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Lacunari
Scritto da ANDREA OCCHI
Categoria: Altro
Scritto il 28/12/2017, Pubblicato il 28/12/2017, Ultima modifica il 29/12/2017
Codice testo: 2812201731413 | Letto 210 volte

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Nota dell'autore ANDREA OCCHI:
Lacunari

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La Lancia Astura rossa sobbalzò, arrestandosi in prossimità dei due grandi vasi da cui si ergevano due rigogliose piante di limone. Aprì la portiera e il tacco 12 della scarpa a terra trovò spazio tra una breccia e l’altra. Aprì la porta di ingresso con cautela. Non voleva distrarre dal sonno il burbero Giorgio, il maggiordomo, come lo chiamava per attizzargli la focosa permalosità, il quale lo aveva cresciuto con affetto genitoriale dopo l’incidente che lo aveva reso orfano. Certo che se lo avesse veduto così abbigliato, come una perfetta signorina anni 30, chissà quale espressione gli sarebbe apparsa sul volto. Si sfilò le calzature per salire l’ampio scalone che conduceva alle camere da letto. Quando passò davanti allo specchio, nel corridoio, rimirò il proprio riflesso con compiacimento. Era una ragazza carina. I lineamenti delicati ed il trucco ingannavano e piacevano, se no quel ragazzo con cui si era appartato alla festa si sarebbe ritratto con disgusto quando la sua mano sotto il vestito non trovò quanto si sarebbe potuto aspettare. E non erano neppure ubriachi. Si gettò sul letto con un sorriso che i suoi pensieri avevano scovato con facilità. Gli occhi al soffitto a cassettoni. Ogni lacunare era un contenitore in cui era incastonato il suo desiderio di spegnersi, di oscurarsi, di rifuggire quella sensazione di irrequietezza. Avrebbe voluto calma, ma quando la possedeva doveva, necessariamente, frantumarla, renderla innocua. L’insoddisfazione che rimarcava i fallimenti maggiormente del conseguimento dei successi lo costringeva a reprimere la consapevolezza di sé. Non per addebitare responsabilità ad altri, ma era stato sempre costretto all’eccellenza e ogni suo seppur minimo errore veniva punito, fomentando insicurezze inesistenti. Così aveva deciso di non consentire più a chicchessia di ferirlo, di pungolarlo con i denti acuminati della perversa logica della supremazia.
“Sei colorato!” – la frase di Maddalena, pronunciata dopo aver subito le sue cattive frustate, gli apparve nei ricordi. Maddalena non era come lui: era realmente priva di colori. Amava ricevere e donare dolore. Lui se ne era innamorato. Lei lo manipolava con passione famelica cibandosi dei suoi colori.
“Nessuno può nascondersi per sempre” - diceva, riferendosi a quelle essenze colorate che lui tentava di celare.
Frasi da fotoromanzo ridicolo, prevedibile e banale. Ci sono casi in cui, però, la banalità è oltre ogni ridicola realtà. Senza alcuna nota di dubbio lui era ridicolo. Al fine di travisare se stesso, come era solito fare da bambino, in cantina, al buio che non lo spaventava, riponeva i barattoli delle proprie essenze, senza tuttavia considerare che esse non sono domabili come le apparenze. Quando riaprì gli occhi, volse lo sguardo intorno. Era ancora nella stessa posizione supina, ma la luce del mattino filtrava tra le tende. Eppure era convinto di non aver ceduto al sonno. Sollevò gli occhi al soffitto e rimase attonito. Ogni cavità era di un colore diverso dall’altro, come le striature della mediocrità che gli solcavano la schiena. Neppure in quel momento permise alle lacrime di trovare sfogo.

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