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C'era una volta in un quartiere
Scritto da Leo1962
Categoria: Narrativa - erotico/romantico
Scritto il 29/09/2018, Pubblicato il 29/09/2018 01.33.20, Ultima modifica il 15/10/2018 01.07.31
Codice testo: 299201813320 | Letto 180 volte

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Nota dell'autore Leo1962:
E' più un romanzo corto, o un racconto lungo, ma spero vi piacerà....

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[...]
L'aria tiepida invoglia a stare all'aperto, e programmiamo in breve giro per i paraggi. Continuano gli scherzi maneschi alle ragazze, che vi si sottraggono con dei gridolini di finto pudore, e le nostre chiacchiere. Parliamo anche della Linea Cadorna, e lui si illude di trovarvi un giorno un "91" abbandonato; oltre ad immaginare, e riferirmelo anche, che certi danni particolari ad alcuni vecchi alberi siano da attribuire "alla guerra". Io, più informato anche da mio padre, raffreddo i suoi entusiasmi: le armi sono consegnate personalmente ai soldati che ne rispondono, se sono immagazzinate lo sono in casse sigillate e quindi, dal 1921, con la demilitarizzazione dell'area tutto è stato ordinatamente rimosso. E poi..<<-Che te ne fai di un rottame arrugginito? Sono passati sessant'anni, vedi tu che cosa troveresti!->>.....E circa la guerra gli dico che non s'è sparato un colpo, da queste parti: a sparare sono ancora, e lo saranno per pochi anni ancora, rarissimi cacciatori.



A quest'ultima affermazione, vera perché già si parla di porre l'ampia boscaglia che taglia in due la Città sotto un vincolo di cui non conosco la definizione, egli rilancia dicendo che infatti il papà di Renato è uno di quei pochi, che cercano una preda ormai quasi estinta. Però non mi dice della carabina Diana ad aria compressa con la quale, sulle balze della rupe che incombe sulla casa di Renato, loro due (o tre) fanno un allegro tiro a segno con ogni cosa, animata o no, gli passi davanti agli occhi. Dalle lucertole ai gatti, dalle lattine o barattoli alle scatolette amplificatrici delle antenne dei vicini...e prima di scoprire la musica loro pure, coi preziosi 45 giri delle sorelle ormai maritate: i Nomadi, le Orme, i Dik Dik, magari oggi un po’ vecchiotti ma che sentiti non sono mica male.
Al solito, anche su questo Tiziano è sempre reticente. Del resto, lui Renato ed un certo Edo che vagamente ricordo dalle Medie (un anno prima, del resto) e che non godeva di buona fama, formano un trio un po’ esclusivo che da sempre non ama condividere con altri molto della propria esistenza. Adesso questo trio vorrebbe aprire anch'esso un locale: beh, staremo a vedere chi ci andrà. A me non importa, se mi inviteranno parteciperò volentieri: non ho velleità da cavaliere titolato, io.
Arriva l'ora fatale del rientro. I semafori lampeggiano, la statale è vuota, la Tv suona l'Ouverture del Guglielmo Tell annunciando la fine delle trasmissioni. Qui e là sulle nere sagome dei palazzi luci si spengono.
Ciao ciao e ci vediamo, e ci si inerpica verso casa. Io sono un po’ impressionato dalle reticenti raccomandazioni dei miei e tengo d'occhio le scalette che si inerpicano sulle rocciose balze tormentate per perdersi nella vegetazione, o gli angoli scuri nelle fondamenta degli edifici, il mio compreso. Apro con le chiavi cerimoniosamente concessemi al compimento, l'anno scorso, dei 14 anni ("oramai te sei un omo" fa mio padre nella parlata d'origine), e quando il pesante portone si chiude rumorosamente alle mie spalle , so di essere al sicuro da qualsiasi cosa o persona i miei temano così tanto. L'unica cosa che si sono lasciati scappare, è che "bussa tre volte alla porta e non puoi non aprire". E perché mai dovrei aprirgli?...Nessuna risposta.
I miei doveri verso l'accettazione da parte delle ragazze mi spingono malvolentieri in bagno. Mi lavo un po’ dappertutto, con scarso impegno, mi infilo il pigiama e mi ficco a letto.
Ormai le scuole volgono alla fine. Non si studia più, tanto i professori mica interrogano. Ci si va a scaldar la sedia. Soprattutto ovviamente a chiacchierare, a fare gli occhi dolci alle donzelle, a guardare le moto degli altri parcate davanti al portico, sormontato da un frontone neoclassico. So che le colonne sono addirittura romane: questa Città è assai antica. Su di noi intenti ad entrare a scuola si staglia l'ombra della porta torre, la principale della cerchia di mura che ancora per 3/4 cinge il centro storico.
Io non ho paura di essere bocciato. Non sono né una cima né un ciuco, galleggio nella media.
Altri invece sono pallidi per la paura: motorini chiusi per due settimane, studiare tutta l'estate per "rimediare", via lo stereo in cantina e svariate altre punizioni, così come per i rimandati a Settembre. Si sa già chi è sommerso o salvato. E si sa pure di chi ha genitori comprensivi, o menefreghisti, come tale Elena Sberze, che abita al Quartiere ed alle Medie veniva giù accompagnata dalla mamma in "5oo". Lo fa ancora oggi al Liceo: ma spesso, narrano voci attendibili, arriva o viene rilevata da "uomini" in auto decapottabili come le 850 o 124 Sport oppure in Morini o Guzzi 350.
Elena è bella, davvero. Boccoli color rame scuro variegato di biondo, curve da donna già fatta, occhi azzurrissimi, viso da....da bellissima..! E' un articolo al di fuori della mia (e di molti altri) portata, un riferimento od oggetto d'odio (dipende da molte cose, tutte femminili) da parte delle compagne di scuola.
Che Elena prenda 4 od 8 non dico importi sega alla famiglia, ma non causa guerre intestine. Suo padre è padrone della Tecnomeccanica Sberze: un vero industriale, un "nemico del popolo" secondo i compagnacci, i Cina. Ovvio che abbia un fratello, più grande assai di noialtri, fascista ed anzi iscritto al Fronte della Gioventù, la cui “base” è qua a duecento metri dalla scuola, in via M*****, dove c'è la sede del MSI.
Il giovanotto, secondo un copione di "quei maledetti borghesi pieni di quattrini" dice mio padre, è destinato a laurearsi, affiancare dapprima ed un giorno succedere al padre al timone della ditta. Elena invece sarà un ottimo prodotto da matrimonio combinato, di quelli fra ricconi, pieni di corna e dove come nei film commedia con Banfi o Tognazzi ognuno alla fine fa vita a sè in una clamorosa villa.
Stranezze del mondo degli adulti, penso io, tornando all'invito alla festa da M**** (ah!...l'hanno promosso, sentito dire). Tiziano pure se la caverà, Renato idem mi concede di sapere "sua Grazia". Vorrebbero mettere "ai lavori" il locale già da questa estate, ma pare che manchi parecchio materiale, o che non sia ancora certo se il padre di Renato non ne voglia trarre profitto fittandolo come magazzino a qualcun altro. Per ora, si degna di farmi sapere il Piccolo Lord, sono già arrivati dei mobili da ufficio posti nel più interno (rispetto all'ingresso) dei due grandi locali, che hanno entrambi finestre con inferriate e danno sul tranquillo cortile sterrato ed occupato da un vecchissimo orto cinto da una siepe autopromossasi quasi a foresta.
L'estate porta molte cose, fra le quali le ragazze in mini-shorts, l'ultima moda (anche se mamma dice che già 7 od 8 anni fa lo fu....e li portava lei stessa, ma io nulla ricordo). Ci sono poi le minigonne, che presto cadranno in disgrazia fino ai primi anni del prossimo decennio, di solito in cuoio con una larga cintola (larga più di quanto sia lunga la gonna, ancora un po’!) corredata da una grossa fibbia. A me le gambe nude delle compagne (sulle quali c'è in corso una guerra fra professori della "antica e stimata scuola già napoleonica" e le ragazze stesse, guerra già persa dai primi) mi eccitano. Una cosa è carezzare un paio di jeans, per quanto a pelle, altro è carezzare la pelle vera d'una fanciulla. E la minigonna rende accessibili segreti solo sognati nelle solitarie sedute in bagno che tutti gli adolescenti hanno conosciute.
Mi domando, accendendo il Garelli, se alla festa arriveranno coi soliti jeans, spesso portati talmente stretti da doversi far aiutare nell'infilarli, o se oseranno indossare pantaloncini e minigonne ridotte ai minimi termini. Una cosa mi mette in agitazione: Tiziano mi ha detto che a volte Elena Sberze è venuta, certo, proprio lei, alle feste già viste da lui e dall'amico metropolitano (non nomina mai Edo, a questo ci faccio caso).
Armeggio un poco nel fissare i pochi libri, portati ormai solo per la facciata, al portapacchi del motorino con un elastico dotato di una forza immane; poi salgo, ingrano la prima e il prestante monocilindrico parte allegramente per casa.
Attraverso la Città girando per torno alle mura, faccio il lungo lago, poi in fondo prendo la Via Valfresca perché più fresca (appunto) della larga statale. Supero un impacciato giallo-bus che sbuffa fumo nero faticando sotto il peso degli studenti di cui per pochi giorni ancora porterà la zavorra, affronto i tornanti e sono al semaforo detto "dell'O** " dal nome di una fabbrica che vi prospetta. Scatto al verde, faccio duecento metri e mi inerpico fra le stradine che si insinuano fra i palazzi. non senza una punta di nostalgia intravedo la scala monumentale che mena su alle Medie. Un vago senso di malessere (presagio di cosa?) mi prende ma passa subito.
Eccomi: giro a sinistra, mi inerpico in seconda su per le erte strade interne, faccio il solito slalom delle curve, ed ecco il cortile sulla mia sinistra. Sobbalzo un poco sul suo rivestimento in cemento già in rovina dopo vent'anni nemmeno dalla realizzazione, e parcheggio il "bolide", che chiudo accuratamente. Al sottosella ho fissato, levando la brutta scatola di plastica della Agrati Garelli, una specie di giberna militare che contiene anche il lucchetto per bloccare la corona di trasmissione.
Finalmente sono a casa. Ho gettato i libri in camera, sul letto. La mia fame da giovane in pieno sviluppo mi chiama in salotto, dove già c'è la pastasciutta che m'aspetta. Mia madre, lavorando, non può permettersi di cucinare a mezzogiorno dei manicaretti: pasta e bistecca al sangue, un po’ di insalata magari. La Tv parla di scontri fra opposte fazioni a M*****, sedata dalla Polizia la quale ha lamentato essa pure dei contusi e lievi feriti. "Ben vi sta, servi di Andreotti" penso io. Mio padre invece parla e addita i soliti "estremisti di destra" che scatenano le battaglie urbane. Ma c'è chi dice sia Kossiga, scritto per spregio dai Kompagni con la "Kappa" (essa degrada sia a destra che a sinistra), ad insinuare elementi provocatori, giovani agenti mimetizzati fra le due fazioni, per giustificare poi l'arrivo della Celere.
Io ci credo, perché sono convinto, da quando mi hanno regalato dei libri di storia non scolastici sulla Repubblica, che essa per sopravvivere debba reprimere. Sono anche convinto, povero illuso che non conosce la codardia degli italiani, che se sorgesse un nuovo Mussolini lo seguirebbero.
Intanto viviamo in un momento di forte e crescente benessere e ...."panem et circenses"..., ed ecco fatti contenti gli italiani. La 127, le 300 mila al mese, le vacanze al mare con le mogli cesse e grasse ed i mocciosi petulanti, un appartamento scroccato a fitti irrisori al Comune o all'INA Casa, un bel posto statale dove non fare sega, ed eccoli felici e contenti come una Pasqua. E il bello è....che lo pensa anche mio padre!!!!!.......Lui sarà un Kompagno, ma lavora davvero, come mi dice si debba fare in Russia, paradiso del Lavoratore ma dove filare dritto e produrre, se no.....Siberia e Gulag!
Questo, della Russia Komunista, mi piace. Del resto che non abbia ragione il prozio al Villaggio? "Tutti gli estremi si toccano". E lo dice un superkompagno partigiano, che ha conosciuto (e si dice ammazzato) i piccoli capintesta fascisti della Vallata e di Belpasso.
A me per ora intanto interessa di finire di mangiare, lavare di malavoglia i denti e andare a sentire i Pink Floyd....ormai non ciò più da studiare, finalmente!!!!......Omero, Virgilio, il latino vadano in ferie anche loro fino a settembre.
La mia camera è fresca ed accogliente. Dipinta di verde pallido, è arredata con mobili componibili. In un antro c'è il mio compatto stereofonico dal quale, nascosti per quanto possibile, partono i cavi delle due casse, messe distanti per godere meglio della stereofonia e poste ovviamente sugli armadi. Non è un costoso Grundig o Nordmende, nemmeno un Philips (però so che la sua piastra a cassette è un prodotto di quella Casa) nè un prodotto giapponese. La marca è "Europhon", una ditta che cerca di contrastare come la Mivar la concorrenza dei prodotti stranieri, anche quelli asiatici pesantemente colpiti dai dazi: ma per quanto cari, la gente li compra per le ottime caratteristiche.
Rovisto fra le mie non poche cassette - lo stereo è arrivato a Natale, le sessioni di registrazione con gli amici hanno sortito buone prede - e caccio dentro "Wish you were Here" a basso volume e mi svacco sul letto a sognare, al solito, le morbide nudità che l'estate (e, lo so per sommi capi, la Contestazione) ci ha portato. Ho il felice presentimento della donna, nel senso che le mie conquiste, mica tante, che credete? certo non potranno che aumentare bazzicando le famose feste di cui si parla.
Dalle casse, due poco profondi parallelepipedi di plastica bianca dal frontale crivellato da grossi fori, inizia ad uscire la musica psichedelica ben riprodotta dai due grossi altoparlanti a doppio cono, uno per cassa. Una musica che mi suggestiona: io, anche se non me la faccio sotto per la leggenda, che tale considero, di cui temono i miei, sono comunque sensibile a luoghi musiche o situazioni. Lo stesso mi accade durante le mie "sessioni amorose" con le tipe, nel buio fra i pilastri e le rocce o nei tortuosi corridoi delle cantine.....pochi minuti di vera estasi, ed ecco che questi posti tosto mi suggestionano, assumono un'aria misteriosa che mi dice bene. In particolare gli ambienti esterni, al tramonto o la sera con la poca luce che arriva di riflesso dai lampioni.
Lo stesso al mare, con la spiaggia deserta, le zone ancora selvagge con le dune e la scarna vegetazione, dove evidentemente è l'atto amoroso (non pensate a chissà cosa!) nel profondo della notte che esalta la particolare atmosfera che già in sé il luogo può emanare.
Me ne sto lì ad immaginare quindi come sarà un locale per feste: in penombra, certo, e pervaso dalle sensazioni che certi pezzi musicali sanno regalare. Pian piano scivolo in un piacevole torpore e prendo sonno.
Non so quanto tempo sia passato. Non ho nemmeno sentito il "clack" della piastra che scatta al termine del nastro. Apro pigramente un occhio e, piacevolmente impigrito, penso se sia il caso di alzarmi e caricare l'altro lato della cassetta o metterne un'altra. Queste complicate riflessioni sono interrotte da un gracidare sommesso che viene dalle profondità della casa, oltre la porta della zona notte che ho opportunamente chiusa.
Mi risveglio:"Azz.....il Tiziano coi dischi!". I miei sono svaniti. Salto giù dal letto mentre un sollecito mi arriva dal citofono. Lo raggiungo ed al mio "chi è" ("....bussa sempre tre volte, e non puoi non aprire"....ma che bischerate!) risponde infatti la voce dello "amico".
<<-Dai, sali, settimo piano, c'è l'ascensore!->> e pigio il pulsante che apre il portone. Io infatti sto su in cima, all'ultimo piano, da dove vedo la Città, un po’ di lago, e parte del Quartiere fino alla piazza, da dove la curvatura della sella mi impedisce un'ulteriore vista.
Apro ed esco sul pianerottolo. Ecco arrivare la cabina, si aprono le porte e preceduto da una zaffata di Brut33 ne esce Tiziano con alcuni dischi sotto il braccio. Saluti di prammatica, ed entriamo in casa. Io chiudo, come sempre noialtri si fa, la serratura a quattro punti di ancoraggio che blocca la porta.
Il mio appartamento è grande, e ben rifinito, con begli avvolgibili in pino rosso, una porta dal pannello tipo radica ed assai solida, pavimento in marmetto coloratissimo e tenuto lucido con la cera da mia madre. Il palazzo, se fuori ha un'aria austera, grigio granito com'è, in realtà è abbastanza "di lusso", ostentando un ingresso rivestito di marmi colorati ed il soffitto rustico color avorio. Una porta anch'essa elegantemente impiallicciata in radica conduce ai misteriosi corridoi delle cantine, che le mamme ridendo chiamano "il corridoio dell'amore"....Tutte, tranne la mia che sorride a denti stretti: quel budello oscuro non la ispira affatto.
Arrivati in camera Tiziano appoggia i dischi sul tavolino, e subito si informa se la puntina "è a posto". Prendo la lente di ingrandimento comprata in 2^ media per le lezioni di fisica, ed un po’ scocciato gli dico di controllare lui stesso, e lo informo che è anche pulita a dovere con l'apposito spazzolino.
Passiamo un bel po’ di tempo: per ogni registrazione io prima faccio la taratura dei livelli di incisione, come da istruzioni dell'apparecchio, per non avere distorsioni nel suono. Circa le testine della piastra, il cabestano e i rulli, sono sempre pulitissimi. Mentre i dischi girano ed io frego la SIAE e risparmio anche, scrivo accuratamente sui cartoncini delle confezioni dei nastri i titoli, dell'album e dei singoli brani.
Intanto si ciancia. Tiziano mi parla in tono pomposo, manco le avesse inventate lui le feste. Scopro dai nomi che mi fa quante ragazze della zona e mie ex compagne di scuola, anche di classe alle Medie, vanno a questi piacevoli (che altro certo non debbono essere, no?) conventicoli. Mi propone di portare se ci sto anche qualche mia cassetta, e mi spiega che servirebbe quando finita la disco music si mettono i lenti, e lì avviene "il fattaccio", cioè l'approccio diretto con la ragazza scelta. A quel punto si vorrebbe non dover cambiare sempre il disco, ma inserire in un registratore uno o più nastri con musica "soft" per lasciare anche all'improvvisato disc jockey le mani libere per altre cose. Annuisco, è una buona idea, ma io ho solo album. Ci riserviamo, una prossima volta, di confezionare delle cassette da "camporella", ma stranamente succederà che mai, nemmeno nel loro locale, con il Grundig a nastro che promette ore di musica senza doverlo manovrare, si farà come progettato oggi.
Finita la sessione, io ho qualche album in più (mi piacciono i Pooh, checché dicano certi 'mbecilli che è musica per "ragazzine"...sti scemi!) e sono contento. Come vedete, il fatto che mi piacciano i lenti ed anche l'ormai famoso quartetto che esegue solo pregiatissimi brani dolci e melodici, è un'altra prova della mia suggestionabilità e credo, anche romanticheria.
Visto che c'è ancora tempo prima dell'ora di cena, Tiziano mi propone di salire a trovare T******* o "Proto", al secolo Luigi, che hanno ville con mansarda già teatro di numerose feste. Insomma, si fa un po' un giro, dall'uno all'altro.
I due sono affabili, non se la tirano nemmeno. Si ripiglia a cianciare delle nostre solite cose, e ci si ridà appuntamento da M**** domenica.....alle 14. Indicative, è fatale.
Torno giù e saliamo a riprendere i dischi di Tiziano, poi lo congedo e l'ascensore lo ingoia. Ci siamo anche scambiati i numeri di telefono, per ogni evenienza.
Bene, sono felice. Sto per entrare, non solo io ma anche qualche ragazzo della via, in un giro più ampio di amicizie, ed amicizie significa ragazze.

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