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LA SCIORTA DELLA SORA
Scritto da Domenico De Ferraro
Categoria: Narrativa
Scritto il 27/02/2018, Pubblicato il 27/02/2018, Ultima modifica il 01/03/2018
Codice testo: 2722018201039 | Letto 464 volte

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Nota dell'autore Domenico De Ferraro:
LA SCIORTA DELLA SORA DI GIOVANNELLA

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LA SCIORTA DELLA SORA


C’era una volta nà bona guagliona che sapeva volare per lo cielo e cantare tante belle canzoni zuccherose , scavezzacollo , sciuliva miezze alle nuvole poi si riposava sopra alle rose chiene di neve, velate di tanta malinconia. La bona guagliona , quagliava e squagliava , miezzo alla gente e non conosceva malizia , se la portavi in giro , ridendo ti mostrava la sua parte migliore chella chiu calda , ti sapeva pigliare per mano e con fare grazioso ti raccontava tuta la sua vita , di quando era guagliona e correva sopra le nuvole appresse all’ auciello affatati . La guagliona teneva nà sora brutta come nù debito senza culo e senza seni che sapeva sulo parlare male della gente, mo’ pigliava la nziria coppe alla signora dello quarto piano , mo’ con lo signore che faceva l’infermiere in ospedale e conosceva tutte le malattie dei cani e dei gatti. Era per Giovannella chella sora, nù vero tormento e non sapeva come fare per farla stare zitta e tante volte l’avrebbe voluto affogare dentro lo suonno , cavargli gli occhi dalla fronte dargli nà mazzata cape e stenderla sopra nà terra bruciata , senza nu sciore, senza nà lacrima. Ma poi dentro lo core suo, pensava a mamma soia a quando era piccerella allora la ragione si faceva avanti gli apriva le porte dello core e la mente si liberava di incubi e brutte parole di cose che mai avrebbe voluto dire e pensare. Giovannella era alta un metro e mezzo ed era nà bella figliola per tre volte si stava per nzorare , tre volte era salita sopra all’altare e per tre volte era rimasta sola, cuffiata e maledetta senza marito in preda alla disperazione in preda a demoni antichi che ti portato dentro l’averno e ti fanno maledire quando sei nata. Rimasta sola sopra questa terra arida , fredda spesso faceva la gnorra ed in silenzio si magnava li mane per non essere riuscita a divenire nù sciore o una balena che nuota libera in mezzo allo mare che và dove gli pare e spruzza l’acqua dal suo foro per segnalare alla gente curiosa : faciteve e cazzi vostri , pigliatelo a quel posto. Ma nà balena e nà balena non è certo una falena che sbatte contro le lastre e vuole uscire dalla stanza dove è rimasta prigioniera. Giovannella da bona guagliona , giocava con le bambole, quando era piccerella e nun teneva chiu mamme e pate, sulo chella sora l’era rimasta. Mo’ quando fu una fredda giornata di febbraio , venette a fa tanta neve, ma tanta neve che la terra si fecette fredda , fredda e teneva lo culo freddo, lo core di ghiaccio, lo corpo gelido come la mano della morte. Pazza ed in preda ad una follia , pigliate per i capelli da demoni ed angeli vestiti eleganti con pastrani ed occhiali d’oro con mantelle rosse vide levare le ancore ad una nave dentro lo puorto e purtava li marinai luntano dentro un gioco di forme et incantesimi e tragici equivoci risucchiati dai sensi che sembravano sputare molluschi dalla bocca. Un viaggio che per molti diveniva andando avanti una vera maledizione. A prua un marinaio fumava la sua pipa, sopra quella nave traballante sulle onde , la nave voleva portare tutti dall’altra parte dello munno. Un viaggio ti regala una nova vita, nova avventura , forse nuovi amori. La nave ti allontana dalla morte , che ti costringe a vivere una vita infame, senza scuorno e senza lustro , il marinaio era vecchio chiù vecchio di questo racconto che vado raccontando , chiù vecchio dello munno e si chiamava Filippo .

Lo munno spesso inganna gli uomini ed inganna le donne , inganna chi vuole e cerca insistentemente un amore nuovo e non ci sono parole per fermare a volte il delirio che ti trascina verso luoghi inimmaginabili.
Giovannella sali sulla nave
Ma io nun voglio partire
Andiamo e sali andremo lontano
Dove mi vuoi portare ?
Dove hai sempre sognato andare
Tu m’inganni
Credi ?
Rimani ed ascolta
Quando tempo mi rimane ?
Tanto , quante sono le dita delle mani di dio
Cielo e mia sorella può venire anch’ella ?
Portala
Dove la metterò?
Mettila dentro nu suonno
Se la metto nascosta dentro un cesto
Fai accussi trova na bona sciorta per ella
Ma e nà cosa assai difficile
Basta saper volare , basta volerlo
Io vado contro il mio orgoglio , contro a tutti li maledizioni , l’imbrogli che fingono, fuggono si replicano all’infinito senza una morale . E se avesse pigliate lanterne per lucciole , sè avesse sposato nu bello guaglione mo’ sarei madre e forse nonna, la sciorta tu dice , la mia è stata carogna non ma lassate niente e nisciuno , ma miso fore alla porta ad aspettare che io vedessi chesta morte trasire ed uscire dalla mia vita. Mo’ se vulesse , portate via pure a soreme , ma sa che ti dico , sa pigliasse pure , accusi campo meglio. Anzi stasera m’inzegno nù bello vestito, fatte di perle e diamanti di merletti e coriandoli tutti quelli che incontro devono schiattare d’invidia, quando passo. Dobbo essere a chiù bella delle belle e chi dice uhe guarda a chella quante e curiosa gli sparo miezzo agli occhi , anzi lo sputo in faccia e me ne fuio , addò stanne li sante, addò si prega e si balla, addò si è liberi di credere di essere quello che si crede.
Fai buono Giovannella, fai proprio buono
Grazie
Di che
Mi stai dando conforto
Alla morte nu c’è rimedio, come alle tante scemenze , invenzioni e falsità
Cosa vuoi fare Giovannella io ho girato per tanti luoghi sono stato lassù su Marte e su venere , sono stato a Lago patria ho magnato buono e quando qualcuno mi diceva qualche cosa lo pigliavo a schiaffi. Una volta sono stato carcerato . Che bella cella avevo la dividevo con un africano della Tanzania che non sapeva parlare in italiano . Certo perché nu conosceva le male parole in italiano , ne in napulitano parlavamo per gesti per segni e ci capivamo benissimo in questo modo lui mi raccontò tutto la sua vita di quando, fu morso da un leone e di quando fece la danza della pioggia assieme ad uno sciacallo. La vita Giovannella mia è un breve suonno tanta invidia , tante incomprensioni nun si capisce mai quando s’incominci ad amare , quando si finisce per odiare questa vita e questa storia che tiene una lingua longa , longa chiù longa di un treno che corre sopra li rotaie , verso terre sconosciute , verso una lieta canzone , verso un ritornello felice. Ma quando credi che ogni cosa stà per finire , quando chiami il proprio capitano omme merde, tutto ritorna ad essere sincero , tutto ricomincia nel bene, nel male legato ad un carro che ti porta dove eri l’ultima volta, che sei stato insieme ai tuoi amici , con quella gioia di vedere cambiare la tua sorte in qualcosa di diverso . E si chella cella sta ancora dentro i miei ricordi , sospeso nel tempo che è passato cosi in fretta che mi ha lassato all’intrasatte viecchio , pieno di rancore, pieno d’acciacchi che mi viene voglia di sputare in faccia alla morte no una volta , ma mille volte.,
E che fine ha fatto l’africano ?
E chi lo sà forse e volato via ,forse è morto dopo che io fui liberato.
Poveretto chi sà quando ha sofferto.
La morte nun guarda in faccia nisciuno, venne si presenta fore a porta con l’ombrello sotto il braccio e pretende che la segui e vuole ad ogni modo parlarti dei suoi dolori , della sorte avversa che porta seco ed il freddo del tempo ed i giorni obliqui , lascivi ti fanno crescere dentro una rivolta, come uno sparo nell’illusione di essere qualcosa altro , qualcosa che ti trasforma in un'altra persona , meno abbietta, meno sincera , meno menefreghista . Ed è una maledizione venire respinti per un nulla , venire trafitti da mille lame di coltelli , da codici senza nessuna regola. Tutto prende il suo verso, nell’inverso delle cose che precedono l’atto ed i fatti formati in se stessi , dentro l’ossesso del sesso che ti brucia dentro .
Mia sorella la ricorda da bambina ed era cosi bella con quelle treccine dorate con tutte le sue moine con le sue insignificanti riflessioni sull’universo su come si poteva divenire , seguendo principi e varie fandonie , increduli deliri giovanili una dura legge, regole legate a prosodie superate , chete, triste, affacciate fuori una finestra spalcata sulla vita , su un mondo che gelido sta dentro i tuoi occhi, dentro la tua mente di bimba incapace d’amare , di odiare se stessa.
Giovannella sorella mia perché mi getti dentro questo mare di calunnie ?
Sorella mia t’annego nell’amore che hai sempre desiderato.
Io ti ho voluto bene
Anch’io
In noi due un mondo fantastico

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