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Al barquq
Scritto da ANDREA OCCHI
Categoria: Altro
Scritto il 30/12/2017, Pubblicato il 30/12/2017, Ultima modifica il 31/12/2017
Codice testo: 301220178283 | Letto 144 volte

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Nota dell'autore ANDREA OCCHI:
Turchia Cappadocia 1984 - Ricordi

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Al centro dell’Anatolia, in quell’area equidistante dal Mar Nero ed il Mediterraneo, fui rapito dal mio precario equilibrio, sottratto alla spessa fune della realtà, dal tuo sorriso e dalla tua pelle, lo ricordo ancora. Incantato dai camini delle fate di Zelve, privi del fuligginoso fumo del carbone, ma dotati di vulcanico fascino, mi smarrii tra i colori sbiaditi e sabbiosi che le prime ombre sinuose del tramonto mutavano in rosa. La polvere dorava il sole che sfiorava bassi vigneti e alberi d’albicocco che verdeggiavano alla base della Uzumlu Kilise. Con le spalle volte a oriente lasciai la Zelve Yolu con direzione Goreme, circondato da quel paesaggio che ritenevo potesse essere proprio ed esclusivo della superficie lunare. In quel fiabesco silenzio, un asino soggiogato dal peso di due gerle ricolme di quei dolci e piccoli frutti arancioni mi si fece incontro. A fianco una figura il cui corpo era avvolto da un drappo di cotone verde e nero ed il capo, da un turbante verde dirigeva l'animale. Era una ragazza, forse mia coetanea. Ricordo che nello sfiorare il nostro cammino, gli sguardi si seguirono per quella frazione di tempo necessaria ad esprimere tutto ciò che le lingue non avrebbero saputo comunicare. Le nostre schiene si erano allontanate di qualche passo nelle opposte direzioni quando la sua voce mi obbligò ad arrestare il passo ed a volgermi verso di lei. “Al barquq!” Con le braccia tese verso di me, mi porgeva alcuni frutti. “Al barquq!”, ripeté con una velata stizza, poiché non capivo che mi stava porgendo i frutti come omaggio. Mi avvicinai e mi parve di cogliere un fuoco di felicità nei suoi occhi. Le mie dita sfiorarono le sue. Presi un frutto e lo addentai. Con eleganza scoprì il capo e la chioma nera si liberò. Quattro occhi verdi che si incrociano tra le fate è una coincidenza impossibile. È magia. Legato l'asino ad una pianta di pistacchio mi prese per mano sino alla Geyikli Kilise. Non una parola. Mi accarezzò il viso. Con affanno ci spogliammo avidamente, con sacrilego desiderio. Sulla nostra pelle brillava la polvere che si impastava al sudore. Entrambi affamati di vita e amore, di quell’amore immediato, istantaneo, che nulla chiede se non il tempo di uno sguardo violento, un fotogramma. Non dimenticherò mai la tua al-barquq, di velluto e zucchero ambrato che mi bagnava le labbra. Sono trascorsi 32 anni da allora.

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