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MACCHINE E CANI
Scritto da Domenico De Ferraro
Categoria: Narrativa - fantasy/fantascienza
Scritto il 24/04/2018, Pubblicato il 24/04/2018 17.35.22, Ultima modifica il 24/04/2018 17.35.22
Codice testo: 2442018173522 | Letto 247 volte

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MACCHINE E CANI

DI DOMENICO DE FERRARO


La mia esistenza passa attraverso la volontà connessa e nell’essere un buon meccanico che sa aggiustare macchine guaste, auto scassate, pitturate male , macchine che vanno per altre dimensioni , macchine che trasportano famiglie intere verso nuovi traguardi . Macchine piccole che corrono per strade affollate con dentro tanta gente allegra con figli da badare, amici e nonne , madri che non ricordano il domani. Ed io avrei continuato ad aggiustare ogni macchina, avrei ridato vita ad un cuore che non vuole più battere in questo corpo malato che ingrato canta la sua triste canzone , schiavo , schiuvate da una croce che s’intreccia a tante storie che sale lentamente verso il cielo , che sembra ora un grattacielo ora nù prucchio con tanti peli , con una coda che scodinzola in braccio ad una piattola che balla la sua vita su di un palco, nuda , piccola , fredda, falsa , forse femmina , forse donna perduta in altre storie che in avverse sorti s’affianca alla sua mesta vita.
E nessuno avrebbe potuto dirmi di non essere mai stato un buon meccani-co che gli avrei spaccato il muso , avrei ingaggiato una lotta all’ultimo sangue con quello che rimane da fare ma la porta di ogni macchina e stretta , piccola fa fatica ad aprirsi, s’ apre quando pigiamo il bottone , quando tutto è già perduto, quando non si è pronti a partire per giungere alla bellezza o alla meste rimembranze che vili in esperidi seducenti parole in vocali volgari prendono corpo nella morte età , che fluisce ingorda , legate alla sua storia.
Vuoi venì con me luntano , scurdammece ogne cosa
Ma che dici e chi lo sente a mio marito.
Tuo marito dorme in mezzo a tanta gloria tra i suoi rosei coglioni.
Chesta è na cattiveria questa gli la debbo raccontare a clementina
Chi e clementina ?
La mia vicina di casa che non porta mai la mutandina.
Sei un perverso e perseveri nell’infausta sorte di noi povere femmine
Senti a me mi dispiace assai ho provato a farti la corte , ero pazzo di te
il mio cuore palpitava di amore e languiva in una nuvola di gas nervino.
Ascolta , accendi la televisione che nun tengo suonno , sulagna voglio stare a guardare le trasmissione , voglio vedere il bello di questa vita.
Vuoi vedere la gente soccombere , rinnegare la propria genealogia nella in-fausta logica insita nel suo essere.
Accidenti come la fai difficile, penso che con te, nun faccio proprio niente.
Fai bene, pigliala come ti pare , prendi questa e quello con dolore donato nell’ ordine del caso , lungi per idiomi e altre esercizi mentali saremo liberi di conoscerci quanto ci pare di essere ciò che vogliamo.
Accidenti come corre chesta macchina , corre contro il tempo contro le tue assurde storie.
Avrei voluto farti gioire davanti ad un panorama mozzafiato, abbracciati tra cielo e nuvole miezzo a tanti cuori uniti in un amplesso carnale.
Accidenti mica siamo fatti di carta, siamo carne magnata , bruciata sulla carbonella delle passioni.
Non dicere nulla , non porgere l’altra guancia, oramai e tardi per capire per-ché mi hai scacciato .
Chesta vita ci porta oltre ogni incubo , oltre un muro di omertà , perduti in vecchie glorie che godono ad allargare le gambe nell’ accarezzarti le tue pene , nel cuore della notte.
La sorte nun guarda in faccia a nisciuno neppure nel senso di cantare che-sta vita come venne sulagna, abbracciata a nà scigna che te roseche ò mellone che ti spinge ad andare dove si vuole , dove sorge sole scagliente imperatore.
Frena la lingua , frena la tua mente tignosa la morte non guarda in faccia a chi aspetta nà grazia , si piglia il bello ed il buono il bello ed il brutto , si prende ù meglio che hai sempre desiderato.
Fatico giù in officina da tre anni, fatico come un folle , forse è tutto tempo sprecato chi me lo fa fare di lavorare tanto nel riparare macchine che porteranno uomini e donne verso infausti destini , porteranno te e me dove ogni cosa ha inizio , dove la danza della fanciulla si desta , nella mesta sorte di chi lavora tutti jorni ed avrei voluto creare una macchina tanto bella ,una macchina che genera bellezza che sa correre come nessuno al mondo. Cosi mi dò da fare mattina e sera , costruisco , assemblo, vado cercando pezzi di ricambi in vecchi scassi in catacombe ed in cimiteri d’auto con la morte ac-canto con una nuvola di gas che non riesce ad uscire fuori dal tubo di scappamento. Trovare pezzi per costruire un auto truccata con tutto quello che si pensi è un impresa ai limiti della ragione è un impresa che richiede tem-po e ti conduce a rincorrere luoghi e vecchie storie scurdate , abiti ed idiomi che non hanno chiu memoria che si muovono nella tua mente, prendono forma in miti e viaggi ai confini del mondo.
Forse si muorto cantando la tua canzone nella tua tenera età , nella tua mi-sera vita.
Forse sono rinato dopo muorto ed ho compreso cosa la sorte cercava da me , cosa volevo che divenisse.
Non cantare vittoria, c’è sempre qualcosa in riservo , ma che te ne frega , fatti nù bicchiere di vino fatti i fatti tuoi , non è vero forse che fosti fatti ad essere virtude e conoscenza.
Come è bello poter dire chelle che te passa pere la capa uscire fuori da questa morale da quattro soldi , lungi da una morale senza lengua che ti le-ga a mille destini che ti fa correre per la città con il cuore in gola, tra ricordi e sciore che sbocciano nell’incanto di un canto antico .
Aggiustare macchine scassate là in officina , sporco di grasso con la passione che sboccia dalla pelle ingrata sotto un cielo grigio , sotto una fitta pioggia , pregando di poter uscire salvo da questo inferno. Ora io sono cresciuto in un quartiere malfamato fatto di case tutte uguali ove le donne ti corrono nell’intelletto e fanno l’ammore per soldi e versi nella gioia legata al carro d’apollo. La mia vita lo passata in una misera officina , pensando di poter un giorno partire di andare lontano forse in America , forse lontano dalla fame ,lontano dal tuo corpo che dorme avvolto in strani sogni ed io passo in altri intendimenti passo nel senso di conoscere , crescere , nel desiderio di una nuova vita.
Quanti ricordi sono nati su quest’albero della memoria che solitario tace sul colle della mia città li immobile nel vento si muovono le memorie di po-poli ed individui , là tra i suoi rami appollaiati c’è la mia mente che geme tetra nei temi nella mesta passione per una femmina scustumata , per una vajassa che ti rende ommo dopo fatto l’ammore trascorso tra anni e volon-tà represse , canti infranti , tutto scorre ed io veggo in altri miti la mia triste storia di uomo che aggiusta macchine a metà prezzo e rido con i miei clienti e sogno di rivederle ad un buon prezzo di essere tutto uno con me stesso con questa storia fatta di milioni di persone di esseri simili nella morte e nella vita.
Avresti potuto essere nù bravo ommo con una laurea in bella vista in offi-cina, essere nà persona assai istruita che sa aggiustare ogni congegno, un genio della meccanica che decreta una strana dipendenza, perduto nel suo mondo, prende vita in altri ricordi in cui tu vivi.
Io un folle inventore di parole , forse un piccolo operaio che lavora dentro questa piccola officina che lavora per giorni e notti che passano nella passioni e discendono il fiume della vergogna nella morte che costeggia la terra e le isole i monti e le valli di un inferno senza nome.
Perché non ti fermi a vivere ad essere te stesso in un giorno migliore la me-raviglia crea la vita si desta in un artificio di forme , fatto di personaggi illu-stri che animano il tuo vivere inutile.
Non posso essere morto per nulla , accise da un popolo che gode a man-giare che gode nel proprio idioma nel volere di milioni d’ individui tra or-dini e disordini in timidi voli che planano sulle acque di questo mare di mer-da fatto di ricordi di altre mete e tetre terre ove lo spirito cresce si eleva a nuove imprese , ed arduo solcare con la sua vela l’orizzonte correre sull’onda di un ricordo di mondi possibili.
Creare una macchina che avrebbe potuto salvare milioni di vite , salvare cani e lupi , salvare questo amore universale che bussa al cuore d’ognuno che cresce ,fiorisce con la sua mesta musica nel perdono di un povero dio ed in altre armonie sconosciute.
Che grande impresa creare macchine fantastiche su un progetto di una grande ingegnere che ti farà viaggiare nel tempo , che ti farà essere ora un eroe , ora un misero musico ora l’uomo che ha portato al pascolo i cavalli del re , ora la donna cannone che ignuda spalanca le sue gambe e mostra la sua grande vanità. Donne che stanno su uno scoglio bagnato dal mare , sole sull’isola dei loro anni , lungo il fiume della vita che scorre in noi.

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