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Quattro barzellette “sporche”
Scritto da Giacomo C.
Categoria: Epistolare
Scritto il 29/09/2018, Pubblicato il 29/09/2018 06.43.37, Ultima modifica il 29/09/2018 06.46.38
Codice testo: 299201864335 | Letto 126 volte

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La prima me l'ha raccontata un collega catanese, docente di matematica, durante un collegio dei docenti. Io ero intento a creare un rebus, per non dormire dalla noia del “niente” di cui stava parlando il preside. Mi si avvicinò questo professor Spampinato, e mi disse:
« Ti piacciono le barzellette matematiche? »
« Penso di sì...ma non ho idea di come si possa costruire una barzelletta su una materia seriosa come la tua », risposi.
Fu così che iniziò a raccontare, sottovoce e con la mano davanti alla bocca per non farsi sgamare dalla direzione. Eravamo tali e quali ai nostri allievi di fronte ad una lezione noiosa.
Alla fine della barzelletta, mi costò un richiamo del preside, dal momento che mi venne un attacco di ridarola. Eccola:
“ Due vecchi amici d'infanzia, che erano stati pure fidanzatini, lei ancora una bella donna, lui sempre in canna, si incontrano per caso in un caffè di Catania. Dopo i soliti convenevoli, lui dice a lei:
« E con l'amore, come te la sei cavata, mia cara? Non hai mai fatto cose delle quali vergognarti, immagino »
E lei, con classe:
« Purtroppo sì, mio caro. Dopo che m'hai lasciata, mi sono data alla perdizione e mi sono pentita, o meglio vergognata, due volte. La prima quando mi sono fatta pagare e la seconda, più recente, quando ho pagato io per...mi capisci? »
E continua: « E tu? Ti sei mai vergognato? »
« Sì, anch'io due volte. La prima quando non ce l'ho fatta a fare la seconda e la seconda quando non ce l'ho fatta a fare la prima. » “

La seconda barzelletta mette in campo l'ingenuità del tenero Giacomo, un personaggio che nei fumetti veniva disegnato mentre pedala su un triciclo. Eccola:
“ Giacomo decide di capire qualcosa del sesso e dell'amore ed allora segue il fratello in una delle sue scorribande amorose. Si nasconde nel bagagliaio della macchina ed ascolta i discorsi del fratello maggiore, e della sua ragazza del momento, in camporella.
Lui: « Me la dai o no, insomma? »
Lei: « Se me lo chiedi così senza gentilezza, ti dico di no »
Lui: « Bada, se non me la dai ti faccio andare a casa a piedi »
Lei: « No e poi no, non te la do... »
« E allora scendi e vai a casa a piedi » grida il fratello con rabbia.
Il giorno dopo, sul tardo pomeriggio, Giacomo prende il triciclo e chiede ad Anna, la sua amichetta del cuore, di salire sul triciclo per una passeggiata in campagna, in un boschetto di acacie.
Giunto sul luogo inizia, molto gentilmente:
« Senti Anna, lo sai che mi piaci molto, ed allora mi sono deciso a chiederti una cosa che mi piacerebbe tanto »
« Dimmi Giacomo, lo sai che anche a me piaci molto »
« Anna, te lo chiedo gentilmente, me la dai?.. »
« Ma certo che te la do... »
A questo punto Giacomo rimane interdetto dalla risposta. Resta lì come un babbeo, perplesso per qualche secondo, poi guarda Anna, guarda il triciclo, fa due conti e sbotta:
« Ah...me la dai. Allora prendi tu il triciclo che a casa a piedi ci vado io » “

La terza barzelletta invece me l'ha raccontata il miglior preside che ho avuto nella mia carriera di insegnante. Lui era un grande chimico, un uomo di successo nell'industria della nostra città, ma era rimasto una persona umile, modesta, per niente spocchioso. Ecco, ve la racconto così come me la raccontò lui durante una cena fra insegnanti. Ormai non è più tra noi, in questa valle di lacrime, ma forse leggerà e si rifarà due risate.
“ Due amici leggono un annuncio su un giornalino erotico: Si organizzano ammucchiate in villa privata, l'iscrizione è gratuita.
Giovanni, il più timido, dice all'amico, che ha fama di essere un esperto in avventure erotiche:
« Giacomo, provaci tu che di queste cose te ne intendi. Poi mi sai dire... »
Il giorno dopo i due amici si incontrano. Giovanni, curioso, chiede lumi all'amico:
« Allora Giacomo, com'è andata? »
E quello, scuro in volto:
« Non è roba per noi, credimi...son riuscito a stento a sfiorare due tette e l'ho preso nel culo tre volte! » “

L'ultima barzelletta è bergamasca, e mi è stata raccontata durante un torneo di scacchi nel castello di Urgnano, paesino di mille anime le cui origini affondano nell'epoca Romana.
Il castello, di costruzione pre-medievale, è in realtà una Rocca Viscontea.
“ Un incallito giocatore di scacchi viene interrotto durante una partita di allenamento in un bar, dove un folto gruppo di avventori sta seguendo le mosse. Ad interromperlo è un conoscente, che lo avvisa di un fatto increscioso:
« Piero, molla la scacchiera e corri a casa. Tua moglie è a letto che se la spassa con un tuo amico. Ci sono perfino i ragazzini che se la ridono, spiandola dalla finestra. »

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