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Ombra di Luna e Sciamano Urbano
Scritto da oxun
Categoria: Narrativa - fantasy/fantascienza
Scritto il 22/03/2018, Pubblicato il 22/03/2018 07.48.15, Ultima modifica il 22/03/2018 07.49.55
Codice testo: 223201874814 | Letto 262 volte

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Panchina numero 28, strisce larghe 7 cm, incise dai temperini dei quindicenni che fanno finta di avere trent'anni e bevono birra come se la loro salvezza dipendesse dal numero di sorsi che riescono a tirare senza respirare. Cuori sbilenchi, parolacce, simboli, e di tutto e di più. Incidere, svenare la fibra del legno, lasciare una traccia del proprio passaggio è una tentazione irreprimibile.
Ombra di Luna si siede stancamente. Sceglie sempre la stessa panchina e se, quando arriva da dietro al cespuglio che chiude la curva in fondo vede che è occupata, sta lì a vagare aspettando che si liberi. 
Non è vecchia, è solo stanca di vivere. La cuffietta che porta tirata sulle orecchie non la protegge dai suoni del mondo, ma lei fa finta che sia così. 
Si lascia andare di colpo sulla “sua” panchina, sospira. Tiene le mani in tasca, il collo affondato nelle spalle per offrire al vento il meno possibile, chiude gli occhi. E' l'unico modo per non vedere brutture, ha scoperto. 
Le foglie le si agitano intorno, qualcuna le muore sulle spalle, la polvere del viale le vortica vicino, ma non importa. 
Quello è il suo posto, il suo angolo preferito, chiuso com'è fra un cespuglio di spirea e due di lentischio, con davanti una piccola aiola di ciclamini tanto grandi da sembrare finti. 
Dopo un poco apre gli occhi piano, osserva i fiori, quei fiori che non hanno nulla della bellezza dei ciclamini selvatici che fiorivano ad aprile vicino al pozzo, nel cortile della sua infanzia. Non hanno profumo, sembra che siano solo un'imitazione stravolta dalla necessità di apparire, come se stare nel parco fosse come andare ad un ballo in maschera. 
Oddio... i ciclamini che si mascherano come tizi qualsiasi che devono divertirsi al ballo del venerdì sera al circolo dei ferrovieri.... Richiude subito gli occhi, non vuole vedere. 
Ascolta il vento, cerca di sentire il profumo dell'erba bagnata. Poco fa pioveva fino fino, sembrava che l'aria sudasse per il gran caldo, ma forse è piovuto troppo poco, l'erba non profuma. Nulla sembra quello che è... tutto sembra finto. 
Sospira. E' stanca. Ha lavato scale per tutto il giorno, passando da un palazzo all'altro, raccogliendo spazzatura, pulendo portoni, spolverando corrimano, rendendo brillante tutto quello che avrebbe brillato per poco, tanto c'era lei che puliva.
Scivola piano nel sonno, il mento appoggiato al petto, circondata dal silenzio, dalle foglie in volo, dal vento.
Sciamano Urbano arriva in punta di piedi e resta a guardarla dormire, le toglie di dosso un paio di foglie, le accarezza la fronte con un bacio. Allunga una mano nell'aria e crea dal nulla una ghirlanda di ciclamini selvatici, ci soffia sopra il loro profumo, li appoggia sulle gambe di Ombra di Luna, ma non è soddisfatto. Raccoglie ancora dall'aria ciclamini e viole e ranuncoli gialli e foglie di felce e piccole margherite d'aprile e le guida con piccoli gesti leggeri nell'intreccio. Forma una coperta leggera, la avvolge sulle spalle di Ombra di Luna e ne osserva l'effetto. Sorride, si sposta un poco per vedere meglio.
Strepitoso. Ombra di Luna sembra un'Imperatrice mandata dalla Primavera a colorare quell'angolo di parco in pieno novembre.
E' bella.
Un gesto ancora, leggero, più con il polso che con la mano e Sciamano Urbano la solleva nell'aria.
Lui adora Ombra di Luna. La segue sempre, non visto, silenzioso, discreto, quasi innamorato.
La porta in alto, oltre la cima degli alberi, sempre avvolta nella coperta di fiori, e la affida al vento. Ancora qualche passo di danza felice e anche lui sale oltre gli alberi. 
Niente più solitudine per Ombra di Luna. 


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