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La lettera
Scritto da dyaz kameron
Categoria: Narrativa - giallo/noir
Scritto il 11/07/1997, Pubblicato il 06/01/2001, Ultima modifica il 29/09/2002
Codice testo: 2838 | Letto 8678 volte

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Recensione de "LA LETTERA" di Carrus Valeria
Giudizio: * * * *

'La lettera' e' un racconto che si legge con particolare attenzione; mette in comunicazione l'essere-scrittore e l'essere-lettore. Sembra quasi che l'autore si butti tra le braccia del lettore conquistandolo con la trama, la storia, i personaggi; comunica con se stesso e contemporaneamente con il lettore. Il lettore e' li', legge 'la lettera' insieme al protagonista, e' ansioso, incuriosito, impaziente, catturato dal linguaggio di Dyaz Kameron e condotto verso un finale inquietante, in armonia con la tensione che si crea dal momento in cui viene aperta la busta contenente 'la lettera'.
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Recensione de "La lettera di Donatella Piccini e Roberto Mancini (motivazione della giuria al I° classificato, XXII° Premio Nazionale "IL PORTONE" sez. RACCONTO):

Dyaz Kameron in La lettera utilizza due stili diversi: quello dotto e colloquiale del protagonista-narratore e quello sgrammaticato e inquietante del corrispondente-schizzoide. Il racconto risulta essere un incubo nel quale il protagonista-narratore si confonde con il corrispondente-schizzoide che alla fine lo risucchia nella sua sconvolgente realtà. Racconto interessante e intrigante che riesce spesso a disorientare e a sorprendere il lettore con il continuo alternarsi dei due piani della vicenda.
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LA LETTERA - Dyaz Kameron
(tutti i diritti riservati)



Il racconto si basa su una lettera realmente recapitata.
Il suo inquietante contenuto è stato fedelmente riportato




Hai presente l'abbacinante chiarore mattutino che squarcia l'inverno e se lo lascia agonizzante alle spalle, facendoti disimparare il suo alito grigio e polare? Sì, l'hai presente… ma non è questo che mi colpisce della primavera. I suoi pollini. Tanto vaporosi e profumati, gialli o pallidi, così maldisposti verso la civiltà... questi lasciano un'impronta profonda in me. E nei miei bronchi. E' aprile, e mi risveglio con le prime allergie, tra piante che fioriscono e animali che sprigionano ormoni. Ma non ci sono né latrati né muggiti in questo Mondo di plastica. E noi esseri umani facciamo ruggire il motore dell'auto e diffondiamo ossido di piombo e benzene verso le prime ferie della bella stagione.
Cosa credi… anche la mia compagna ed io ci siamo fatti abbindolare acquistando un "pacchetto" nell'agenzia di viaggi sotto casa. In pratica, abbiamo affittato un bilocale in un residence a Fiumaretta, ad un passo dal fiume e poco lontano dal lambire del mare. Questo per slegarci un po' dalla vita sedentaria consumata troppo a lungo in una grande città del nord. E sai com'è andata? Siamo finiti qui a Fiumaretta per intossicarci di stress e di litigi per aver dimenticato a casa lo spazzolino elettrico, o per stabilire chi deve preparare la colazione. Ma la guerra vera ce la facciamo per la doccia: a chi tocca per primo? E le mutande… anche in vacanza un uomo deve cambiarsele spesso? E poi la mia compagna russa. E me ne rammento solo quando siamo in villeggiatura…
E ho rifatto a botte con la lampo stregata del borsone da viaggio. Alla partenza non si chiude mai, ma all'arrivo o si rompe, o fa più storie della tua donna quando sei in preda al desiderio più sfrenato. E' successo anche a te? Che ti dicevo…
Abbiamo "sganciato" molto per affittare il bilocale dipintoci come una gemma incastonata in un complesso balneare solare e mondano, con valenti animatori turistici, e zeppo di comfort. Ma siamo arrivati che bruscolava. E ci siamo trovati di fronte ad un prefabbricato bianchiccio, di due piani, e con gli avvolgibili celesti. Recintato male e attorniato da erbacce. Sull'acqua della piscina galleggiava una chiazza ampia e tranquilla di lichene.
E lo vuoi proprio sapere? Siamo solo in tre. La mia compagna Morena, io, e quella dell'interno due.
"Che ce l'avete un paro de centomila spicce? Quattro da cinquanta vanno bene. Ce ho urgenza de cambià… per fà er resto a li mei clienti". La donna si volta poi verso una voce roca e aggiunge "A bello, spegnite… non vedi che sto a parlà con un bambacione?"
Le chiamano così adesso? "Animatrici turistiche"?
Divincolatici dalla donna e ancora con la cartina stradale in mano, appoggiamo le caviglie gonfie su una sedia. E, finalmente, respiriamo aria di vacanze… e di piedi. Ma voglio risparmiarti questo particolare. Ci assopiamo così, e lentamente, col fondoschiena affossato nel telo che ricopre il divano polveroso.
Io? Pigro a balla, faccio scaricare la station wagon a Morena solo nel tardo pomeriggio.
"Morena questa volta tocca a te."
"Non contare su di me, caro."
"Dai, Morena! Lo senti? Questo rutto è il panino alla capricciosa che tu m'hai fatto mandar giù durante il viaggio. Bisticcia ancora con lo stomaco."
"Non ci casco."
"Dai, su, ho guidato io. Per quattro ore… e non mi vedi? Sono ancora stanco morto."
"Valà, crumiro!"
"Se non fosse stato per il 'crumiro', a quest'ora non saremmo qui, cara…"
"Magnifico! E ti vanti pure? Io senza di te sarei ad Atene, o al Cairo, carino…"
"E vai, chi ti trattiene!", e con Morena che impreca giù per le scale, mi avvio soddisfatto in avanscoperta come un moccioso ficcanaso, intrufolandomi dappertutto.
Nel bagnetto attiguo alla stanza da letto c'è un tubetto di dentifricio. E io lì a provare a farne uscire la pasta essiccata. Lassù un rotolo di carta igienica impolverato. E dentro la tazza del water? una moneta. Forse mezzo dollaro.

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