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Il sassolino nella scarpa (prima puntata)
Scritto da ilvindiceincazzato1
Categoria: Narrativa - Altro
Scritto il 28/03/2018, Pubblicato il 28/03/2018 12.29.39, Ultima modifica il 08/04/2018 19.25.05
Codice testo: 2832018122939 | Letto 241 volte

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Nota dell'autore ilvindiceincazzato1:
ERO, SONO, SARO'? SONO ACCETTI COMMENTI. GRAZIE

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IL SASSOLINO NELLA SCARPA (prima puntata)


QUESTA “ESTERNAZIONE”, SIA CHIARO PER TUTTI, RIMANE SOLO E “SOLTANTO”
IL MIO PENSIERO, QUELLO CHE HO VISSUTO, QUELLO CHE HO TOCCATO CON MANO, E NON VORREI CHE IL MIO PENSIERO
DIVENTASSE UNA GUERRA DI POLITICA FRA POVERI, DI QUESTO O QUEL COLORE, PERCHE' DI POLITICA NON PARLO.
CHI, FRA I LETTORI, INDIVIDUASSE UNA PAROLA, O UNA FRASE, O LA NARRATTIVA CHE LO AVVICINASSE A QUESTO O QUELL’ALTRO AUTORE E’ PREGATO GENTILMENTE DI TENERSELO PER SE . GRAZIE. IO SONO QUELLO CHE, “ERO, CHE SONO E, CHE SARO’’?.

Questa esternazione verrà pubblicata a puntate, circa due volte la settimana, e in piccole dosi, così da non rubare troppo tempo al lettore. Siate comprensivi, e che Dio me la mandi buona! ! “ilvindiceincazzato” VI AUGURA BUONA LETTURA.

Vado di fretta, perché il cammino che devo fare è lungo, ma sento di avere un sassolino nella scarpa, non mi voglio fermare per toglierlo, tanto per i primi passi non mi darà molto fastidio,
ma in seguito, penso che mi farà incazzare. Se permettete io intanto vado!!!

Lo scrivente, è nato all’inizio del terzo decennio de1900, da famiglia povera, (come maggior parte di tutti i cittadini di quel periodo) sono cresciuto, non dico in stato di miseria, ma quasi. Pur avendo un padre che si dava da fare al massimo per procacciarsi il lavoro (mal remunerato) era costretto, purtroppo, ad accontentarsi del lavoro che offriva la campagna, non avendo un mezzo di trasporto proprio, per recarsi su altri posti dove offrivano molto di più.
Il treno che passava sulla periferia del paese natio, non portava sui cantieri che sorgevano su colline o su campagne, o dovunque ci fosse possibilità di sfruttare un determinato materiale, ma serviva per potersi spostare da paese in paese fino alle città. Non starò lì a raccontare che erano gli anni in qui Benito Mussolini si faceva sempre più avanti a poderose bracciate, conquistando così la fiduccia del popolo Italiano. (poi ne parliamo).
Mio padre, lavorando pure la domenica e tante volte la sera fin sul tardi in casa del cosiddetto padrone, piano piano, con sacrificio, mise da parte quelle sudate Lire, (avevano ancora il giusto valore) e, fu il primo nel paese natio, di poco più tremila abitanti, ad andare in città, biglietto solo andata, per acquistare una fiammante bicicletta, (mezza corsa, ma senza cambio di marcia). Inutile dire che inforcò subito quel cavallo d’acciaio e fece una volata di cinquanta chilometri che lo separavano dal nostro paese. (dell’acquisto non ne aveva parlato mai con nessuno). L’ingresso in paese destò non poco scalpore. Nel centro del paese, smontò di sella e si fermò con vari amici affezionati e, dopo aver lasciato ammirare la grande novità la innaffiarono con del buon nostrano. Ora, mio padre era a cavallo, e poteva spostarsi dove e come voleva, sarebbe andato anche sulla luna con la sua bici, in cerca di lavoro.

Ritornando sull’argomento interrotto, si era nel bel mezzo di un periodo, che il Duce, stava plasmando o se volete, stava rinnovando, un’Italia obsoleta. Vecchia; in termini di avanguardia, dai tempi del Romano impero, che i vari governatori dell’epoca, avevano arricchito di opere utili,
quasi “mezzo mondo”.

Il Condottiero del popolo Italiano, con la sua idea di grandezza, aveva , già nel 1930, aperto tanti cantieri in tutta Italia, e chi aveva voglia di lavorare, per di più a un prezzo giusto, non era proprio il lavoro a mancargli,(ma come ho scritto, bisognava avere il modo di spostarsi) e mio padre non se lo fece dire due volte, riempì la bisaccia, inforco il “cavallo” e partì spronando i pedali del suo “velocipede” ( termine usato negli anni trenta) ed andò in giro fin quando trovò lavoro di suo gradimento ben remunerato e quindi soddisfacentemente. (Mio padre faceva il minatore nelle cave di pietra, ma non ebbe mai avuto a che fare con le miniere di carbone o altri minerali). Il posto di lavoro che aveva trovato, era un ottimo lavoro, pur se molto faticoso, ma l’inconveniente era, che il lavoro era distante cinquanta KM dal nostro paese, e molto faticoso, ma il coraggio non gli mancava e, fin quando non avrebbe trovato di meglio, con pazienza, si adattava ai tempi. Pensate un po' al sacrificio che doveva fare per passare la domenica in famiglia, nella cava si lavorava anche dodici ore al giorno, sabato compreso, per guadagnare qualcosa in più.
Ma era talmente stressante che neppure agli schiavi si desiderava, ma quel sacrificio lo ripagava del benessere in famiglia. CONTINUA




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