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Incubo di un pomeriggio di mezza estate
Scritto da Simona Antares
Categoria: Narrativa - giallo/noir
Scritto il 25/04/2015, Pubblicato il 25/04/2015, Ultima modifica il 22/05/2018 16.45.19
Codice testo: 2542015114150 | Letto 432 volte

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Il sole caldo batteva sulle piastrelle rovinate del pavimento. Ai vecchi tavoli ormai logorati dal tempo erano seduti solo pochi clienti.Forse non era corretto chiamarli “clienti”, quel nutrito gruppetto di vecchietti era nato insieme al locale, diversi anni prima.Sembravano ormai far parte dell’essenziale arredamento, come se si fossero pian piano mimetizzati con l’ambiente.Il legno consunto ricordava la loro pelle raggrinzita, dove sul viso formava solchi profondi a ogni cambio di espressione, in cui gli unici punti fermi erano le piccole biglie vitree degli occhi.Si conoscevano tutti. Si somigliavano tutti. Se si provava a osservarli da una certa distanza, difficilmente si riusciva a distinguerli l’uno dall’altro.La sera, illuminati dalla flebile luce del liso lampadario, sembravano una massa informe di ombre senza nome, nemmeno la luce del sole dava un’impressione positiva a quel luogo.
Quando Matteo la vide sorgere come un miraggio dalla desolata campagna, non credette subito ai suoi occhi. L’aria torbida e stagnante soffocava il paesaggio e gli annebbiava la vista.Percorse lentamente la tortuosa stradina, stando attento a non scivolare sui sassi, nonostante le gambe reggessero a malapena il peso del suo corpo dopo la lunga camminata.Aveva abbandonato la sua auto in panne sul ciglio della strada, a più di venti chilometri di distanza, senza che un’anima viva si facesse avanti per aiutarlo.Ora che finalmente sembrava aver trovato una presenza umana in quella landa deserta, non poteva non raccogliere le residue forze, ignorando il caldo e la fatica che sentiva urlare da ogni muscolo.
“Poker!” esclamò uno dei vecchietti, lanciando le carte da gioco sul tavolo.Un mormorio di disapprovazione si levò dagli altri clienti. Uno di loro afferrò le carte ormai sbiadite dal tempo e le mescolò con calma.“A questo punto mi devi offrire un altro giro” disse, la voce arrochita dalle innumerevoli sigarette fumate nel corso degli anni.Il vincitore tirò fuori dal taschino della sua camicia un fazzoletto di seta e si asciugò il collo umido, annuendo con il suo sorriso ormai senza denti.Fece un cenno con la mano all’oste che arrivò poco dopo con alcuni boccali di birra.
Fu in quel preciso istante che Matteo fece il suo ingresso nella taverna.Persino il ronzio delle mosche sembrò tutt’a un tratto cessare. I boccali immobili a mezz’aria, le teste voltate all’improvviso verso l’uscio.
“Buongiorno!” salutò cortesemente Matteo.
“Buongiorno.” Rispose l’oste, tornando subito al suo posto dietro al bancone. Non c’era cordialità nella sua voce, ma solo un senso di fastidio nel vedere quell’improvviso e sgradito ospite.L’uomo strinse ancor più forte lo stuzzicadenti nella bocca, parzialmente nascosto sotto i suoi baffi castani e lo fissò con fare curioso.Gli altri clienti continuarono a osservare la scena in un completo mutismo, chi a braccia conserte, chi con lo sguardo infastidito di chi non apprezza affatto le interruzioni.Matteo deglutì in silenzio, percependo subito la tensione nell’aria. Se fosse andato via di corsa, avrebbe sicuramente indispettito ancor più i presenti, così decise di farsi coraggio e di rimanere.Si guardò lentamente attorno e poi si rivolse all’oste:
“Mi servirebbe una mano, sarebbe così gentile da darmela? Sa per caso se c’è qualche meccanico da queste parti? Ho un problema con la mia auto e...”Non riuscì a terminare la frase. Un brivido improvviso percorse la sua schiena, come se il sole avesse smesso di illuminare il cielo da un momento all’altro.Si girò istintivamente verso la piccola finestra e allungò una mano per riscaldarsi, ma non percepì alcun calore.Non fece neanche in tempo a voltarsi di nuovo verso i vecchietti che lo avevano già tutti circondato, le unghie lunghe e giallognole protese su di lui, le fauci aperte in un ghigno animale, gemiti inarticolati provenienti direttamente dall’Inferno.
Matteo indietreggiò terrorizzato, cacciando via quei mostri come meglio poteva, ma uno di loro gli addentò il braccio destro, strappandoglielo via di netto.La vista del sangue vivo che fuoriusciva copioso dalla ferita animò eccitò ancor più i vecchietti, rendendo le loro grida più acute e i loro graffi più profondi.Urlando dal dolore, Matteo raggiunse finalmente la porta, ma le frange di cui era composta si trasformarono in un intricato groviglio di fili che iniziarono lentamente ma inesorabilmente a stritolarlo.Uno schizzo di sangue colpì la parete, colando giù lentamente.

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