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IO VALGO
Scritto da naked lunch
Categoria: Narrativa - Altro
Scritto il 04/02/2008, Pubblicato il 04/02/2008, Ultima modifica il 04/02/2008
Codice testo: 42200813645 | Letto 3047 volte

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“Piccola agenzia di pubblicità in fase di espansione, cerca art director con minimo 6 anni di esperienza, artigiano della perfezione, gusto raffinato, richieste lingue inglese e tedesco, ottime capacità relazionali e propensione a lavorare in tim, reale conoscenza del pacchetto Macintosh, in grado di seguire un progetto in totale autonomia e di moltiplicare i pesci. Max 25enne.”
Chissà se una pubblicitaria che viene licenziata diventa automaticamente una libera professionista o diventa solo una pubblicitaria disoccupata. Io tanto ho deciso che non voglio più fare questo mestiere.
Addio merendine effetto viagra, addio provitamina della lucentezza, addio ciglia allungate e sguardi voluminosi, addio nanetti da giardino con la puzza sotto il naso.
Voglio fare un lavoro che non inquini mentre scopro qual è la mia missione nel mondo, perché tutti ne hanno una e sono sicura che ad un certo punto saprò riconoscere la mia e allora sarò felice, non come qualcuno che fa quello vuole, come qualcuno che vuole ciò che fa. Ma non adesso. Adesso non è il tempo di cercare se stessi, è il tempo di cercare un lavoro, uno qualsiasi, purché onesto.
Ferruccio Ferrari, io ti ho dato la mia creatività, ti ho dato il mio tempo, la mia energia, la mia fiducia, io ti ho dato le mie idee che hanno riempito le tue tasche e le tette di tua moglie, io ti ho dato il mio entusiasmo e tu mi hai dato un calcio nel culo.
Ma io ti perdono Ferruccio Ferrari, anche se mi hai licenziata, non c’è traccia di rancore in me. Trova la tua strada Ferruccio Ferrari, evolviti.
Ecco a cosa pensavo quando ho risposto all’annuncio sul giornale.
“Centro estetico cerca massaggiatrice anche senza esperienza. Presentarsi in viale dei Mille 5 dalle 9 alle 17.”
Qualche anno fa ho frequentato un corso di massaggio perché mi vedevo bene col camice bianco nel caso avessi lasciato questo lavoro.
Non credevo che sarebbe stato il lavoro a lasciare me.
Comunque sia, adesso ho un diploma che mi permette di suonare il citofono della signora Ines e propormi come massaggiatrice.
La signora Ines è contenta perché non sono russa, non sono marocchina e nemmeno rumena, quindi le vado bene perché “non sono in Italia per rubare come gli extracomunitari”. La signora Ines è colombiana.
Si arrabbia subito perché non so dirle l’indirizzo della scuola che ho frequentato 4 anni fa a Milano. Non si capacita. Lei ricorda perfettamente l’indirizzo di casa sua anche se non torna al suo paese da 12 anni.
Io non capisco bene cosa c’entri, ma va bene perché non so come (forse per mancanza di personale) ho ottenuto di tornare il giorno dopo.
Passo la notte sui libri perché se non ricordo l’indirizzo della scuola di massaggio, ancora meno ricordo dove si trovi il gastrocnemio e come si esegua il movimento ameboide.
Per il mio primo giorno di lavoro la signora Ines mi dimostra tutta la sua fiducia, non vuole nemmeno provare il massaggio su di se, dice che tanto ai clienti va bene tutto. Consegna direttamente nelle mie mani il primo, un muratore di Bergamo che spesso nell’ora di pausa viene al centro per concedersi un massaggio.
Quando entro nella cabina 1, il signor Lino, che è uno ma sembrano due, sborda prono sul lettino in tutta la sua nudità. Già avvicinandomi al gastrocnemio (che comunque è il muscolo del polpaccio) sento un bouquet di mirtillo. Fuori la signora Ines urla perché è caduto un incensino.
Inizio il massaggio e vuoi per la stanchezza, vuoi per il Lambrusco, il signor Lino s’addormenta. Squilla il telefono e sento la voce della signora Ines che suadente dice: “Centro estetico. Si tesoro, tutti i tipi di massaggio, si, tutti tutti. Vieni a trovarci che ne parliamo.” Miao. Le chiedo come mai oltre a lei sono l’unica massaggiatrice nel centro. “La colpa è di quei figli de puta che negli altri centri permettono alle ragazze de fare sexo! Ma nel mio centro queste cose non si fanno. Qui si trabaca” ma certo, siccome fare massaggi è più faticoso e le ragazze non hanno voglia di lavorare, preferiscono farsi pagare per fare sexo.
Sono sollevata, né io né Ines vogliamo avere a che fare con il sexo, almeno sul lavoro.
Dopo il signor Lino, arriva una coppia di manager sardi.
Il signor Salvatore viene con me nella cabina 1, la signora Ines si porta di là il signor Gino. Il mio cliente si distende sul lettino con le mutande di carta che il centro dà in dotazione e dichiara di sentirsi un po’ imbecille.
E’ una persona cortese e fa conversazione volentieri, mi parla della Sardegna e della sua compagna che è colombiana.
Mentre eseguo il massaggio, mi confessa che il suo collega resterà deluso perché si aspetta un massaggio integrale.
Non capisco subito di cosa stiamo parlando ma la mia intelligenza tarda solo qualche istante. La porta a soffietto si apre, la signora Ines propone uno scambio di clienti.
Mi dirigo nella cabina 2 dove mi aspetta il signor Gino che per non sentirsi imbecille le mutande di carta non le ha proprio messe.
“Tihannommaiffatto dellérichiéstéddivérseddal massaggio?” mi chiede il signor Gino che è di Nuoro.
Gli spiego che le richieste diverse dal massaggio si fanno alle persone diverse dalle massaggiatrici. Il silenzio che segue è la conferma che adesso è chiaro anche a Gino che non andrò oltre il massaggio circolatorio classico.
Dopo circa 20 minuti Gino si riveste e si complimenta per il massaggio parziale, lui ancora non lo sa ma la signora Ines glielo farà pagare come uno integrale.
Fuori ritrovo anche il signor Salvatore che mi prende da parte e mi sussurra: “Vattene da questo posto prima che puoi, quella donna è una pazza!”
Grazie Salvatore, lo so, ma è una questione di principio, un modo per mettermi alla prova e dimostrare a me stessa che posso riciclarmi in attività diverse dalla mia, anche se la situazione non è proprio limpida e saturno è contro.
Mentre mi lavo le mani, penso che alla fine basta essere chiari con i clienti confusi.
Il giorno dopo ho già acquisito una mia postura da adottare quando un cliente entra al centro. Sembra una banalità ma non è scontato ricevere un cliente, io nel mio lavoro ho sempre ricevuto solo mail.
Quando suona il videocitofono la signora Ines si infuria con me perché il mio camice non è ben stirato mentre invece il suo top nero con le paillettes le aderisce addosso come una seconda pelle.
Mi affida il signor Alfredo e si raccomanda che il massaggio sia delicato, rilassante, senza battiture. Il signor Alfredo è adagiato sul lettino completamente coperto di asciugamani perché ha freddo. Sto per massaggiare una bancarella di scampoli.
Lo scopro un pezzo alla volta, massaggio e ricopro. Scopro, massaggio, ricopro. Sembra una mummia che hanno dimenticato di sigillare. Mi chiede di trattare i glutei. Scosto gli asciugamani come i lembi di un sipario dal sedere del mio cliente.
È un culo rassegnato il suo. Il culo più rassegnato e triste che abbia mai visto, me lo fanno pensare i lividi violacei visibili anche nel chiaroscuro della stanza. Sto massaggiando il culo di un masochista.
Sono le tre del pomeriggio e vorrei un Martini. Come sono differenti tra loro le persone. E i culi delle persone. Dopo di lui arriva un quarantenne palestrato che mi richiede un massaggio molto energico. Inclusi impastamenti e scollamenti.
Mi chiedo perché si sia preso la briga di imparare i termini tecnici se alla fine vuole solo una sega. Mi domanada perché non gli massaggio il cavallo. Mi aspetto che proprio da lì esca una bandierina con la scritta “SEI SU SCHERZI A PARTE”.
Invece anche per stavolta non sono diventata famosa, non sono in un reality e non c’è posta per me. Però guadagno 20 euro all’ora (gli altri 100 la signora Ines) e non so come metterli in tasca perché mi sono cadute le braccia. Quando salgo sull’autobus sono così stanca che invidio un signore sulla sedia a rotelle.
Ma domani è un altro giorno. Peggiore. Alle 14.00 in punto arrivo al centro e aprendo la porta rimango abbagliata da una luce. È il riflesso degli strass della cintura di Jessica. Un donnone, con due spallone e due tettone. Un Jessicone. È la nuova massaggiatrice. Sembra appena scesa dal cubo di una discoteca e ha così tanto rossetto sulle labbra che la signora Ines le dice di ripulirsi che è volgare.
Possibile che a farmi venire la voglia di lasciare questo lupanaio non sia un uomo nudo ma una donna vestita?

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