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LA MARCIA DELL'ANIMA
Scritto da Domenico De Ferraro
Categoria: Narrativa
Scritto il 24/01/2018, Pubblicato il 24/01/2018, Ultima modifica il 24/01/2018
Codice testo: 2412018211017 | Letto 622 volte

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LA MARCIA DELL’ANIMA

DI DINO FERRARO

Assettate , sotto a una croce con lo core chine di passione , miriade di versi mi volano attorno e nù saccio chiù, quale via mi porterà a casa, nel ricordo dell’addore dè maccarune, camminando sotto ò cielo, simile a tutti , come ieri che mi faceva di vino e pescavo, ridevo, pensavo che tutto fosse stato lecito con una donna piccina , moscia che s’alliscia vicino a nù lampione che s’arrampica verso ò cielo .

La paura di chi siamo e la puzza sotto ò naso e nù creature sotto ò muro che chiagne , attaccate a chesta canzone , che vola ,s’arrigrea e dice voglio campà , voglio dire chelle che me passe per la cape . Solagno , siente le voci dei condannati ò male passato , mortificato , zitto, zitto senza nome , senza nà storia , che ti dice chi sei , chi ti ha fatto nascere dentro nù quartiere malfamato ,sotto n’albero mimose , sotto nù cielo chine e stelle, chine di nuvole e dulure , chine di passione per la musica, inseguendo una bella figliola vestita di rosa , vestita di stracci , vestita come ò cielo , come era mamma soia quando incontrò a papa suo , sotto a una croce , sotto la grigia pioggia .

Ora cosa siamo, siamo miezzo stù burdello , dentro le budella di una città chiù nera dello gravone , vola stà canzone pò ritorna, si mette in riga, saluta gli sposi saluta con bona creanza, saluta Antonio che rimasto incapace di parlare dentro a chesta faccenda con una faccia chiù verde di un pianta che s’arrampica sopra nù muro , che sale , sale , lenta , sangue che scorre , scorre dentro le vene della vergine, dentro il corpo che muore lentamente con tutti i suoi malanni .Ogni uomo è padrone del proprio credo , ognuno può dire d’essere padre , figlio , spirito dopo aver bevuto da questo calice le lacrime versate dalla vergine che hanno generato un nuovo mondo.

Siamo partiti un bel mattino in groppa ad un somaro, lo ciuccio è storia , lo ciuccio della sciorta ,padre , madre , figlio sono santi nel delirio di un era , in cerca di un luogo che li porterà dentro e fuori dalla storia , che hanno scelti di vivere , dentro di me che veggo e spero. Ogni uomo, afflitto da timore vari è un limite alla propria libertà , un frutto ammunate, chiano , chiano coppe a nù muro , assieme a chesta morte. Assieme alla speranza dalla bocca zuccherosa , spizzicane, rassegnate , saglie , coppe, saglie fino addò stà Gesù. Parla , dimmi che senti , dimmi quello che vedi, io non sono , quello che sono, io sono dentro questo gioco, nella forma di un dialogo interiore , migrante, morto nel lontano sessantotto, in fila in un corteo con una scarpa rotta ai piedi , con una tasca pieni di sassi , ascoltando timide voci che mi sussurrano Ulisse ritorna in questa alcova, sdraiati , dammi la tua verga , dammi il tuo coraggio il penare di un uomo solo, contro gli dei , contro il fato.

Ed io rimango perplesso, forse tutto è inutile, rime, metriche, schemi che si susseguono, quando apri la porta e ti ritrovi in strada con i tuoi amici di sempre a giocare a pallone a giocare contro i mostri della ragione che vendono l’anima ad un angolo di strada , dentro una fiaba troppo brutta per essere venduta.
Vieni entra.
Lasciami decidere.
Beh ti dico entra.
Va bene mi spoglio.
Ho qualcosa per te.
Poco mi resta da vivere.
Manco per scherzo.
Tu mi cornifichi ?
Io divido ed unisco.
Ma il cuore non ha segreti.
E uno scrigno pieno di tesori
Forse ritorno a Milano.
Salutami tua sorella.
Non ho sorelle ne fratelli.
Mi porti un bacione a Firenze
Una cartolina potrei scriverla.
Va bene rimango in attesa
Fai bene non ti muovere.
Mi sollazzo con poco.
Rubiamo la luna?
Non sono un ladro io.
Neppure io.
Allora andiamo su Marte?
Troppo lontano.
Non ho la mutande di ricambio.
Io ho calzoni troppo corti.
Ma su Marte non c'è la guerra?

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