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“CASO EUTANASIA”:
Scritto da ilariok5
Categoria: Opinione
Scritto il 22/12/2006, Pubblicato il 22/12/2006, Ultima modifica il 09/06/2009
Codice testo: 43513609 | Letto 10625 volte

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Nota dell'autore ilariok5:
“CASO EUTANASIA”:

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“CASO EUTANASIA”: IL SOTTOSCRITTO, NATO HANDICAPPATO, DEVE ESAMINARE EVENTUALITÀ DI ESSERE UN CONDANNATO A MORTE ?

D’ORA IN POI IN ITALIA CHI HA DEI PROBLEMI MOLTO GRAVI DI SALUTE, VUOI PER MALATTIA, VUOI PER INCIDENTE O ANCHE CHI NASCE CON DEI HANDICAP FISICI O MENTALI, DEVE ASPETTARSI UNA SENTENZA A MORTE ?



Prima di tutto vorrei presentami a chi non mi conosce, per evitare ogni dubbio e fraintendimento di ogni genere su quel che andrò a scrivere, in questa mia breve riflessione.

Mi chiamo Ilario Giacomelli, di anni 47, spastico dalla nascita al braccio destro ed alle gambe, sono così costretto o a letto o in carrozzella tutto il giorno.

Fino all’età di 8 anni, sono stato ricoverato in molti ospedali, ho subito un paio di operazioni alle gambe che sono fallite.

Da quando Piergiorgio Welby ha scritto una video lettera al Presidente della Repubblica, per ottenere il permesso di “staccare la spina” delle macchine che lo tenevano in vita.

Subito sui quotidiani e tv italiani, si è aperto un dibattito su “caso eutanasia”, tutti gli esperti medici o politici si sono schierati o a favore o contrari, tutti cercano di sciorinare la propria tesi si sforzano di individuare il “punto principale” del problema che Welby ha sollevato con la sua lettera.

Io per esempio non voglio sapere il termine “eutanasia” che cosa vuol dire!

A me non interessa se questa espressione verbale significa “buona morte” o “cattiva morte”, secondo me “dolce” o “amara” la morte di essere vivente è sempre una fine di una vita; specialmente per chi ha avuto una educazione di vita cioè la “cultura cristiana” che fra i suoi comandamenti c’è “NON UCCIDERE”

Vorrei solo qualcuno che mi risponda con un semplice “SI” o “NO” a questa mia domanda: IL SOTTOSCRITTO, NATO HANDICAPPATO, DEVE ESAMINARE EVENTUALITÀ DI ESSERE UN CONDANNATO A MORTE ?

In tutta questa discussione si è solamente messo in risalto che la persona che ha problemi molto gravi di salute, vuoi per malattia, vuoi per incidente o anche chi nasce con dei handicap fisici o mentali, come il sottoscritto; non c’è altra soluzione che l’eutanasia!

Le forze politiche e sociali, che vorrebbero ottenere il riconoscimento del diritto alla “dolce morte”, fanno finta di non sapere che l’altra faccia della medaglia che si oppone alla “eutanasia” è “vita” cioè “amore per il prossimo”.

Perché, dico “fanno finta” di non conoscere questo lato del problema, presto detto, se portano a conoscenza che c’è una seconda soluzione a un “caso difficile” come ha sollevato Welby; dicono subito: «Si… c’è questa cosa, ma… rischiamo di fare un “accanimento terapeutico”!»

Per esempio io, che insieme alla mia straordinaria famiglia, abbiamo deciso per la seconda soluzione, sperando che le nostre forze fisiche e spirituali reggono fino al momento che chi ha scritto il mio destino terreno scriva “fine” sulla mia esistenza di essere umano.

Alla “società”, questa mia decisione, costa molto (secondo loro), perché deve darmi una piccola pensione ed un assegno di sostegno alla mia famiglia (parlo di poche centinaia di euro al mese).

Perciò a queste forze politiche e sociali non conviene pubblicizzare molto questa risoluzione, perché restano poche riserve economiche per i “casi” più redditizi e vantaggiosi per le loro “tasche”; perché nel nostro paese chiamato Italia vi sono molti come me da aiutare, c’è chi purtroppo perfino non ha una famiglia ed ha più bisogni di me.

Per questo motivo, costoro sostengono “l’eutanasia”, (con pochi euro a persona, una tantum) loro vogliono risolvere tutti questi “casi difficili” e nello stesso momento ingrossare le proprie “saccocce”!

Quando Welby pubblicamente ha aperto questo dibattito, queste forze politiche e sociali hanno subito preso la “palla al balzo” per legittimare “l’eutanasia” ed avere “sonni tranquilli” alla sera, e non rimorsi sulla coscienza (se qualcuno di costoro ne ha “una”)!

Ecco secondo me, in parole povere e crudeli, il “nocciolo” della polemica che è in atto in Italia.

Se si discute su come legalizzare la “buona morte”, si deve anche considerare prima di tutto l’altra soluzione cioè come aiutare al meglio chi decide di scegliere la “buona vita”; in altre parole si deve cercare di dare tutto il sostegno possibile alla persona con questi problemi e la sua famiglia.

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