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DELIRIO D’ASSENZIO
Scritto da castagno1
Categoria: Altro
Scritto il 24/03/2017, Pubblicato il 24/03/2017, Ultima modifica il 24/03/2017
Codice testo: 2432017144822 | Letto 680 volte

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Mi sono smarrito seguendo il frinire di una cicala. Capita spesso, non che insegua gli insetti, intendiamoci, ma che mi perda rincorrendo qualcosa di non definito. Il sole era invadente, cercavo refrigerio dalla calura e dai tormenti, e ho deciso di correr dietro all’unico vivente che mi si era manifestato in quel momento.
La noia! Questo è il più grande tra i problemi! Dopo neanche trentanove passi ero stufo della caccia. E poi, come avrebbe potuto portarmi ristoro una cicala? Un bar sì che avrebbe potuto! Con la sua aria condizionata e con il suo assenzio! E qui dove vivo, di bar ce ne sono tanti. Ma davvero tantissimi, e tutti sempre aperti!
La fiducia! Signori, questo – dopo la noia - è il vero problema dell’umanità: la gente non si fida più. Ed in particolare i baristi. Non ce n’è uno in zona disposto a farmi credito. D’accordo, m’è capitato di provare a pagare con i soldi del monopoli… Certi baristi credono d’esser scaltri, ti rinfacciano subito i tuoi errori, tuonano che accettano solo moneta sonante, non soldi stampati a tonnellate per far giocare i bambini. Stolti, dico io! A parte che, di soldi veri, io non ne ho mai posseduti, ma poi, quelli del mio monopoli sono in edizione limitata: il mio denaro assomiglia a quello delle altre confezioni, ma ha qualcosa di originale, di unico: se lo guardi con la lente, t’accorgi che reca in piccolo la firma del signor Monopoli in persona. Colui che ha inventato il gioco, mica pizza e fichi! Me l’hanno regalato il giorno in cui sono nato. E io manco lo volevo.
Gli obblighi sociali! Ecco un altro bel problema per l’umanità! Non mi fossero già venuti in mente la noia e la mancanza di fiducia, avrei detto senza tema di smentita che le costrizioni sociali sono il più grosso guaio per l’umanità! Tornando al monopoli: è un regalo per la mia nascita. Avevo provato (telepaticamente) ad indurre mia mamma a respingere un dono così pesante da custodire, ma lei l’ha dovuto accettare per forza. E’ un regalo di zio Giuseppe, le avevano detto, non lo puoi rifiutare, se no s’offende. Ahi, le costrizioni! E lei l’ha preso, a mio avviso con troppa leggerezza. E’ da quando possiedo la ragione che me lo porto dietro, e ancora non m’è servito a nulla. Ho provato a giocarci, ma la gente di solito preferisce quello tradizionale, con le casette, gli imprevisti, i vicoli, i viali e le stazioni. Il mio praticamente invece ha solo parole. Parole parole parole. Le pedine sono tutte uguali, a forma di cuore, non si può comprare nulla, solo regalare, il denaro è da collezionare, non ci sono alberghi o casette, ma splendidi castelli che durano però soltanto poche ore. Non vince il più ricco. In realtà non vince nessuno. E soprattutto nessuno perde, perché alla fine perdo sempre io. Vabbè, mi sono dilungato fin troppo a spiegare le regole di un gioco che non interessa a nessuno. La sostanza è che con quei soldi non mi ci riesco a comprare l’assenzio. E ne ho bisogno. La mia è una passione!
La passione! Quasi dimenticavo l’unico vero problema della nostra povera umanità: la mancanza di passione. Questo sì che è un dramma! Non si trova più quel desiderio incontrollabile, incontenibile, inesauribile ed insaziabile. Desiderio di cosa? Ma di desiderare, no? La passione fine a se stessa, pulita, delicata: un distillato d’amore. “Ma se hai appena detto che la tua passione è l’assenzio?” potreste obiettare. “Quale passione per la passione, questo si chiama alcolismo!” Ignoranti! dico io. L’assenzio è il pretesto. D’accordo, mi dà qualche piccola noia con la memoria, e con l’orientamento, ma io non sono né Pico, né Armaduk, e posso farne a meno. Anzi, devo farne a meno, è necessario che me ne liberi, se voglio realizzarmi. Per poter desiderare davvero, senza morire di questo desiderio, è fondamentale dimenticare in fretta le delusioni perché la memoria è una zavorra, e soprattutto è indispensabile non avere mai a fuoco la posizione geografica del Giusto e dell’Errore: l’orientamento produce paura, e la paura blocca il desiderio. “E se un giorno concentrassi tutta la tua passione, tutto il tuo desiderio in qualcosa di concreto, qualcosa di vivo, cosa succederebbe?” ecco, questa invece sarebbe un’obiezione pertinente. Bravi! In realtà, vi devo dire che è già successo. Un paio di volte. Certo, l’oggetto della mia passione conteneva in sé tutti i sogni del mondo, tutta la bellezza creata, tutto quanto si possa immaginare di desiderabile, conteneva il fuoco e il ghiaccio, l’inizio e la fine. “E perché è andata male, allora?” Altra giusta contestazione. State migliorando, vedo: fosse andata bene, non sarei ancora qui a cercare. Vi devo confessare, conteneva tutto, tranne la passione. Questa è la risposta, ed è ciò che tuttora cerco. Cerco la mia stessa passione, assieme a tutti i sogni del mondo, tutta la bellezza, tutto il fuoco…
Cerco, cerco, coi miei soldi del monopoli in mano, seguendo il frinire di una cicala, carico di parole parole parole …

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