 21/06/2018, Pubblicato il 21/06/2018 11.01.28, Ultima modifica il 21/06/2018 11.01.28
Codice testo: 216201811128 | Letto 104 volte

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Nota dell'autore Amorcita:
Alzheimer, triste malattia.

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Il mio nonno materno, Giuseppe, è sempre stato una roccia d'uomo, al contrario di mio padre che sparì di casa quando non avevo nemmeno compiuto i dieci anni. E sapete come fece a sparire? Nel più vigliacco dei modi. Disse a mia madre:
« Vado a prendere le sigarette » , e da quel momento nessuno l'ha visto più. Un classico.
Si dice sia ritornato nel suo paese d'origine, in Calabria, ma una mia zia è convinta che sia scappato in Sudamerica con una delle sue amanti.
« Ce l'aveva già quando si è sposato, quella troia », ripete in continuazione zia Carmela.
Non trovo metafore per definire un uomo come quello, se non chiamarlo uomo di merda.
Nonno Beppe mi ha fatto da padre e da nonno, avvertivo in lui entrambe le autorità. Severo ma affettuoso come padre, tenero e arrendevole come nonno.
Voler bene ad un uomo come lui è troppo facile, non serve nessun sforzo.
Dicevo che è sempre stato una roccia, ma ho scordato di dire che lo è stato fino a qualche anno fa, quando in lui si è insinuata una perfida malattia, un tarlo che minava la sua memoria prima e la volontà più tardi. Ricordo ancora certe sue frasi che confermano il fatto che si stesse accorgendo lucidamente di quel che gli stava capitando.
« Vedi Nina » , così mi chiamava perché avrebbe voluto che mi chiamassero Antonina, « la memoria comincia a lasciarmi. So bene come andrà a finire... »
I giorni più brutti sono venuti quando nonno Beppe iniziò ad allettarsi, perdendo così anche la sua indipendenza fisica, oltre che mentale.
Un giorno che mi fissava, seduto sulla amata sedia a dondolo, io gli sorrisi e dissi:
« Nonno, come stai? Ti serve qualcosa?... »
Lui mi guardò intensamente, e si capiva che la sua mente vagava in cerca di un appiglio; poi disse:
« Io lo so chi sei, lo so...ho solo scordato il tuo nome », e intanto due lacrimoni gli solcavano il viso, ancora bello come quando era più giovane e in gamba.

Oggi sono qui davanti a questo Centro per anziani, dove il nonno è ricoverato da qualche settimana. Sono già stata qui una volta, ed anche oggi provo la stessa sensazione, quella di entrare in un luogo dove c'è un dentro che diventa sempre di più abitudine, ed un fuori che scompare piano piano.
All'ingresso, una donna anziana mi guarda con la stessa espressione con la quale mi guarderebbe un carcerato, o comunque una persona privata della propria libertà. Io le sorrido, istintivamente, ma lei mi guarda senza mutare in alcun modo l'espressione del volto. Ci leggo sorpresa, curiosità, indifferenza, mancanza; in pratica è come s stesse osservando un animale raro, e quell'animale sono io.
Percorro il lungo corridoio, alla fine del quale c'è la cameretta di nonno Beppe, e prima di entrare incrocio il suo compagno di stanza. Lui mi guarda, e pare proprio che mi riconosca.
« E' impegnato, non so se può riceverla...torni un'altra volta » mi dice. E poi se ne va, con una certa lena, a passetti corti corti come quelli che fanno i passeri. Di tanto in tanto si ferma e si appoggia al muro, come a cercare sicurezza. Respira profondo e poi riparte.
« Ciao nonno...come stai? » esordisco io con la pena nel cuore. Lo vedo che sta male, non è più lui. È una domanda stupida, la mia.
« Ah è lei » mi dice. Ed io già spero mi abbia riconosciuto.
E invece, quel lei doveva mettermi sull'avviso. Infatti così continua:
« Mi ha portato i biglietti del Torino? »
Povero nonno, chissà per chi mi ha scambiato. Lo abbraccio e non so se dirgli sì o no, ma poi mi torna in mente quando ero bambina e lui mi aveva fatto una confidenza:
« Vedi, fingo di tifare Torino perché se tifo Juventus tutti capiscono che sono meridionale »
Allora lo guardo con gli occhi lucidi, e gli dico:
« Nonno, adesso puoi dirlo che tifi Juventus, ci sono io a difenderti »
Lui mi ringrazia, mi fa vedere un lavoretto che sta facendo con la carta di giornale, e la visita termina lì. Ciao nonno, mi rendo conto solo ora che ho perso un padre per la seconda volta.

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