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Il castello di Philippe
Scritto da La Tartaruga
Categoria: Narrativa - Altro
Scritto il 25/06/2018, Pubblicato il 25/06/2018 19.53.15, Ultima modifica il 25/06/2018 19.53.15
Codice testo: 2562018195314 | Letto 124 volte

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Nota dell'autore La Tartaruga:
Questo piccolo racconto non vuole limitarsi a proporre una vicenda immaginata dall'autore ma, al contrario, assume un senso profondamente metaforico e può essere compreso solo tenendo conto delle vicende politiche accadute recentemente

1/1

Dalle mura di quell’immenso castello francese, situato in cima ad un ampio pendio, in una gelida notte d’inverno, provenivano delle urla disumane. “È morto!” esclamò uno degli inservienti, antistante rispetto al letto del re. “Se n’è andato!” urlò la regina, in preda al pianto e alla disperazione, appoggiata con il capo sul petto del marito defunto. “E adesso cosa facciamo?” sussurrò uno di loro, riferendosi al consigliere regale. “A chi spetta ora la corona?”.
“Spetta al primogenito” rispose il consigliere, in tono pacato.
“Ma ha solo 6 anni!” tuonò una voce, fra le tante nella stanza.
“Non importa. Il trono, di diritto, è suo.”
E fu così che, per la prima volta, dopo tanto tempo che non accadeva, un bambino si ritrovò alla guida del regno. Si chiamava Philippe; un ragazzino solare e vivace, forse solo un po’ ingenuo. Era piccolo e minuto, persino per la sua età, e gli occhi vispi e giocosi che si ritrovava lo facevano apparire addirittura più esuberante di quanto già non fosse. Appena seppe dell’incarico prestigioso che gli venne conferito, Philippe non poté fare a meno di esultare. “Re? Io?” chiese alla madre, tutto contento. “Si, Philippe” rispose lei in tono dimesso, ancora scossa per la morte precoce del marito. “Non posso crederci! Questo significa che potrò avere tutti i dolci che voglio e che tutti risponderanno ai miei ordini? Evviva!”. La regina, preoccupata per l’ingenuità del giovane figlioletto, cercò, in qualche modo, di richiamarlo ai suoi doveri. “Philippe, non è così che funziona, purtroppo. È vero, una volta che sarai re tutti ubbidiranno a te, e a te soltanto; ma avrai anche delle grosse responsabilità”. Quel piccoletto la guardava con uno sguardo dubbioso. “Responsabilità” continuava a ripetere. “Responsabilità.. Responsabilità! Mi piace come parola! Mamma, mamma, cosa significa?”. La madre non poté fare a meno di guardare il figlio con uno sguardo che celava in sé un velo di preoccupazione. “Mamma, mamma, rispondi!” continuava a ripetere lui. “Figlio mio, se diventerai re, ti verranno fatte tante concessioni e i tuoi sudditi ti tratteranno con affetto e dolcezza; ma dovrai adempiere ai tuoi doveri”. “Adempiere?” disse il giovane, con un certo senso di imbarazzo. “Mamma, tu parli strano, non ti capisco”. “Spero che capirai un giorno queste mie parole, Philippe”. E così, Philippe fu messo alla guida del castello. Tutto sembrava andare per il meglio per il piccolo re, finché un giorno non arrivò uno dei suoi servi. “Mio sire” disse quello, con un’ espressione profondamente devota “è arrivato il momento che voi scegliate il vostro nuovo consigliere”. “Uhh!” esclamò Philippe. “Finalmente il mio primo compito da re!”. Si presentarono così nella stanza i due candidati. Il primo era il consigliere del vecchio re, persona saggia ed esperta; il secondo, sconosciuto ai più, era, d’altra parte, osteggiato da quei pochi che lo conoscevano; non c’era da fidarsi.
“Si faccia avanti il primo dei due candidati” esclamò la guardia.
Si fece avanti, così, il primo dei due consiglieri. “Mio sire, innanzitutto, vi porgo i miei migliori auguri per la vostra nomina da re. Sono certo che, nonostante la vostra giovane età, voi sarete perfettamente in grado di governare con saggezza. Ora, vi presento il mio programma, che verrà attuato nel caso voi decidiate di farmi consigliere. Prima di tutto, volevo porre la vostra attenzione sul raccolto dei nostri contadini. Le provviste scarseggiano sempre di più, i nostri campi sono sempre meno fecondi e i castelli qui vicino preferiscono commerciare con altri piuttosto che con il nostro. Le nostre patate, che fino a poco tempo fa erano distribuite presso i castelli di tutta Francia, ora vengono rifiutate da chiunque. Quindi, io volevo proporle di..” “Basta!” esclamò il re, infuriato. “Tu mi annoi e mi dici cose brutte! Non ti voglio mai più vedere!”.
“Ma sire, lasciatemi finire.. non vorrete lasciare che i nostri raccolti continuino a versare in queste condizioni! Il vostro popolo morirà di fame!”.
“No, no e no! Se il regno va male è solo colpa tua! Come mai non sei riuscito a risolvere la situazione quando avevi il potere di farlo?”.
“Ma sire..” “Via, ho detto! Portatelo via!”.
Si fece così avanti il secondo consigliere. Si avvicinò subito al re, prima di prendere parola.
“Ciao Philippe!” proferì. Le guardie avevano già cominciato a guardarlo di malocchio.
“Ciao!” rispose il re, tutto contento. “Spero tu stia bene. Sono contento che al nostro comando sia stato messo un fanciullo come te. Riempirai il nostro mondo di fantasia! E proprio perché te lo meriti, se deciderai di farmi consigliere, ti farò avere una montagna di dolci e giocattoli! Tutti quelli che vorrai!”.
“Uhh! Ma io ne ho già un sacco!” esclamò Philippe tutto contento.
“Allora, ti farò avere i dolci e i giocattoli migliori di tutta la Francia! Anzi, che dico, di tutta l’Europa!”. Il re esultò, tutto contento, ma solo per un attimo, prima di ricomporsi. “Ma io come faccio a fidarmi di te?” chiese infatti. Quello, per tutta risposta, si avvicinò ulteriormente al fanciullo e cominciò a sussurrargli nell’orecchio. “Hai presente quel consigliere di prima, quello che è venuto a parlarti dei raccolti? Ecco, la verità è che lui è il cattivo, è di lui che non ti dovevi fidare e hai fatto bene a cacciarlo via! È colpa sua se il raccolto è andato male! Ma io posso sistemarlo! Sai, inoltre, che girano voci che sia stato lui a far morire tuo papà?” “Sul serio?!” esclamò il re arrabbiatissimo. “E non solo! C’è chi vuole vedere morto anche te!”. “Davvero?” Sgranò gli occhi, quasi rabbrividendo della cosa. “Chi vuole vedermi morto, chi?”. Il consigliere prese per mano il piccolo fanciullo e lo portò vicino alla finestra, di modo che si potesse affacciare per vedere l’intero suo regno. “Vedi quegli uomini brutti e cattivi, laggiù in fondo?” disse quello, indicando dei poveri mendicanti, sul ciglio della strada, nell’atto di chiedere un po’ di elemosina. “Si, si, li vedo!” disse il re. “Bene, la verità è che loro stanno cospirando contro di te! Loro vogliono il potere! Vogliono rubarti tutti i tuoi dolciumi e tutti i tuoi giocattoli! Rubano ogni giorno tutto quello che possono, fanno del male alla povera gente e.. no, forse sei ancora giovane per sapere queste cose..” esitò. “No, voglio sapere cosa fanno! Esigo che tu me lo dica!” “Va bene, te lo dirò. Quei brutti ceffi maltrattano le donne! E chissà cosa potrebbero fare a te se solo riuscissero a trovarti!”. “Uhh! Che paura!” gridò. “Ma veramente nel mio regno c’è gente così cattiva?”. “Certo Philippe, non mentirei mai al mio re!” disse quello, voltando lo sguardo. “Allora è deciso. Tu sarai il mio nuovo consigliere. Tu mi difenderai da quelle persone malvagie che mi vogliono morto!”. Successivamente venne portata una spada al re. Egli la porse delicatamente sopra la testa del suo consigliere, dopo che questi si fosse prostrato davanti a lui. “Fermi!” urlò una voce il lontananza. Una figura entrò repentinamente nella stanza, prima di avvicinarsi al re. “Mamma?” disse Philippe, forse un po’ impaurito. “Figlio mio, spero di essere ancora in tempo.” “Mamma! Sono così contento di vederti! In tempo per cosa?”. “Per guidarti in questa faticosa scelta”. “Mamma, tranquilla! Ho già deciso chi sarà il mio consigliere!” disse volgendo lo sguardo verso di lui. “Mamma, mamma, sai che mi ha detto delle cose terribili? Ci sono dei brutti ceffi che vogliono cospirare contro di me!”. La regina, per tutta risposta, cacciò un urlo contro il povero figlioletto. “Philippe, quest’uomo vuole solo imbrogliarti! Nessuno vuole cospirare contro di te!” disse minacciando con uno sguardo di fuoco il consigliere appena eletto. “Ma mamma, mi ha detto che questi brutti ceffi vogliono rubarmi tutti i dolciumi! E poi sai.. mi ha promesso solennemente che mi farà avere dolci e giocattoli da tutta Europa!”. “Philippe, ti ricordo che, nonostante la morte di tuo padre, fintantoché non avrai trovato moglie, io sarò ancora la tua regina! E, in quanto tale, mi oppongo alla tua decisione! Avresti dovuto consultarmi!”. Tutti i presenti nella stanza sbigottirono. “Oltraggio! Colpo di stato! La regina che si vuole anteporre al re! Scandalo!” strepitò il consigliere appena eletto. “Tutto ciò è inammissibile!”. “Al contrario” disse fermamente la regina. “Ne ho pieno diritto”. “Mamma, il re sono io!” esclamò Philippe arrabbiatissimo. “Philippe, non puoi farti trattare così” si fece avanti il consigliere. “Propongo la compilazione di un formale atto di accusa per alto tradimento alla regina!”. “Si!” urlò Philippe. “Alto tradimento! Alto tradimento!”. “Come ti permetti!? Accusare tua madre di tradimento? Ti fidi più del tuo consigliere che della tua fedele regina?” inveì quella contro di lui. “Devi rispettare la mia scelta. Il re sono io ed io soltanto.” “Tradimento, tradimento!” continuava ad urlare il consigliere. “Benissimo Philippe. Vedo che hai preso una posizione. Ti lascerò fare come vuoi, visto che ti reputi in grado di decidere autonomamente. Ma sappi che questa scelta avrà delle orribili conseguenze, su di te e sul popolo intero”. Così, la regina fece come per lasciare la stanza ma, appena prima dell’uscio, disse le sue ultime parole. “Il giorno in cui verrai a chiedermi scusa sarà troppo tardi”.
Il giorno successivo, il consigliere aveva già cominciato a darsi da fare per mantenere quelle che erano state le sue promesse. Il castello, infatti, si rifiutò di accogliere nuovi mendicanti e Philippe fu riempito di caramelle e dolciumi provenienti da ogni dove. “Che buono questo cioccolato!” esclamò il re. “Certo che ho fatto proprio bene a nominarti mio consigliere! Non solo mi fai avere un sacco di cose, ma tieni lontani quei brutti tizi loschi e cattivi!”. “Sono al tuo servizio Philippe. Farò qualsiasi cosa in mio potere per renderti felice” disse il consigliere, tutto soddisfatto. Passarono alcuni mesi. Le cose sembravano continuare ad andare per il meglio per il piccolo re. Non solo aveva dolci e giocattoli in quantità spropositate ma, soprattutto, la sua incolumità era assicurata. Finché un giorno il re non decise di chiedere al proprio consigliere quale fosse la situazione generale del castello. “Va tutto per il meglio” rispose quello. “Il raccolto è abbondante e i commerci con gli altri castelli sono ripresi”. “Veramente?” chiese Philippe, forse poco convinto. “Certo! Non mentirei mai al mio re!”. Successivamente, il piccoletto decise di fare una cosa che, fino ad allora, non aveva mai avuto il coraggio di fare: uscire fuori dal castello. “Mio sire!” esclamarono tutti i contadini in coro, prostrandosi di fronte al proprio piccolo re. “Come va il raccolto?” chiese Philippe con un tono insistente. I contadini, con un certo imbarazzo, prima si guardarono tra di loro e, dopo che ebbero trovato il coraggio, decisero di rispondere. “La verità, mio sire” disse uno tra di loro “è che la situazione non potrebbe essere delle peggiori. Il terreno è sempre meno fecondo e quel poco che produciamo siamo costretti a venderlo per pochi spiccioli”. “Davvero?” disse il re incredulo, quasi terrorizzato. “Come mai siete costretti a vendere tutto?”. I contadini si guardarono nuovamente, ancora più spaventati di prima e, per un attimo, esitarono a rispondere. “Forza, voglio sapere il motivo!”. “La verità, mio sire, è che il nostro castello ha bisogno di molti soldi per permettersi di comprare i vostri dolciumi. E vendere tutto il nostro raccolto è l’unico modo per rimediare il necessario”. “Ma è terribile!” pensò Philippe tra sé e sé. “Grazie” disse il piccolo re, intimidito. Successivamente il re, ormai su tutte le furie, decise di recarsi dal suo consigliere. “Dove è finito quell’imbroglione?” urlò una volta rientrato all’interno del castello. Si presentò davanti a lui la guardia, la quale in tono pacato disse “Il vostro consigliere ha deciso di abbandonare i suoi incarichi ed è fuggito via”. “Cosa? E come mai?”. “Guardate voi stesso” disse quello indicando la finestra. Il re, una volta affacciatosi fuori, scorse fuori dal castello un immenso esercito, schierato e pronto per attaccare. “Per la miseria! Cosa è successo?” chiese insistentemente alla guardia. “Il vostro consigliere, pur di fornirvi dolciumi e giocattoli in abbondanza, si è indebitato a tal punto che ora gli altri castelli sono infuriati con noi”. “Farabutto!” urlò il re inutilmente. “Farabutto!”. E fu così che, una volta impadronitesi del contado, le truppe avversarie mossero verso il castello e, in breve, lo conquistarono. Il re, ritrovatosi davanti al comandante delle truppe, finì per mettersi inutilmente a piangere. “Farabutto!” continuava a pensare tra sé il re. “Le vostre lacrime non vi serviranno a garantirvi la salvezza” disse quello, ridendo malignamente. Il re finì, così, per essere deposto dal trono e, successivamente, fu incarcerato. Nel frattempo, gli era giunta voce dell’improvvisa morte della madre, a causa di un male improvviso. Philippe, all’interno della sua cella, ripensò, così, alle ultime parole che aveva sentito pronunciare alla regina, poco prima della sua dipartita: “Il giorno in cui verrai a chiedermi scusa sarà troppo tardi”.

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