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Racconti di fantascienza
Scritto da Fillo
Categoria: Altro
Scritto il 31/01/2018, Pubblicato il 31/01/2018, Ultima modifica il 16/04/2018 11.09.01
Codice testo: 3112018124124 | Letto 84 volte

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Nota dell'autore Fillo:
Racconti di fantascienza

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di Filippo Armaioli Magi

Sommario:
1.Cronache dallo spazio: Le origini della vita
2. Mondo Futuro
3.O-Zone
4.Anno 2020: Il ragazzo che voleva mutare la Storia
5.Realtà virtuale

[ Nota:
Potrete trovare altri miei racconti di fantascienza su:

NASF- Nuovi Autori di Science-Fiction : numeri 4,6,7,9;

Antologia 2018 Montegrappa Edizioni - Titolo: "Terra, Ultimo atto"
(finalista al concorso "Abbiamo una settimana di tempo").]

La Nave era atterrata secoli prima, sostando immota come un relitto, erto e sacro come un monolito ignoto. Le città erano cresciute secondo complicati schemi architettonici, seguendo i perimetri delle prime cinte di mura e gli stessi percorsi delle stelle. Perché già da secoli l’unico orizzonte veramente ammirato, scrutato pedissequamente perché vi si scoprisse sempre altro, dietro e oltre, era quello oltre i cieli, verso lo spazio. La Città Grande era un’immensa Super Metropoli. Su alcune vie si circolava, rispettando il bando che limitava il traffico a sporadici attraversamenti su aeroscooter o navette quadriposto. Su altre si coltivavano frutti esotici di altre regioni e primizie di altri pianeti. Le serre si trovavano anche ai piani inferiori, in luoghi ipogei. Là stavano appositi laboratori in cui le piante venivano modificate geneticamente, dotandole di una ingente quantità di acido abscissico, un ormone che avrebbe fatto sì che potessero proliferare e resistere anche in un ambiente sfavorevole e inadatto. Aeromobili e aviorazzi sfrecciavano su rotovie sopraelevate. Attorno alle vie, erano stadi e pantheon di cristallo e titanio. Più giù, e più su, due funivie con vagoni montanti su maglev, che fungevano da mezzo per il trasporto nei viaggi del tempo. I carrelli giunti a un traferro beccheggiavano per poi avvitarsi in spire celesti di forma concoide e trocoide, catapultando i viaggiatori disintegrati e atomicamente ricomposti in tempi e luoghi anche remotissimi. I monumenti antichi, e quelli antichissimi, erano incapsulati, rispettati e venerati come vestigia del passato, racchiusi in globi di vetro e visitabili durante la ricorrenza dei Giorni dei Ricordi. Dirigibili col maxi logo della ditta “Mind” volavano di continuo, ricordando che l’azienda era leader unico, producendo ogni cosa in ferro o acciaio.

Dei veicoli avanzando stridevano, sferragliando, sulle rotovie. Per metà metallici e per l’altra metà composti da componenti in resina e silicone, mentre dei pistoni laterali pompavano mostrandosi come ossa d’uno scheletro scoperto, pareva a guardarli che fossero quasi esseri vivi, metà macchine metà quasi animali. Dollar ripiegò le pagine del Quotidiano del Giorno Dopo. Assaporò la sua colazione alla Sala Caffè, gradendo il comfort delle poltrone in similpelle. L’aveva lasciata sola a casa, ma a lei non importava, e questo era un deterrente all’insorgenza di scrupoli tardivi. Quando gli spiegarono cosa è che avesse quella ragazza gli dissero semplicemente che “non si sorprendeva”, e quella apatia non poteva che implicare solo una cosa. Quando rincasò, la trovò a terra, e pareva catatonica, o stremata da una crisi epilettica. Ma non era malata. Era solo innaturale. Una diversa.
La prese, e la riposizionò, come un oggetto che gli appartenesse.

- Niente scherzi. E non farlo più, piccola.- le disse.
Ma lui diceva sempre così, e niente cambiava.
Lei continuava a fare come voleva, e ad essere com’era. Non poteva mutare.

Quando Zoe riaprì gli occhi, lo scenario che le si presentò le parve incredibile, tanto che le si attivarono connessioni ciber-troniche che solo di rado si accendevano, ed erano legate a quei circuiti che permettevano che un robot potesse somigliare molto più a un umano di quanto le generazioni bioniche precedenti potessero permettersi. La tecnologia è vita, recitava un dogma del Programma. E il Programma non mentiva mai.

A casa del Magnate dei Magneti Benigno Bellomini, che stava in quel momento parlando di sua figlia, che era scappata con un certo Nigel Hoggs, un ribelle studioso di evoluzionismo:

- Questo giovane presuntuoso sostiene che si possa inferire che l’Africa sia stata la culla dell’uomo a causa di due fattori: la presenza di minerali importanti per la vita nel sottosuolo, e quella di un gran popolo di scimmie antropomorfe. Riduttivo, non ti pare? E’ come spiegare che l’uomo deriva dalle scimmie sintetizzando col dire che noi siamo “quasi scimmie. –
-
Dollar, il tutore di Zoe (e probabilmente il suo rapitore) era un suo servitore. Studiava da tempo quelle questioni perché era stato ingaggiato a quello scopo. Ma le sue lauree non bastavano a fargli compiere quegli sforzi ulteriori che il suo mecenate auspicava potesse raggiungere. Lui stesso lo stupiva, parendo assai più ferrato, e questo rendeva sempre precario il suo incarico, facendogli paventare un imminente licenziamento. Causa inettitudine…

- Credevo che la cyborg le servisse con urgenza.-
- La ragazza può attendere. Piuttosto, sai che credo? Sinceramente?-
- Sono tutt’orecchi, signore.-
- Credo che stavolta siamo arrivati abbastanza vicino. Darwin è stato un genio, sia perché è andato molto oltre i risultati di Linneo, sia perché solo per un soffio non ha trovato i resti di un ominide che aveva previsto esistere senza vederlo!-
- Un vero Einstein della paleoantropologia.-
- Il Programma lo avrebbe accolto come una divinità.-
- Bene, siamo d’accordo, vedo!-

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