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A GIANNI SALIDU
Scritto da paolo s.
Categoria: Epistolare
Scritto il 04/11/2018, Pubblicato il 04/11/2018 23.38.42, Ultima modifica il 04/11/2018 23.38.42
Codice testo: 4112018233842 | Letto 181 volte

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L'artista è colui che riesce a trasmettere agli altri le proprie emozioni.
L'arte è un linguaggio che a me serve per tutto ciò che non è possibile trasmettere con le parole.
In natura tutto possiede una dimensione nascosta. Io non faccio altro che cercare nelle pietre e nel legno la loro anima celata, imprigionata. Questa scolpendo mi si mostra in tutta la sua profondità. Io cerco di trasmettere queste emozioni attraverso le mie opere.
G.Salidu

La mente distratta era stata incapace di cogliere per lungo tempo segnali chiari ed evidenti, l'improvvisa mancanza di mia madre, vera banca dati per rammentare e ricollocare frammentarie notizie riguardanti relazioni parentali, frantumate da una lontananza risalente a più di mezzo secolo, aveva impedito una proficua e illuminante conoscenza.
Dopo aver visto per l'ennesima volta qualche opera dal vivo con il nome dell'autore in bella evidenza, collocate in zone pubbliche o in strutture turistiche le poche volte all'anno che ritornavo nella terra d'origine, si è accesa una lampadina con una luce tanto abbagliante da stordire l'intelletto. Santo cielo, quello è mio cugino! Figlio di zia Caterina, sorella di mio padre! Il luogo di residenza era un'altra conferma ed escludeva quasi totalmente trattarsi di un caso di omonimia, una foto procurata casualmente diede conferma definitiva che dietro tutti quegli anni e quella folta barba c'erano i suoi lineamenti, sì proprio lui, Gianni!
I ricordi esplosero con violenza malinconica e crudele a sottolineare la vita di un imberbe ragazzino, costantemente a rimorchio di un cugino di sei anni più grande, dal quale apprendeva i segreti del mare, le meravigliose sorprese del sottobosco e i cespugli adatti a procurarsi i legni più idonei per archi e fionde. Sempre premuroso e attento vigile di una giovanile esuberanza, trasmetteva l'infinita dolcezza di zia Caterina, che riposa in una nicchia privilegiata della memoria per ricordarne l'immenso amore.
Un lacerante e definitivo distacco fu la conclusione di un rapporto mai più riacceso, sommerso dal rancore verso quel paese e i suoi abitanti per non avere impedito una traumatica separazione.
Il desiderio di rivederlo e parlargli divenne un'impellente necessità, sarebbe stato molto semplice se avessi avuto una conoscenza approfondita delle potenziali possibilità di un mezzo che solo allora i polpastrelli iniziavano a frequentare. Cercai inutilmente in ogni dove numeri di telefono, indirizzi, la distanza geografica non aiutava in tal senso. Scrissi una mail all'indirizzo di posta elettronica del comune di residenza per avere notizie di un loro illustre cittadino, senza ottenere risposta.
La settimana successiva apparve nelle pagine interne del quotidiano di maggior diffusione della regione un articolo carico di sdolcinata enfasi che sottolineava la “...commovente ricerca di un emigrante per ritrovare suo cugino, il noto artista Gianni Salidu, dopo oltre quarant'anni”.
Nella settimana seguente avvenne il tanto sospirato incontro in una saletta riservata di un bar del paese, presenti oltre a noi due, le rispettive mogli, il corrispondente locale del quotidiano e un'affascinante signora, nella quale riconobbi una compagna di studi, fidanzatina lasciata fra copiose lacrime il giorno dell'addio, divenuta promotrice e curatrice delle mostre dedicate all'arte di Gianni.
La grande commozione, con qualche lacrima trattenuta a stento, fu l'epilogo di una giornata indimenticabile. La promessa di mantenere vivo un rapporto, che cause indipendenti dalla nostra volontà avevano contribuito a troncare, fu un impegno che ci tenne legati indissolubilmente. Le visite divennero più frequenti, la casa al mare distante dal paese sessanta di chilometri, fu tenuta insolitamente aperta per ricevere Gianni e sua moglie in un continuo scambio di ospitalità per colmare un vuoto affettivo di dimensioni colossali.
Nelle lunghe passeggiate sul litorale il nostro vissuto fu serenamente corrisposto per conoscere fin nei minimi dettagli il disagio di una vita altrove e un tormentato percorso per raggiungere gli obiettivi che la sua passione imponeva. I conflittuali rapporti con i nostri padri-padroni avevano cementato un percorso comune, dove uno surrogava la necessità di una guida che regolasse una disordinata esuberanza giovanile e l'altro manifestare gli istinti di affettuosa protezione mai ricevuti. I laceranti rapporti con i rispettivi padri furono sviscerati e analizzati da menti mature per portare alla luce lo sconquasso che avevano causato e condizionato pesantemente il nostro futuro, quando i sogni e le aspirazioni furono frantumati da un pesante schiacciasassi apparso nel nostro cammino.
Il suo futuro, dopo l'affrancamento dal padre, si realizzò da operaio in una delle tante fabbriche che popolavano zone limitrofe per sollevare un'economia carente, rivelatesi autentiche trappole mortali per gli operai e gli abitanti vicini. E' sufficiente rivelare quanto è risultato da indagini di istituti oncologici: …. la zona presenta il maggior numero di casi di leucemia, rapportata al numero di abitanti, di tutto il territorio nazionale. Quello che una volta era il paradiso in terra, ora è solo un infernale ammasso di lamiere contorte e arrugginite, con l'economia che risulta notevolmente peggiore di quella antecedente la costruzione delle fabbriche.
Una raggiunta serenità famigliare diede la stura alla magica abilità delle sue mani, la sua arte si manifestò in tutto il suo splendore e quei legni e quelle pietre si trasformarono in opere di commovente bellezza. La sua fama, limitata in ambito locale, crebbe lentamente fino ad attirare l'attenzione dei massimi studiosi del ramo, un famoso professore divenne suo amico e mentore guidandolo nelle famose città d'arte italiane per affinarne la tecnica e svilupparne l'estro. Il desiderio di conoscenza si ampliò a dismisura e nei suoi viaggi all'estero, dall'Austria alla Turchia, dalla Grecia all'Indonesia attraverso Malesia, Brasile, Senegal, Taiwan,India, fino ad arrivare in Sudafrica e Gambia, acquista, attraverso la conoscenza delle differenze culturali ed etniche, una maggiore dimensione che influenzeranno il suo stile artistico.
I riconoscimenti dovuti si concretizzarono con le sue opere diffuse in molti comuni della regione e in palazzi prestigiosi del capoluogo, i suoi strabilianti presepi adornarono numerose chiese e siti di interesse geologico, persino dall'estero, in particolare dalla Sommer Akademie di Salisburgo ricevette la nomina a membro permanente. Pur privo di qualsiasi titolo di studio ebbe l'incarico di insegnante di scultura in due scuole medie.
La lugubre presenza di quelle fabbriche lasciò inquietanti segnali nel suo sangue. L'evolversi di una malattia devastante non privò la sua autorevole presenza in iniziative libertarie per impedire che la regione fosse preda di cialtroni miliardari e di palazzinari senza scrupoli, protetti da una classe politica di infimo livello e di disgustosi appetiti. Le sue iniziative atte a difendere e promulgare una secolare cultura contadina trova ancora adesso numerosi seguaci, pronti con ogni mezzo lecito a difendere un'identità socio culturale che i nostri avi hanno tramandato.
I sempre più numerosi ricoveri per arginare il diffondersi di una invadente malignità non fiaccarono lo spirito e la serenità del suo sorriso rassicurò e confortò la mestizia dei nostri sguardi. La sua fu la più dolce morte che io ricordi, sorridendo fra le braccia della sua amata moglie si assopì lentamente cullato dall'amore infinito della sua donna e parve dormire, di un sonno sereno e fanciullesco ingannando le nostre premure, prima che lo sgomento precipitasse nella disperazione.

Da una conversazione con Gianni (nov.2008)

Mio padre non mi faceva andare via
dalla campagna neanche la Domenica
per andare in chiesa mi diceva- inginocchiati dinanzi a
quell'albero e prega, anche lì c'è Dio>
ma io soffrivo; con questo Cristo ho
rivissuto quei momenti.


SCHEGGE DI DOLORE per aspera ad astra...

Viso solcato da atavici ricordi
Mani che il legno accarezzano con cuore di scalpello
a scoprire reconditi pensieri
che con schegge appuntite colpiscono la tua mente.
Preghiera di fanciullo a un Dio che pende dalla Croce
come padre non dimenticato.
Albero a cui pregavi

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