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Il tempo, la nostalgia, la malinconia.
Scritto da Giacomo C.
Categoria: Epistolare
Scritto il 25/09/2018, Pubblicato il 25/09/2018 13.59.18, Ultima modifica il 25/09/2018 14.09.14
Codice testo: 2592018135918 | Letto 126 volte

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Nota dell'autore Giacomo C.:
Ricordi e riflessioni che generano parole da scrivere.

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C'è tempo e tempo, così come ci sono orologi da polso, orologi a Cucù, quelli a pendolo e da parete, orologi da taschino e quelli da sveglia.
Il motore che muove questi orologi è sempre un meccanismo complesso che deve seguire leggi ben definite, per essere preciso.
Ma il tempo che interessa questo racconto è un altro, è il tempo che segna le fasi della vita.
E questo tempo non indica le ore, e nemmeno i minuti. Quel che fa, non è muovere lancette, ma sentimenti.
Così ecco che il bel tempo andato, quello della giovinezza, ci marchia a fuoco lasciando nel nostro cuore la nostalgia di quel che è stato, e spesso quello che, purtroppo, non è stato oppure è svanito fugacemente.
Legati in maniera indissolubile a questa nostalgia, sono i ricordi. Io ne ho troppi, e troppo belli per non soffrirne e gioirne allo stesso modo, almeno un po'. E' una dolce sofferenza, tuttavia, perché il cuore, nel languore del ricordo, ritrova tuttavia la voglia di battere ancora per qualcosa della quale ne valga la pena.
Erano anni, quelli, nei quali il tempo era senza tempo, e si viveva come se le ore fossero state sospese, abolite, incatenate ad uno stallo perpetuo. E nemmeno il tempo meteorologico poteva influenzare le nostre speranze, i desideri più palesi o reconditi.
Se pioveva, si godeva della pioggia, magari correndo sulla spiaggia a piedi nudi, e se c'era il sole si ammiravano i colori della natura messi a fuoco dai suoi raggi. Nemmeno le nuvole potevano portarci tristi pensieri; eravamo immuni dalle calamità naturali.
Davanti a noi c'era una vita da vivere, e si gioiva di poco: un bacio, una carezza, un sorriso che facesse sognare un futuro d'amore.
Legata alla nostalgia per quei tempi, quasi in perfetta simbiosi, con il passare degli anni è nata la malinconia, uno stato d'animo complesso che è difficile spiegare a parole.
Il grande scrittore francese Victor Hugo la definì come “ la gioia di sentirsi tristi “.
E' uno stato d'animo, la malinconia, che fa nascere il desiderio di qualcosa della quale sentiamo la mancanza, pur non avendola mai avuta, magari.
Così è per l'amore, quello vero, quello che non fa dormire e che ci riempie i pensieri, ci possiede interamente. Il non averlo mai avuto, o perso, o solo sognato, genera quella tristezza malinconica che ce lo fa desiderare ancor più.
Io questo amore vero, grande, l'ho avuto, ed è tuttora vivo e vegeto, ed allora non mi spiego perché talvolta mi prenda ugualmente una insistente malinconia che mi stringe il cuore e mi fa soffocare.
Pensa e ripensa sono arrivato ad una sola ed unica conclusione: il mio intimo “fanciullino” vorrebbe riviverlo di nuovo quell'amore, magari lo stesso, con la stessa donna o, perché no, un altro, anche in un luogo diverso da quello nel quale sono nato, e dichiararlo in una lingua differente, che alla fine però, se è vero amore, dice le stesse medesime cose: ti amo, I love you, je t'aime, te quiero, s'agapo, Ich liebe dich.
Io vivo di ricordi, quindi sono ostaggio, a giorni alterni, sia della nostalgia che della malinconia, due indissolubili sorelle che abitano stabilmente nel mio vecchio cuore, stanco ma sempre pronto a ripartire, in sella ad un cavallino rampante.

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