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Il biondo, il moro e lo spread. La parabola di Gio
Scritto da athos
Categoria: Narrativa - Altro
Scritto il 29/05/2018, Pubblicato il 29/05/2018 18.08.00, Ultima modifica il 29/05/2018 18.08.00
Codice testo: 295201818759 | Letto 97 volte

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Nota dell'autore athos:
In un momento storico difficile uno strano incontro avviene in un bosco

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Un raggio di sole uscito improvvisamente dalle nuvole di quel maggio piovoso colpì Giobbe proprio in mezzo agli occhi. Girò leggermente la testa per riprendersi da quella sorta di accecamento, per poi prendere la strada che conduceva verso il centro del paese. Passato i primi due isolati sentì delle voci arrivare da giù, dove si trovava la piazza principale. Incuriosito chiese a due ragazzi che incrociò cosa stesse succedendo.
“Una rivolta popolare.” Gli disse tutto eccitato uno dei due.
“La gente protesta perché i bambini della scuola non riceveranno più il ghiacciolo gratis durante il periodo estivo.” Continuò l’altro.
Giobbe sorrise loro e continuò la sua discesa. Erano cento anni che il comune di Vacca Pezzata ogni giorno regalava un ghiacciolo ai bambini che frequentavano la scuola nel periodo estivo. Dovevano proprio essere messe male le casse comunali per non poter più ottemperare a quell'impegno, pensò Giobbe.
Dopo qualche minuto entrò in via Berlinguer, un lungo budello che portava direttamente alla piazza. Ora le urla erano ben distinte e poco dopo la visione che gli si presentò davanti lo spaventò. Un centinaio di uomini e donne assediava il comune, gridando frasi di protesta e improperi vari. Un cordone di vigili urbani cercava di contenere quella furia popolare; tra di loro si conoscevano tutti ma in quel momento l’amicizia era cancellata, disciolta come i ghiaccioli della contesa. Giobbe ripensò a quando era un adolescente e frequentava i ritrovi con tutti i suoi piccoli amici. Gli s’inumidirono gli occhi ripensando a quei bei ricordi e una lacrima gli scese lungo la guancia, terminando la sua corsa, veloce e dritta come un razzo, nella maglia a girocollo dove si asciugò all'istante. Anche lui si ripulì il volto con il dorso della mano destra e riprese il cammino.
Scese lungo l’argine del fiume, scavallò il ponte che delimitava l’inizio del paese ed entrò nel bosco. Si sentì subito più rinfrancato, poteva respirare a pieni polmoni mentre camminava sollecito lungo lo sterrato.
Arrivò nella piana del fringuello, dove un grandissimo prato era circondato da pini e abeti. Proseguì, con le gambe che ad ogni passo si facevano più forti.
Il cielo si era fatto cupo. Tuoni, fulmini e lampi lo accompagnavano. Indenne sotto lo scroscio della pioggia Giobbe proseguiva nel suo cammino.
Veloce ora era il suo passo e acuti i suoi sensi.
Improvvisamente al delimitare sud sentì dei colpi ritmati accompagnati da leggeri lamenti. Si spostò verso l’interno del bosco e, poco più sotto, vide due uomini che sbattevano la testa contro il tronco di un albero, una robinia maestosa, alta e dritta con la punta frondosa che si perdeva nel cielo. I due, uno biondo e l’altro moro, non si curarono del suo arrivo. Lui scese fino a essere a pochi metri da quell'insolita scena e chiese loro cosa facessero lì e perché prendessero a testate quell’albero.
Il biondo fu il primo a fermarsi e subito gli chiese: “Tu sei Giobbe, vero? Colui che vive sopra le nuvole.”
“Sì, sono io. Non vivo sulle nuvole, vivo in una casa come la tua. Il mio spirito a volte è irrequieto e galleggia nell’aria. Allora, che c’è?”
“Oh Giobbe, sono appena stato in banca. Tre ore di coda, tutti a ritirare soldi dalle casse, il bancomat per il troppo utilizzo si è rotto. Una parte dei miei risparmi si è volatilizzata. Questa crisi, questo spread, com’è chiamato? Ci sta togliendo anche le mutande!” Gli rispose il biondo.
“E tu? Che hai?” disse Giobbe rivolgendosi all'altro.
“Io invece ho appena comprato casa e oggi mi hanno chiamato dalla banca. La rata del mutuo è aumentata, mi mancano ancor vent'anni per poterlo estinguere.”
“Ragazzi” disse Giobbe “chiamiamolo differenziale, è meglio e poi è nella nostra lingua. Ho sentito di quest’aumento e ho sentito anche che c’era un tavolo cui hanno partecipato molte persone. Dovevano scrivere una sorta di contratto politico, mi hanno detto. E da quel tavolo sono uscite informazioni che dovevano restare segrete e che invece si sono divulgate nel mondo alla velocità della luce.”
“Quindi?” chiese il biondo dallo sguardo febbricitante.
“Quindi il mondo ha paura di noi, perché abbiamo smarrito la qualità forse più importante, trasmettere fiducia. E’ per questo motivo che i tuoi risparmi sono diminuiti e il tuo mutuo è aumentato. Non riusciamo a trasmettere fiducia e quindi chi ci presta soldi vuole essere remunerato con tassi maggiori.”
“Ma io li ho votati perché credevo in loro. Avevano fatto tante promesse.”
“Figliolo, le promesse sono solo parole al vento. Così gira il mondo. Oggi applaudi e domani contesterai. Non so che dire a tutti e due.”
Il biondo ricominciò a picchiare la testa contro il tronco dell’albero. Dopo pochi secondi anche il moro fece la stessa cosa. Le tempie erano insanguinate, con le spine della robinia conficcate ben sotto la pelle. Giobbe urlò, dicendo loro di fermarsi. Si tolse la camicia, la strappò in due parti e gliela arrotolò sulla testa.
“Perché fai questo?” chiesero all'unisono.
“Perché mi sembra giusto. Non dovete soffrire ulteriormente e smettetela di massacrarvi la testa. Forse arriveranno tempi migliori. Diffidate sempre di chi troppo promette e di chi vuol far del bene ad alcuni a discapito di molti.”
“Come ci salveremo Giobbe? Dobbiamo trovare la scelta giusta, assolutamente!” gli gridò il biondo gettandosi ai suoi piedi. Con la bandana insanguinata sembrava un samurai.
“Non esistono scelte giuste ma scelte coraggiose. E non c’è coraggio più forte e più radicato in colui che grida meno. Diffida della gente che urla dicendoti che tutto ciò che fa lo fa per il popolo. Egli tiene dentro di sé una bramosia che arde e che può diventar pericolosa. E diffida anche di me, perché anch'io fatico a tener la retta via. Ragiona con la tua testa e cerca di non commettere lo stesso errore due volte.”
Questo disse Giobbe e i due lo guardarono silenziosi. Stanchi, sporchi e insanguinati si abbracciarono.
“Ricordate, regalate fiori ai vostri nemici e quando li avrete finiti, se non saranno redenti, prendete le armi.”
Con un sorriso e senza camicia Giobbe si voltò e riprese il suo cammino.

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