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Il respiro del Basilisco
Scritto da Nero di Sardegna
Categoria: Narrativa
Scritto il 24/01/2018, Pubblicato il 24/01/2018, Ultima modifica il 24/01/2018
Codice testo: 2412018122739 | Letto 178 volte

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La bambina correva nel buio bosco, sentiva il fruscio dei rami degli alberi e dei cespugli, aveva la sensazione che qualcosa la stava osservando, in lontananza il verso di un gufo le faceva venire i brividi. La piccola era molto spaventata non ricordava come si era persa e quando aveva lasciato il sentiero che l’avrebbe portata a casa, per seguire una piccola lepre. L’aveva seguita divertita in mezzo agli alberi ma dopo la lepre era sparita e lei si era trovata nel bosco. Ora correva e correva, finalmente raggiunge una radura, vede che il sole stava ormai tramontando il cielo aveva tante striature rosso fuoco. La piccola continua correre nella radura dove l’erba le arrivava quasi petto, si ferma improvvisamente meravigliata trovandosi davanti un grandissimo nido dove dentro c’erano due giganteschi galli che covavano un uovo,aveva capito che erano due galli dall’ampia cresta rossa sulla testa, i due galli lasciano l’uovo e si allontanano dal grosso nido, improvvisamente un grosso e pesante rospo verde scuro salta sopra l’uovo rompendolo, poi con un altro balzo sparisce in mezzo alla radura, dal uovo improvvisamente esce la testa di un gallo. La bambina era pietrificata da un terrore misto a curiosità davanti alla scena che si svolgeva davanti, la testa del gallo inizia a uscire dal grosso uovo svelando un corpo da serpente provvisto di due zampe artigliate come quelle di una aquila . la creatura era anche provvista di due ali da pipistrello a metà del viscido corpo pieno di squame, si rivolge alla bambina e lancia un urlo che fa svegliare la piccola da quello stato di trance, sente di essere in pericolo, si gira e inizia a scappare verso il bosco che aveva appena lasciato, la creatura lascia un altro urlo terrificante, la piccola vede i suoi genitori alla sommità del bosco, il papà e la mamma la chiamano e fanno dei gesti con le braccia per farsi notare, si guarda indietro e con terrore vede che il mostro stava cercando di lasciare l’uovo per cercare di prendere il volo. Finalmente quando la piccola ha quasi raggiunto il genitori e la mamma si era già messa in ginocchia con le braccia aperte per prendere la piccola in braccio, il papà stava facendo il gesto di avvicinarsi alla piccola, felice di aver ritrovato i genitori, “Sofia!”. Ma dal cielo sente provenire un battito d’ali e un movimento d’aria gelida che le avvolge il corpo, “Sofia!”, guarda su e con terrore vede il mostro in volo proprio sopra di lei che guarda i suoi genitori,“Sofia!”. Un urlo, dal becco del mostro dalle sembianze di un gallo malefico esce una nuvola verde scura che avvolge i suoi genitori pietrificandoli, “Sofia!”.

“Sofia!”, Leo la chiama e nel mentre la prende in braccio, le urla della gente che cerca di fuggire ovunque,alcune persone cercano di saltare il muro di recinzione della stazione, ma i soldati sparano uccidendoli. I tre i cancelli d’uscita della stazione sono chiusi. Caos, alcuni si buttano nei binari ma vengono folgorati dalla corrente elettrica che fa muovere le dinamo dei treni, dall’altra parte delle mura si sente una voce metallica provenire da un megafono, “Qui è l’esercito italiano!!! Mantenete la calma!!! Siete in una zona di quarantena non cercate di scavalcare i muri della stazione ho sarete giustiziati!!!”. Leo non sapeva dove andare, la gente lo spingeva da tutte le parti, poi finalmente vede alcuni ragazzi stavano sfondando con un estintore la porta del deposito bagagli, intanto sentiva diversi spari, ma non capiva esattamente cosa stava succedendo, decide di raggiungere il gruppetto di ragazzi che si erano già infilati nella porta, entra seguendoli, superato un lungo corridoio pieno di scafali con valige e borsoni trova davanti una scala chiocciola, con la piccola in braccio inizia a salire, sente lontano le voci concitate dei ragazzi, “cazzo hai visto? Porca puttana! Ma da dove cazzo ne sono usciti gli infetti?!”, sente la voce di una ragazza rispondere, “da dal treno … Hanno viaggiato in treno!”, un'altra voce, questa volta di un ragazzo, “fottuti infetti del cazzo!”. Alla fine della scala a chiocciola si trova davanti un corridoio con delle stanza in entrambi i lati, i giovani sono fermi e stanno discutendo con qualcuno che sembra non li lasci passare, “giovani non potete passare, tornate indietro o chiamo la polizia!”, dice l’impiegato con la divisa verde e blu delle Ferrovie Governative, uno dei ragazzi risponde con tono aggressivo e incollerito, “coglione facci passare ci sono gli infetti giù!”, gli altri ragazzi si uniscono alla protesta, “si è vero hanno aggredito i soldati e i poliziotti! Stiamo scappando, la prego ci faccia passare!”. L’uomo si altera, “per favore non dite cazzate! Ma siete dei drogati di merda? Andate a drogarvi da un’altra parte, create problemi qui!!!”. Leo raggiunge il gruppetto, “hanno ragione capo, c’è un casino giù!”, afferma disperatamente Leo, l’impiegato guarda l’uomo con la bambina in braccio, rimane perplesso, in effetti aveva notato dalla finestra del suo ufficio un via vai di soldati e aveva anche sentito degli spari, poi uno dei ragazzi aggiunge, “hai sentito coglione?! Adesso dirai che anche lui è un drogato?”, l’uomo si indispettisce, “tornate indietro vi ho detto!!!”, intima nuovamente.
Mentre Leo e i ragazzi stavano discutendo con l’impiegato delle ferrovie la piccola Sofia guarda con interesse un quadro appeso nel corridoio, vi era raffigurato un ragazzo molto bello con due grandissime ali simili a quelle di un cigno, un elmo in testa e un armatura, la piccola capisce che è un guerriero, osservandolo la piccola nota che tiene una lancia in mano e con questa trafigge un serpente ai suoi piedi, sotto il quadro una scritta che la piccola legge con un po’ di difficoltà, “San Michele Arcangelo aiutami e proteggimi nei momenti difficili!”.
Poi improvvisamente si sentono dei gorgoglii e dei versi strazianti, Leo e i quattro ragazzi si girano e vedono in fondo al corridoio dove c’era l’ingresso della scala a chiocciola, da dove erano saliti tutti, un gruppo di infetti, uno di loro aveva la divisa dell’esercito, la ragazza del gruppo implora l’impiegato, “eccoli! Ci faccia passare la prego!”, ma l’uomo persiste nel non volerli far andare, anzi inveisce anche contro il gruppo degli infetti,” Andatevene è una zona riservata, non è autorizzato l’accesso al pubblico!!!”. Leo con una spinta riesce a superare l’ottuso impiegato e un ragazzo prende la mano della ragazza lo seguono, purtroppo gli altri due vengono bloccati dall’ uomo, “lasciaci stronzo!!!”.

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