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C'era una volta in un quartiere
Scritto da Leo1962
Categoria: Narrativa - erotico/romantico
Scritto il 29/09/2018, Pubblicato il 29/09/2018 01:33:20, Ultima modifica il 22/11/2018 16:49:19
Codice testo: 299201813320 | Letto 470 volte

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Nota dell'autore Leo1962:
E' più un romanzo corto, o un racconto lungo, ma spero vi piacerà....

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….C’era una volta in un quartiere…

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Sta' lieto, o giovane, nella tua giovinezza, e si rallegri il tuo cuore nei giorni della tua gioventù. Segui pure le vie del tuo cuore e i desideri dei tuoi occhi. (La Sacra Bibbia, Ecclesiaste)
Tanto è bella giovinezza che si fugge tuttavia/chi vuol esser lieto sia/del doman non v'è certezza (Lorenzo il Magnifico)
Compagno di scuola, compagno di niente, ti sei salvato dal fumo delle barricate/...../o sei finito in banca pure tu? (Antonello Venditti, "Compagno di Scuola", 1975)
Tutti ballan intorno a me, sotto i colori delle lampade (883 – Nord Sud Ovest Est, 1993)
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La serata è tiepida, e mantiene ancora in parte il calore, non fastidioso, di questa estate del 1976. Non è certo ancora iniziato il "riscaldamento globale" che conosceremo da dieci anni dopo in poi.
Ho ingurgitato a velocità bestiale la cena, lavati i denti perché, da quando ho avuto una piccola carie e mi hanno dovuto trapanare, ne ho una paura fottuta....e per altri migliori motivi; quindi "ciao ciao" e mi sono precipitato giù dalle scale come Nembo Kidd, senza dar retta alle solite inascoltate raccomandazioni materne sull'orario e su altre cose.
Queste altre cose compendiano dall'andare piano in motorino, alla mia strampalata militanza politica, e soprattutto allo stare attento a certi innominati pericoli che sto cercando ancora di scoprire, e che riguarderebbero addirittura l'intera mia famiglia. Mi si ammonisce circa l'imboscarmi in posti bui, di non addentrarmi nel bosco, e cose del genere. Per colpa di qualche maniaco? Mah....sì, ho seguito anche io, scandalizzandomi assai, la truce vicenda del Circeo, quando alcuni camerati (che vergogna!) più grandi di noi hanno seviziato ed ucciso una ragazza, e mandata in fin di vita un'altra. Che vergogna perché mi considero anche io un "fascista", e perché al Classico "A.Manzoni" lo siamo in gran parte, eccezion fatta per le solite zecche rosse che si annidano, come appunto fa la zecca, in ogni scuola della Città.
Ciò fa strano, perché la mia famiglia sarebbe originaria di una Regione rossa: ed in questi anni Settanta pur con vergogna debbo ammettere che sanno governare meglio loro che la DC, che "magna a tutto spiano" dice papà ridendo, mentre noi.....beh noi siamo pochissimi e non governiamo, ma un giorno vedrete...riporteremo un nuovo Duce ed un nuovo momento d'oro per l'Italia. L'ho scritto anche in un tema, fra la offesa perplessità della prof. ("Vannucci, guarda che c'è una legge che vieta l'apologia del fascismo!"....predica invano a me come ad altri) ed il compiacimento di certi compagni di classe.
Mio padre se la ride di queste mie velleità mussoliniane, mi dice "ti accorgerai da te un giorno, da che parte dovrai stare....". Infatti lui è comunista, e spesso scoppiano accese discussioni, che mai trascendono però, e finiscono con "....va là che tu sei ancora un cittino!...", dove cittino sta per bambino, per i meno edotti in dialetti italici.
Comunque, tornando al maniaco, qui in Città e nemmeno quassù al Quartiere, posto sulle colline, mai ho sentito parlarne. Però pare che per sfuggire a "certe cose" la mia famiglia, ovvero mio padre, abbia dovuto cambiare aria dopo certe misteriose voci circa "qualcuno" (...qualcosa....) che ha preso a perseguitare il mio prozio da un po’ di tempo, alimentando voci inquietanti.
Il fatto è, che il Quartiere è un posto non dico come il Villaggio, ma almeno come Rocca Alta: è una boscosa sella ingobbita che da una parte scende verso la Città e dall'altra scende verso il confine con il neutrale Stato confinante, in quel 1976 ricco, pieno di segreti finanziari, sicuro rifugio di re o tiranni spodestati e delle loro ricchezze, scrigno di mai rivelati (ancora nel 2018...) segreti, chiuso nella sua cerchia di impenetrabili misteriose fortificazioni ancora attive trent'anni dopo. Ci lavora mezzo quartiere, tutta la gente del Lago, e molti anche della Città: anche se è una città ricca, regno del tessile e della preziosa seta in particolare, e meta turistica apprezzata.
Che quello...(quella cosa?).... che si dice tormenti il prozio possa aver contezza anche di noialtri e seguirci per centinaia di chilometri? Io la trovo una bubbola: diciamo che papà ha avuto una promozione in BNL, dove lavora, ma ha dovuto accettare un trasferimento. Ma resta un dubbio: così lontano?
Dicevo del Quartiere: è circondato in parte da folte boscaglie, due colline che formano appunto una sella, una delle quali tormentata a lungo dal ferro e dalla polvere pirica in quanto sede di antiche ed ormai cessate cave. L'altra è un'erta collina boscosa, percorsa da una miriade di piccoli sentieri spesso assai ripidi, e sede di numerosi reperti della "Linea Cadorna", che a scuola ci hanno spiegato è la naturale continuazione, completata in ritardo, delle difese dell'arco alpino iniziate sin dalla proclamazione del Regno d'Italia. Ci sono trincee in terra ormai quasi cancellate, altre coi muri in cemento recanti le nicchie per i caricatori, e che danno minacciosamente proprio sul Quartiere, ovvero nel 1917 sulla Statale, quali micidiali sbarramenti nonché difese delle batterie poste più in alto. Ci sono bunker d'osservazione, ricoveri sotterranei, camminamenti in calcestruzzo, e quattro batterie sulla collina opposta, due sul pendio verso il torrente Mornello e due proprio al culmine della montagnola e concepite per tirare nell'ampia pianura ove inizia lo Stato confinante.
Dove c'erano le cave, ora ci sono le nostre case. Roccia, vegetazione e cemento armato si incontrano in suggestive fusioni, in architetture ardite ed in antri che ricordano certi films di James Bond nei quali i "cattivi" hanno il loro covo in caverne ospitanti ricoveri in cemento. Così da noi. L'incontro delle strutture edili, della vegetazione che cresce in barba ad ogni legge naturale, e delle cavità sia naturali che artificiali crea antri, recessi, che noi ragazzi da poco usciti dai puerili giochi infantili adibiamo a nascondigli ove godere di ben altri piaceri.....così come i tortuosi corridoi che si stendono vuoi sotto, vuoi al pianterreno, dei palazzi. Questi edifici sorgono a quote diverse, disallineati, collegati da tortuose ed erte vie che mettono a dura prova le meccaniche delle auto e l'abilità dei conducenti.
Una di quelle vie, quella su cui s’affaccia il mio palazzo, dopo cento metri si ferma dinanzi al cancello della Scuola Media [nel, 2018, Elementare, NdA], enorme edificio di fine anni '50, con una immensa palestra, ampie scalinate interne ed esterne, queste ultime sbucanti in un via sottostante. Dentro, ampi saloni e aule enormi.
Disperse fra i palazzoni, o raggruppate in quartierini, ville e case singole di minor pretesa architettonica, alcune anche risalenti ai primi del secolo 20° quando il Quartiere iniziò a prendere forma. E galeotte furono codeste costruzioni, in ispecie loro mansarde o cantine, per ciò che andrò a narrare.
Intanto sono giunto al pesante portone in ferro, guarnito da elaborate maniglie in bronzo. Pigio il pulsante, l'elettro serratura scatta, apro e sono fuori, saltati i tre gradini marmorei posti all'ingresso. Aggiro il palazzo, scendo dalla una ripida strada ed a metà di essa si apre il cortile.
Ed ecco lì i miei amici...e le amiche, naturalmente. Saluti e battute, poi iniziamo a cianciare delle nostre piccole grandi cose: un jeans firmato, quel paio di Camperos che mi stanno qui, avere uno stereo, avere una moto da cross. E poi si fa gli sciocchi con le ragazze, che fingono di ritrarsi ma in realtà sono lusingate dalla nostre attenzioni, a volte inopportune o maldestre. Stiamo lì, seduti dove capita, accanto alle rare auto parcheggiate, fra le quali, messa al riparo sotto l'ardita sporgenza che il palazzo compie, sorretto da complicate travature in cemento, la nuovissima 131 Special di mio padre.
Si ciancia di tutto, ed in particolare di certi raduni, o feste danzanti...e non solo...., che si tengono nelle villette lì vicino. Io, complice il motorino, che consente di dare illegali passaggi alle ragazze (eh, mica ai maschi!) con l'occhio sempre vigile all'apparire della polizia locale, sono abbastanza gradito alle femmine, e non ho particolari difficoltà a rapportarmi con loro. Questo anche perché sono figlio unico, mia madre si è ricollocata qui lavorando oltre confine e mio padre porta a casa una paga che non m'è stata mai detta, ma è la paga di un superiore. Questo mi ha portato, certo con parsimonia rispetto a certi fighetti della 3^ media o della Prima Liceo (o Seconda Ginnasio, secondo la vecchia dicitura), ad avere un aspetto decoroso, alla moda.
Il Garelli, pur con un motore brillante, è pur sempre un 50ino, ma la miscela la consuma lo stesso. Mio padre, tutt'altro che pidocchio (strano, noi Vannucci al Villaggio avevamo invece quella fama....), mi concede una "congrua" (lo dice per pigliare pel culo i preti) che però non mi consentirebbe di girare ogni giorno in moto. Per tal motivo, e parlavamo di fighetti, quantomeno in inverno alterno moto e bus. E sul bus n°3, che scende dal superiore quartiere di nuova realizzazione (ci lavorano ancora addietro, a certe case), c'è sempre un certo Tiziano con un piacevole corteo di ragazze. Lui sì che è un fighetto: scoprirò poi che gran parte è merito di una zia nubile e innamorata di lui.
Non che sia una simpatia assoluta, 'sto Tiziano, si crede un Lord inglese e guarda tutti dall'alto in basso. Però alla fine s'è fatta una specie di "amicizia", si parla al solito di dischi, di moto, di che due palle sono i genitori, di quanto facciano cacare i professori. A lui piacciono le lingue, ma frequenta una scuola tecnica perché, molto modestamente, vuol diventare ingegnere dell'ENEL, ed è attratto dall'antico greco e dal latino, quindi da me che glie ne centellino alcuni rudimenti. Ma il bello, vedi un po’ i casi della vita, è che lui è "amico" (sempre a modo suo) di M****, che abita a 100 metri da me in fondo alla discesa!....e M****, e non solo lui, è uno di quelli che organizza ste "feste" a casa sua, in mansarda. Tiziano è sempre circondato da un manipolo di ragazze, vengono dal nuovo quartiere una volta chiamato (guarda le coincidenze!!!!) "il Villaggio", ora S******, che è poi il suo vero nome. Manca fra queste, tale Patrizia, bionda, occhi chiari e biondi capelli lunghi, di cui si parla non poco ma sembra sia a sua volta corteggiata da Tiziano che la definisce "la bellissima Patrizia". E' ancora tredicenne e frequenta le medie di S******.
Io con qualche ragazza, sin dalla seconda media, avevo già avuto dei "contatti ravvicinati" andandoci, dopo aver scherzato e fatti gli scemi per un po’ nel cortile, ad imboscarmi nei recessi di cui vi parlai sopra. Proprio quei posti, oscuri, nascosti, di cui aveva particolare paura mia madre. E lì scoccarono i primi baci e le mie mani tentarono, all'inizio goffamente, esplorazioni spesso interrotte con un risolino dalla compagna. Compagna che poi "ragazza" non diveniva quasi mai ufficialmente, manifestando io già allora, in questo alla pari di quasi tutti i ragazzi normali, di essere molto farfallone.
Per questo motivo non mi sentivo a disagio davanti al profumato e firmatissimo Tiziano, anche perché io avevo "la moto", lui per anni ancora se la dovette sognare. E quando l'ebbe avuta, sarebbe stato fuori tempo o quasi, secondo le sue percezioni, a seguito di avvenimenti che andrò poi ad accennare.
Ora, mentre sono intento a cianciare con un tipo circa i Pink Floyd e la fortuna che io abbia uno stereo che abbina giradischi, radio e piastra a cassette, che una figura si palesa all'imbocco del cortile. Pur con la scarsa luce data dai lampioni posti a 50 metri l'uno dall'altro, riconosco la sagoma di Tiziano. Aveva telefonato nel pomeriggio a casa ed avevamo concordato che ci saremmo incontrati dopo cena nel mio cortile.
E' relativamente poco che ci conosciamo quali "amici". Avevo imparato a non fargli troppe confidenze visto che lui, della sua famiglia e dei suoi vari "giri" di amicizie e ragazze parlava a monosillabi e sempre con estrema reticenza. Gli piaceva sapere i fatti di tutti, ma non rivelare nulla di sé.
Il fatto che sia venuto sin qui dall'altra estremità del Quartiere è quindi notevole. Il Quartiere, come detto, si stende per circa un chilometro lungo la statale, ed è incurvato in basso verso le due conche, quella della Città e la pianura ove trovasi la dogana. Al centro, ove diventa piano per un centinaio e mezzo di metri, c'è la piazza, col monumento ai Caduti, la Chiesa neoclassica del 1872 (costruita più in alto), ed un insieme di servizi e negozi che rendono di fatto il Quartiere come un Comune a sé: infatti, l'ho saputo da poco, lo fu fino al 1806. Tiziano quindi s'è fatta una bella sgambettata ed alla fine anche una certa arrampicata: ma dato che già bazzica M****, c'è pur abituato.
Saluta me e più distrattamente gli altri, che guarda con fare losco, ed ovviamente e con più calore le ragazze. Sono forse le poche della zona che in effetti non vadano già da tempo alle feste di detto M****, o da T******* o dai fratelli B., tutta gente che vive nelle ville su di sopra. Alcune in effetti hanno poco più di dodici anni e sono appena entrate nel raggio degli interessi maschili.
Mi porta laconicamente i saluti di Patrizia e Manuela, alle quali mi ha fatto l'onore di parlargli di me. Fatto notevole, esse per ora non sono mai state invitate ad alcuna festa, essendo più giovani ed abitando su sulla collina, lontano da qui. Tiziano le bazzica passeggiando con loro su a S******. Qui da M**** le invitate sono pressoché tutte della Via Villa Sassi, la principale arteria della nostra porzione di quartiere. Serpeggiando come un verme la via sale sale sale ed arriva alla omonima località, attraversando una zona che dai palazzoni passa poi, salendo di quota, ad essere composta da belle ville anni '60 ed infine sbucando dove cessa il cemento e c'è il bosco, con due laghetti. E' la zona più temuta da mia madre, perché termina in una rupe, sopra la zona dove abita Tiziano, che assomiglia in modo impressionante alla Rupe del Villaggio, dove ebbe inizio la vicenda che spaventa tanto la mia famiglia.
Vedo che Tiziano guarda con invidia la sagoma indistinta del mio Garelli coperto da un cellophane (mica voglio che marcisca: in questa città, accidenti a lei, piove sempre!), ma sono io a rivolgergli la parola, perché ho comprato le cassette al CrO2 ed attendo che lui venga quale ospite con un po’ di dischi che voglio riversare sulle suddette. Le registrazioni dalla radio sono un fallimento: finché a trasmettere era solo la Rai, Rai 2 in ispecie, il disc jockey non rompeva i gabbasisi, ma da quando con una certa legge di questo febbraio (l'ha detto papà) anche i privati possono fondare emittenti, di colpo ne sono nate a migliaia: ma i disc jockey si divertono a volte a fare gli scemi parlando sui dischi. E non è ancora nulla: negli anni a seguire diventerà sempre più impossibile sentire (registrare quindi) un brano. Avendo io un apparecchio combinato, ho chiesto qui e là se mi si prestava dei dischi da copiare su nastro. E' anche questo che Tiziano mi invidia, lo so, e che mi rende "socialmente elevato": lo stereo. Lui ha un po’ di dischi ma li suona su una fonovaligia del decennio prima, ex proprietà della zia.
Come al solito lui nicchia: teme che la puntina, certo non una Shure da centomila lire, ma in perfetto stato, glieli rovini. E' molto attaccato alle sue cose, ho capito da certi suoi atteggiamenti. Non so se si renda conto dei danni che invece proprio l'antiquata, e certo usurata, puntina della vecchia fonovaligia causa ai microsolchi. Lui stesso ammise, ridendo, un dì, di dover mettere una moneta da 50 lire sulla testina....se no questa salta. Quindi, mi promette che verrà "la settimana prossima" a presiedere alle registrazioni.
Ma il motivo che lo ha spinto a venirmi a trovare sono proprio io di persona e le ragazze che bazzicano il mio cortile. Cazzo!...abitiamo lì a due passi dalla casa di M****, e non ci facciamo mai vedere?...Beh, quantomeno l'interesse è sincero. Dovete sapere infatti che dette feste sono sonorizzate da impianti stereo, da quelli di potenza media o modesta come il mio, a quelli dei più abbienti, più prestanti e dotati di grosse casse. M**** di apparecchio ha già il suo, me lo ha riferito proprio Tiziano lamentando di non averne uno (che gli arriverà a Natale, si sa già). Io e le mie conoscenti, e per forza di cose anche i pochi ragazzi presenti, siamo destinati ad alimentare la prossima festa, se no, senza invitati, che festa è? .... Del resto, ho saputo a scuola, che un locale è tanto più "potente" quanta più fauna attira.
Tiziano mi racconta anche che col suo sodale Renato, che sale ogni sabato alle 2 dalla Metropoli, hanno da pochissimo avuto in concessione dal padre del suddetto due stanzoni a pianterreno di una casa in via B., zona dove sulle prime non mi pare d'esser mai stato. Quando mi spiega che è una traversa di Via C*****, allora capisco dove si trova. E' un'altra via strappata alla dura roccia con la dinamite e le perforatrici, rettificandola per renderla idonea a servire un gruppo di palazzi affatto simili al mio. Ci sono anche alcuni edifici ex rurali, di quando al Quartiere si coltivavano il gelso e la vite, una palazzina del 1911 a tre piani ed una, coeva, ad due piani (terreno e primo), oltre ad una misteriosa costruzione in legno, muratura, lamiere che fa da rivendita di legna carbone e combustibili. Mi ci sono avventurato in Garelli durante i miei pigri giri esplorativi, quando ancora non conoscevo Tiziano o meglio, non conoscevo il suo indirizzo: egli è sempre parco di informazioni su di sè, manco fosse James Bond.
Io invece, per la natura tipica della gente della mia regione, o per carattere, parlo senza remore di me, del Villaggio, della mia famiglia, ed anche di quella strana paura che attanaglia noi Vannucci. E così ho notato che Tiziano è rimasto molto colpito da questa cosa: del resto siamo ragazzi, e viviamo in un mondo fatto ancora di fantasie suggestioni e cose misteriose. Anche questo alza le mie azioni presso questo "piccolo Lord" nostrano.
Tiziano mi racconta che per ora i due stanzoni sono nudi, niente affatto arredati, ma col '77 le cose cambieranno. Lui e Renato sono i dominatori della via, m'ha detto, perché negli anni felici dell'infanzia, quando le pulsioni verso le femmine ancora non ti tormentano, con diverse battaglie a fiondate e spade di legno hanno stabilito la loro leadership sulla via B. e sui dintorni. Da quando mi vede parlare anche con altre a lui ignote ragazze sul bus, pian piano si sbottona. Mi narra ad esempio del bel radioregistratore a nastro Grundig dell'amico metropolitano, dove questo registra dai dischi di innominati amici fascistelli di laggiù canzoni di Donna Summer e di altri grandi della disco music e del rock, come gli immortali Pink Floyd ed i Deep Purple. Ma se poi nel fine settimana se ne stanno lì da soli in uno dei due stanzoni vuoti a sentire questo apparecchio, contano già di fare di quel luogo un ennesimo locale, ma bello, certo più delle cantine o delle mansarde dei loro conoscenti.
Per il momento, lui ed il suo ancora a me sconosciuto amico sono i graditi invitati non solo da M****, ma l'abito dei perenni questuanti sta loro stretto, e da qui l'idea di mettere su un proprio locale. Idea lodevole, commento io.

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