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“Passeggiata Serale Nel Paese Fantasma.”
Scritto da Mauro91
Categoria: Narrativa - horror/thriller
Scritto il 31/10/2018, Pubblicato il 31/10/2018 11.50.48, Ultima modifica il 31/10/2018 11.50.48
Codice testo: 31102018115045 | Letto 38 volte

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Faceva freddo quella sera, parecchio freddo. Era normale che a fine Ottobre, in un autunno già inoltrato, le temperature fossero basse, ma non così tanto. Vi era parecchia umidità nell’aria, e ciò contribuiva a far percepire ancora più basse le temperature. Da quel momento a pochi giorni sarebbe iniziato Novembre: era passata la bella stagione e di sera, il numero di persone disposte ad uscire per una passeggiata post cena si era abbassato drasticamente. E tra i pochi che comunque uscivano vi eravamo pure io e Charles, il mio fedele scudiero a quattro zampe: sulla porta di casa, qualche attimo prima, ci guardammo e senza esitazioni di alcun tipo, uscimmo per il giretto serale.

Le vie del paese erano completamente deserte: non vi era nessuno a piedi, nessuno passava in auto, le imposte delle case erano tutte sigillate; sembrava di trovarsi in un paese fantasma. I lampioni illuminavano le strade desolate del piccolo paese, mentre le foglie secche a terra scricchiolavano sotto i nostri piedi, come a voler accompagnare i nostri passi. Facemmo un poco di strada, fino ad arrivare al bar della piazza, in cui ordinai il solito caffè deca: il barista mi servì la bevanda e, tutto preoccupato, mi indicò con un cenno del capo due tizi seduti a un tavolo poco distante dal bancone, chiedendomi se mai li avessi visti prima di quel momento. E mentre bevo il mio caffè mi rivolgo verso il tavolo in questione, facendo finta di guardare oltre: non li avevo mai visti; e non avevano un bella cera: carnagione chiarissima, visi pallidi e magrissimi, capelli secchi, grigi e spettinati. Ascoltavo anche il loro discorso, incentrato su arredamenti in legno, di legname per una nuova copertura e rivestimenti interni. Non riuscii a capire nulla di più. Uno dei due, ad un certo punto, si rivolse al barista chiedendo un paio di bicchieri di vodka: una voce quasi meccanica con un tono sommesso. Charles, sentendone la voce, cominciò a ringhiare: essi rivolsero verso noi i loro volti bianchi e scarnati con gli occhi quasi fuori dalle orbite; li tranquillizzai, dicendo loro che Charles fa sempre così, quando vede persone nuove. I loro occhi azzurrissimi penetrarono il mio sguardo, e quasi mi spaventai: loro lo capirono subito, e mi tolsero di dosso lo sguardo. Pagai e me ne andai salutando tutti con cortesia ed educazione. Per quella sera non avevo più tanta voglia di trattenermi al bar ancora per molto.

Nel frattempo pin cui ero nel locale si alzò un lieve ma freddo venticello: le temperature si erano abbassate ancora di più; era come se il freddo iniziasse a penetrare nelle ossa, e per scaldarmi un attimo decisi di camminare un po’, anche se avevo una gran voglia di tornare a casa. Feci un giro completo del paese, e mi accadde qualcosa di strano: era come se fossi attirato verso il cimitero. Anche se contro voglia camminai fino alla periferia del paese, fino ad arrivare al camposanto: sentii come se stesse per accadere qualcosa di strano, ma non capivo cosa. Arrivai all’angolo del muro di cinta del cimitero e mi fermai: avevo sentito delle voci provenire dalla strada che portava alla piazza del paese, e non andai oltre per non essere preso per matto. Vedendomi camminare di sera intorno al cimitero, in una strada semi buia, chissà cosa avrebbe pensato la gente. Rimasi nascosto in modo che da una piccola grata potevo vedere le persone passare, senza che essi vedessero me: Charles rimase fermo e zitto, mentre pure lui osservava la scena. Riconobbi subito le persone: erano i due tizi che avevo incontrato nemmeno mezz’ora prima al bar; li vidi entrare nel cimitero, scavalcando dopo essersi accertati che nessuno li vedesse. Per fortuna essi non videro me; andarono verso una cappella cimiteriale, vi entrarono, e da quel momento non li vidi più.

Me ne tornai a casa, e per tutta la notte non riuscii a dormire. Passarono poche ore, e di soprassalto mi svegliai: mi sentivo molto strano, leggerissimo come se pesavo poco o nulla. Uscii di casa e rabbrividii: tutt’intorno vi era una nebbia fitta e sembrava che nevicasse; ma non era neve, era cenere che scendeva leggera ma intensa dal cielo cupo e grigio. Non riuscivo a capire se stessi sognando o meno: potevo muovermi, tanto che mi trovai in paese, le cui vie, questa volta, pululavano di persone confuse ed incredule, proprio come me. Ci scambiammo domande, cui nessuno sapeva rispondere: scoprimmo presto che il tempo era passato molto velocemente, fin troppo. E la verità emerse, con non poca facilità: la nostra leggerezza era per l’eternità. Eravamo e siamo anime che vagavano, e vaghiamo ancora ora, senza una meta: venni a saper che i due tizi incontrati al bar sono stati vittime di persecuzioni dei nostri compaesani più anziani, anni e anni fa. Sono stati loro a prelevare le anime nostre, facendole vagare nel vuoto, mentre i nostri corpi mortali giacciono nei luoghi abituali in cui vivevano la loro quotidianità. Ecco, varie pattuglie di polizia stanno arrivando in paese, si stanno accorgendo dei corpi sparsi ovunque: gli unici due uomini che trovano sono loro. A loro due gli agenti fanno domande, e con loro se la prendono, tanto da arrivare alla violenza; ma non sanno ciò che fanno, se solo potessimo avvertirli di andarsene dal paese fantasma…

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