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COME LE RANE D'INVERNO
Scritto da Quelli al Buio
Categoria Cinema/Teatro, genere soggetto
Scritto il 03/02/2017, pubblicato il 03/02/2017, ultima modifica il 03/02/2017
Letto 285 volte

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E’ inverno
niente da precisare tranne l‘accento su questi toni di colore basso.

Ancona è tragica, sporca nel lontano del porto.
Ripetute e stanche le fabbriche mi attraversano gli occhi.
Gli scogli mi avvisano che è l’alba che si è svegliata, e anche IO: una quasi donna ubriaca, definitivamente scontenta.
Palafitte e supporti improvvisati per la casa di un pescatore,
boe e immondizie a riva, ai piedi di dio.

I treni e la vita
Il futurismo che tanto detesto
Malevich e il suo suprematismo assoluto.
Niente tecnologia dell’Arte: riconosco solo la decadenza della STORIA,
fatta a pezzi, per mancanza di bravure,
di riposi assoluti.

Potenza delle antiche città: le Polis e la Magna Grecia, gli imperi fuori dalla portata degli uomini e a misura di dio.

Paura di questa mia stanchezza, che non è mai piena e mai si consuma con la morte della sessualità praticata per inerzia.
Sessualità morbosa, mai attraversata nel corpo come nelle intenzioni, mai ci si lava completamente.

Non sono gli uomini che salvano me, oggi e questo gabbiano, tragico col vento a sfavore.
Nell’infelicità di un sonno, su questo treno scomodo, ho visto qualcosa farsi strada, spalancarsi e dirmi: ‘via da quest’uomo: ti vuole SUA, l’aderenza a se stesso, nel principio errato delle sue convinzioni, della fedeltà tua per lui’

Diverso da quello che ti eri immaginata nel comprometterlo, nel rovinarlo d’amore per tua sola volontà.
Chi è lui che sfida me?

Penso a Piero Ciampi e alla musica fatta di una certa luce, quella di alcuni mesi fa dove le sere erano calme come candele ubriache e io improvvisavo discorsi ‘malati’ a lui tanto cari e oggi giudicati superflui.

Diario non scritto
paura di questo treno delle 6.30
ancora buio
affollato di gente infelice
perché oggi è ancora solo un altro giorno.

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