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come fosse la prima volta.
Scritto da comincia a volare
Categoria: Narrativa
Scritto il 25/01/2018, Pubblicato il 25/01/2018, Ultima modifica il 25/01/2018
Codice testo: 251201821014 | Letto 278 volte

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Mentre mia moglie mi serviva la cena, mi feci coraggio e dissi:
“Voglio il divorzio!”
Vidi il dolore nei suoi occhi e mi chiese con voce bassa:
“Perché?”
Non le risposi e lei pianse tutta la notte. Mi sentivo molto in colpa, così decisi di lasciarle la casa,
l’auto e il trenta per cento del nostro negozio. Lei appena vide l’atto lo strappo in mille pezzi e mi
disse le sue condizioni.
Voleva soltanto un mese di preavviso, il mese che stava per cominciare l’indomani.
“Ricordati del giorno in cui ci sposammo, mi portasti in braccio e mi portasti nella nostra camera da
letto. In questo mese ogni mattina devi fare lo stesso, ma devi lasciarmi fuori dalla porta di casa”
Pensai che avesse perso il cervello, ma accettai.
Quando la presi in braccio il primo giorno eravamo tutti e due imbarazzati, nostro figlio invece
camminava dietro di noi e diceva:
“Grande papà!”
Il secondo giorno eravamo entrambi più rilassati. Mi resi conto che era da tantissimo tempo che non la
guardavo così. Mi resi conto delle sue rughe e delle sue ciocche bianche.
Il quarto giorno, prendendola in braccio, avvertii che tra di noi stava tornando l’intimità. Lei era la
donna che avevo sposato dieci anni prima. Lei era la donna che mi aveva donato la sua giovinezza, il
suo amore ed un figlio.
Nei giorni a seguire ci avvicinammo sempre più.
Ogni giorno era sempre più bello prenderla in braccio e il mese passava velocemente.
Pensai che mi stavo abituando ad alzarla e che ogni giorno mi sembrava più leggera, ma mi resi conto
che stava dimagrendo.
L’ultimo giorno, nostro figlio venne nella nostra stanza e disse:
“Papà, è arrivato il momento di portare la mamma in braccio”
Per lui ormai era diventato un momento importante nella sua giornata.
Mia moglie l’abbracciò forte e io nel mio cuore capii che avevo cambiato il mio modo di vedere il
divorzio.
Ormai prenderla in braccio e portarla fuori per me cominciava ad essere come la prima volta, la
abbracciai senza muovermi e sentii quanto era leggera e delicata, e mi venne da piangere!
Andai in un negozio di fiori e le presi un mazzo di rose e le feci scrivere su un bigliettino:
“Ti prenderà in braccio ogni giorno finché morte non ci separi.”
Andai a casa di corsa e appena apri la porta mi dissero che mia moglie era in coma e si trovava in
ospedale.
Stava lottando contro il cancro ed io non me n’ero accorto.
Sapeva che stava per morire per questo mi chiese un mese, un mese affinché a nostro figlio rimanesse
il ricordo di un padre ed una madre innamorati e divertenti.
Lei aveva chiaro quale fossero i dettagli importanti in una relazione. Non sono casa, macchina o soldi.
Queste sono cose effimere che dividono una coppia.
A volte non diamo il giusto valore a ciò che abbiamo finché non lo perdiamo.

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