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Cuori sanguinanti
Scritto da Simona Antares
Categoria: Narrativa - horror/thriller
Scritto il 26/06/2018, Pubblicato il 26/06/2018 12.35.42, Ultima modifica il 26/06/2018 12.35.42
Codice testo: 2662018123542 | Letto 194 volte

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Silvia si era dimenticata di tutto, dei suoi guai, del suo lavoro, del suo compagno che aveva lasciato da poco più di un mese, si era dimenticata di telefonare a sua madre come faceva ormai ogni sera da quasi dieci anni, si era dimenticata di far uscire il cane, si era dimenticata di tutto, aveva deciso di dimenticare tutto.
Era nella sua camera, si era spogliata e sdraiata sul suo letto, letto che aveva il potere di farle dimenticare tutto, di donarle l’oblio. Pensando all’oblio, a Silvia venne in mente Ulisse e l’ammaliante canto delle sirene.
Stava sempre più sprofondando nel torpore quando l’improvviso squillo di un telefono destò i suoi sensi.
Driiiiiin!
“Maledetto telefono” pensò tra sé.
Driiiiin!
“Chi diavolo sarà adesso?” disse tra sé mentre afferrava stancamente la cornetta.
“Pronto?”
Nessuna risposta. Solo un respiro affannoso.
“Pronto? Chi c’è lì?”
Nessuna risposta. Di nuovo il respiro, sempre più affannoso, accompagnato da una flebile risata.
“Si può sapere chi sei?”
“Cos’è, non mi riconosci più?” chiese la voce misteriosa.
“No. Chi diavolo sei?”
“Beh, diciamo che sono una persona che tu conosci molto bene”
“Senti, io sono stanca e non ho assolutamente voglia di giocare, per cui sei pregato di...”
“Hai quattro ore di tempo” la interruppe la voce.
“Quattro ore per cosa? Pronto? Ma chi parla? Pronto? Pronto?”
“Vai in salotto” disse la voce. Poi riattaccò.
Silvia era in preda al terrore. Chi era quello psicopatico? Perché doveva andare in salotto? E quattro ore per cosa?
Si alzò dal letto e uscì dalla camera. Mentre attraversava il buio corridoio, sentiva dentro di sé una paura crescente, una paura a lei estranea e non riusciva a capire il perché.
“Non posso crederci, tutto ciò non ha senso”
Continuava a camminare; le gambe le tremavano a ogni passo, il freddo pavimento sotto i suoi piedi la faceva rabbrividire.
La porta del salotto era in fondo al corridoio. Era chiusa e dall’interno provenivano strani rumori. C’era per caso qualcuno in casa? Si, qualcuno era entrato in casa sua.
Afferrò un coltello dalla credenza della cucina, girò la maniglia e spalancò la porta del salotto.
“Oh mio Dio, Francesco!” Silvia urlò. Un uomo pendeva dal soffitto impiccato a una corda di nylon, il suo viso era bluastro e la lingua pendeva penzoloni. Era il suo compagno, Francesco.
Cassandra cercò di avvicinarsi al cadavere, ma il terrore glielo impedì. Corse in camera sua, doveva assolutamente chiedere aiuto.
Aprì la porta della sua camera, corse verso il telefono, compose il numero e, proprio mentre stava per schiacciare il pulsante di invio, una mano le bloccò il polso.
Silvia non fece in tempo a schivare il colpo dell’uomo che l’atterrava. Tutto divenne buio.
Quando rinvenne, si ritrovò distesa sul letto. Era stordita e aveva un forte dolore alla mascella destra. Tutto era sfocato intorno a sé, come una specie di sogno lontano.
Provò ad alzarsi e vide sotto di sé una scritta in rosso. Era sangue. Disperata, lesse il messaggio:
“Nella brughiera inglese c’è il paradiso del perfetto misantropo”.
Che razza di messaggio era quello? Silvia era sempre più spaventata, qualcuno era entrato in casa sua, aveva ucciso e appeso il suo compagno a una corda nel suo salotto e l’aveva colpita al volto, lasciandole poi un messaggio sul letto scritto con il sangue.
Riguardò la scritta. Che cosa voleva dire? Nella brughiera inglese. Era tutto così vago.
Poi un lampo di luce passò nella sua mente.
“Brughiera” disse tra sé “Il paradiso del perfetto misantropo. Ma certo!”
Alzò lo sguardo verso la grande libreria difronte al suo letto. Si alzò e prese un volume. Lo rigirò tra le mani.
“Cime tempestose” disse tra sé. E poi quella frase ritornò alla sua mente “Hai quattro ore”
Lo aprì. Nel centro c’era un grosso pezzo di carta strappato. All’angolo c’era il ritaglio di una foto. Ritraeva un fiore, un gladiolo rosso.
“Questo fiore è così splendido”
“E io te lo donerò, mia affascinante principessa, te lo donerò affinché tu non possa mai dimenticarmi”

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