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BALLATA DELL'AMOR RIBELLE
Scritto da Domenico De Ferraro
Categoria: Poesia - D'amore
Scritto il 28/05/2018, Pubblicato il 28/05/2018 20.17.29, Ultima modifica il 28/05/2018 20.17.29
Codice testo: 2852018201729 | Letto 103 volte

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BALLATA DELL’AMOR RIBELLE

Il mio cuore ribelle, batte all’unisono con tanta gente tra sogni di un tempo perduto che mai più ritorneranno . Tra giorni difficili . Tra strade silenziose ratto nel vivere vano. Il mio cuore ribelle batte nella sorte avversa che vince il mio credo. Mi trascina per inferni fioriti fin dentro l’ombelico del mondo, fin dentro un buco oscuro dove mille anime danzano una macabra danza. Ed Attaccato al capello del prete, dentro il vento che mi trascina sulle onde del mare , sopra navi colme di passeggeri che solcano il mare in tempesta. Lo solcano al termine di un confine fino all’orizzonte che si tinge di rosso al lume della luna che cresce nella notte con sorrisi e canti che s’alzano dai vicoli tetri dove una donna dorme beata sul seno della vergine. Dove il tempo ha segnato il suo soffrire in rime sbilenche chete grigie come giorni uguali a ieri.
Ora cammino . Corro contro te , contro il male in cerca di una fermata d’autobus. Sudato . Solo. Con i miei anni . Stretto nella morsa di un canto . Dentro i tuoi occhi . Attendo che passi un pullman che mi conduca lontano mi porti dove tante anime sono rimaste recluse. C’è chi spinge chi s’aggrappa a questo amore che matura dentro di noi che pende dall’albero della liberta. Ed il sapore della vita e un frutto cosi dolce fatto di tanti gusti fatto di modi e di perché di cosa potremmo essere . Ed esule continuo a rimanere fermo sotto la pensilina ed incomincia a piovere . E mi bagno . piango . critico il mondo. critico chi non si comporta bene. rimango in bilico sopra una corda tesa sopra questa illusione.
Dentro un vago sorriso fingo di apparire felice di mostrarmi sereno fingo di vivere una vita non mia.
E mi sembra udire il lamento della bella che fu gentile ,
quand’era giovane amava parlare in tal maniera:
“Ahi, vecchiaia tremenda hai dissepolto il corpo da sotto una terra arida hai piantato una croce sopra un mucchio di ossa. mi hai fatto attendere tanto che questa vita mi conduce a te ed io ero affranto ed incapace di credere che tutto fosse possibile.
Ed ero stanco di aspettare un mezzo pubblico che mi portasse al camposanto dove eri sepolta.
Ah crudele mi potevi pur maltrattare, pestare, mai io non smetterò mai d’amare , mi potevi pur trascinare fin dentro una fossa e se mi diceva di soddisfarti dimenticavo ogni mio male.
Tutta perfidia, la carogna m’abbracciava… Gran bell’affare! Che mi resta? Colpa e vergogna.
Quanta invidia ho provato dentro il cuore quanta gelosia quanta pena per me stesso e fingo e piango vivo nella sorte che mi trascina verso questa fossa dove son sepolti tutti i miei ricordi dove sono sepolti tutti i miei amori. la mia liberta ed il mio canto che s’eleva nel vento che passa .
Mi abbracciavi mi dicevi son tua ed io avrei voluto fuggire non essere quel mostro quel tuo insano desiderio io un amore proibito cosi acerbo cosi amaro da assaggiare .
Se l’amore mi dona un lato della tua malinconia mi regala un sogno ed io lo prendo benevolo tardo a comprendere, tardo ad amare , tardo sulla strada ove rimango sempre in attesa che qualcuno mi riporti a casa mi riporti dove il mondo ha avuto inizio dove la mia canzone è nata poi si udita nuda e felice .
Perché pure il santo apostolo, prende per il collo il diavolo che s’infiamma alla preda ambita, come un converso cede alfine alla Morte : così si porta via la mia anima in preda a tanti dubbi a tante encicliche e cerchi infernali foglie nel vento trascinate via dal caso e dall’accidia .
Verso castelli incantati verso colli bruni tra gente sorda nel canto dei fanciulli nella bellezza che non muore mai. E son felice di fuggire da te da questo inferno son felice dopo tanto tempo di essere riuscito a salire su un pullman sgangherato traballante pieno di ubriachi e matti figli di una guerra insana. Sedute in prima fila donne che mi sorridono mi strizzano l’occhio ed io sono quello che sono nel viaggio che mi avvolge diretto verso il casa diretto verso un altro inferno. In questa bellezza senza nome con nel cuore tutta la mia becera vita con le miei illusioni di padre.
Ed Ora son morta , dopo trent’anni, ed io resto vecchia, canuta.
Perché mi tiri per il bavero
Cercavo di farti capire che forse e meglio che torni a casa
Rimano ancora un altro po’ qui tra stelle e sogni
Sei un eterno incallito sognatore non potrai mai divenir nulla di buono
Mi trascini nel tuo ossesso nelle tue frasi sconce
Me ne guarderei bene dal farti del male
Forse gli anni ci rendono una persona sola
Nella nostra età nell’amore congiunto
In questo vivere vano io ho compreso il tuo desiderare vaghe stelle ed infiniti tramonti
L’eco dell’amore sofferto mi coinvolge mi rende inerme
E L’eco delle voci di una città che si sveglia all’alba con il canto del gallo
Con il profumo dei cornetti caldi
Ed io mi affaccio al balcone e vedo il mare e le isole vedo questa vita ridere di noi
Dov’è ora la tua fronte liscia, spaziosa, i tuoi biondi capelli , gli arcuati sopraccigli, l’occhio grazioso che adescava i più smaliziati; il bel nasino proporzionato, mento a fossetta, le orecchine, il chiaro volto tratteggiato, le belle labbra porporine?
Mi mancano le tue belle maniere le tue morbide fattezze dove hai nascosto le tue poesie i tuoi canti di guerra e d’amore
Dove abbiamo iniziato nella sorte che non concede grazie ed una canzone ti rende felice nell’ascoltarla ed un mare di gente insegue questo pullman ci sono tutti dal vecchio rigattiere al vigile al direttore di dipartimento dal giudice e perfino l’avvocato sulla bici m’insegue e vuole parlare con mia madre di come son diventato . E tutti hanno qualcosa da dire tutti s’infilano dentro i miei abiti sotto le miei coperte tra languide carezze e baci . Rimango ad osservare lo scorrere degli eventi la folle corsa di questo mezzo pubblico che corre follemente per la città inseguito da orchi e cani saltimbanchi e guardie senza distintivo. E me la rido solitario me la rido mentre penso che sarebbe potuto andare molto meglio ma chi sono io da poter dire questo mondo deve cambiare. Che tasse e rifiuti ed altri amori sono la bellezza ed il verso inutile di un poeta di mezza età. E la mia canzone non tanta allegra ne bella da far innamorare menti eccelse. Bella la vita quando si comprende chi siamo e cosa siamo giunti ad essere tutti mi avrebbero dato del matto ed avrebbe protestato per il dire ed il fare per il comportamento incivile. Ma io continuo a guardare dal finestrino tutta quella gente che m’insegue contro la loro volontà. E forse arriverò al casa sano e salvo forse sarò salvo tra le fiamme dell’inferno e cantero o sole mio cantero reginella o una canzone dei Beatles .
Donna del cielo, e del mondo sovrana, degli stagni infernali alta Signora, accogli la tua umile cristiana
tra quelli che la tua pietà rincuora, pure se nulla meritai finora.
Le grazie tue, Madonna e reggitrice, sopravanzano assai me peccatrice; ché non si può̀ altrimenti conseguire meriti e cielo.
Non son mentitrice: voglio in tal fede vivere e morire.
Voglio vivere di mia virtù nel canto che vado cercando e vado rimando nel dormire tra mille anni ed illusioni vaghe che mi attarda la mente e fatico a credere che qualcosa di incredibile possa accadermi . E sono felice di far ritorno dopo questo giorno senza nome in questo momento dopo tutto quello che ho passato mi sono fermato di nuovo a guardare indietro chi m’inseguiva chi mi cercava sull’orlo precipiziò verso di una triste vicenda dentro il mio credo dentro il mio domani che dominano i miei sentimenti figli di un amore ribelle che non riesco più a domare nell'amore ribelle.

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