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Maia
Scritto da Simona Antares
Categoria: Narrativa - Altro
Scritto il 29/05/2018, Pubblicato il 29/05/2018 13.59.30, Ultima modifica il 29/05/2018 13.59.30
Codice testo: 2952018135929 | Letto 29 volte

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“Maia…”
Una voce la risvegliò dal suo torpore. Si sforzò di sollevarsi dal misero giaciglio di paglia su cui si era accasciata la notte precedente, la mente ancora offuscata dal liquido drogato che il druido le aveva fatto bere a forza.
Il rude amplesso avuto con il re barbaro le aveva lasciato delle lacerazioni nelle parti intime. Sentire dentro di lei il membro virile di una razza così antica non è stato poi così piacevole come le era stato detto, lui aveva un buon sapore di erica e di muschio ma l’aveva presa con la forza bruta di un soldato piuttosto che con la regalità di un re.
Guardò il giaciglio accanto a lei: era vuoto. Le sue grazie di ragazza di vent’anni non erano servite a tenerlo accanto a sé fino al mattino. Lui non aveva tempo per lei, nonostante non fosse ancora sorto il sole si muoveva già per il campo per organizzare i suoi soldati perché, ne era sicuro, i Romani stavano per attaccarli.
Anche Agal era sveglio, destato dalle voci dei soldati fuori la sua tenda. Era affranto. Scegliere Maia per quella missione si era rivelato un errore. Si erano lasciati catturare e lei era stata venduta al re Taloc per un rito sacrificale propizio all’imminente battaglia. Maia era morta e lui non riusciva a darsi pace, era così preoccupato che non ascoltava nemmeno ciò che gli stavano dicendo, quella lingua sconosciuta suonava alle sue orecchie solo come un fastidioso rumore.
Maia si sentiva meglio, avrebbe voluto lavarsi e sistemarsi ma il fiume era pieno di barbari seminudi e affamati di sesso. Avrebbe dovuto ucciderli uno a uno e non poteva permetterselo, nessuno doveva scoprirla. Uscì dalla sua tenda e guardò il cielo tingersi di un azzurro sempre più intenso. Doveva trovare Agal al più presto. Vagò a lungo per l’accampamento prima di scorgerlo.
Il sole spuntava lentamente all’orizzonte e le truppe si stavano preparando alla battaglia. Agal era lì, tra quella massa informe di carne e di sudore. Quando lo vide il cuore le si riempì di gioia. Anche lui nel vederla trasalì e le corse incontro abbracciandola e baciandola delicatamente sulle labbra.
“Credevo fossi morta, che ti avessero ucciso” disse stringendola in un forte abbraccio.
“Dobbiamo andare via di qui” rispose Maya guardandolo negli occhi.
“Non possiamo farlo, dobbiamo rimanere qui e dividerci. Tu andrai con il re, io raggiungerò la montagna e mi confonderò tra i soldati romani.”
Maya strinse la sua mano al petto “Ma così morirai. Come riuscirò a sopravvivere al dolore di averti perso per sempre?” disse mentre le lacrime le velavano gli occhi.
“Ciò che proviamo l’uno per l’altra non ha importanza ora” disse Agal “ciò che più conta è la missione. Indebolire l’impero romano, farlo cadere il più in fretta possibile. Lo abbiamo giurato sui corpi morenti dei nostri genitori, non ricordi?”
Agal aveva ragione, se l’impero romano fosse caduto ne sarebbe seguito un periodo di pace e di prosperità per tutti quanti loro, altrimenti altri anni di decadenza, morte e distruzione li avrebbero attesi. Non potevano permetterlo, era la loro missione e nulla poteva interferire, nemmeno il loro sentimento d’amore. Dovevano separarsi.
Maia raggiunse la prima linea con le gambe lunghe, snelle e veloci così rapidamente che nessun soldato si accorse di lei. Si fermò accanto al re che la guardò con sospetto. Quella fanciulla dal lieve profumo di mirra che era apparsa all’improvviso al suo fianco e del cui corpo si era nutrito fino a poche ore prima aveva tutta l’aria di essere una strega.
Vedendo il sospetto nei suoi occhi, Maia lo prese per mano. Avrebbero guidato insieme l’orda barbarica contro Roma.
Taloc non seppe mai spiegarsi perché non si ritrasse da quella presa, soltanto quando tutto fu finito, quando i campi di erica e muschio intorno a lui erano inondati del sangue dei nemici, la vide venirgli incontro per mano a un ragazzo alto e magro, li vide con gli occhi offuscati dalla fatica e dal sangue e l’istante dopo non li vide più, erano scomparsi nel rosso intenso del tramonto. E solo allora comprese che aveva giaciuto con una dea.

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