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IL SASSOLINO NELLA SCARPA (terza puntata)
Scritto da ilvindiceincazzato1
Categoria: Narrativa - Altro
Scritto il 04/04/2018, Pubblicato il 04/04/2018 10.57.05, Ultima modifica il 07/04/2018 12.04.51
Codice testo: 44201810574 | Letto 224 volte

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IL SASSOLINO NELLA SCARPA (terza puntata)

PREMETTO, CHE NON DESIDERO PARLARE DI POLITICA , MA SOLO DI FATTI ACCADUTI E RIMASTI IMPRESSI NELLA MIA MEMORIA.
Nella vita, leggendo tanti libri della storia del fascismo e non solo, qualche volume, riporta testualmente, che Hitler impiegò vari anni, prima di ottenere l’amicizia del Duce, inviando telegrammi, facendo telefonate, inviando plichi speciali, ma mai nulla pervenne al Duce. Dato che aveva già dato ordini in previsione di ciò, dando disposizioni a chi di dovere, di non passarle mai nessuna comunicazione, (da Hitler, sia chiaro) e gli ordini vennero eseguiti a puntino, fin quando Hitler non decise di venire personalmente in Italia per conoscere il Duce. A questo punto, Mussolini, non poté più tirarsi indietro. Ormai il dado era tratto. Teniamo presente che Hitler era “affascinato” del grande trascinatore Italiano. Per il condottiero tedesco, il Duce, era più che un grande maestro, un uomo dal cervello tutto speciale, che sapeva prevedere il futuro, che sapeva organizzare, e sapeva benissimo che stava governando l’Italia in maniera esemplare. Hitler, voleva essere un allievo di Benito Mussolini, perché solo frequentando un maestro come il Duce, (pensava) poteva diventare anche più grande di lui. Col senno di poi. Aveva puntato sul cavallo giusto. BASTARDO, E' STATO LA NOSTRA ROVINA.
E sempre col senno di poi, sapiamo benissimo come andò a finire, gli errori dell’uno e specialmente dell’altro, portarono in tutto il vecchio mondo, le atrocità e la barbarie e le crudeltà che rimarranno sempre impresse sulle nostre menti, molto peggio di un film del terrore, che non avresti voluto vedere.
Tutti sapiamo la fine che ha fatto Benito Mussolini, trucidato da sciacalli, da anarchici senza scrupoli, comandati, aizzati e foraggiati da gente altolocata che non “digeriva”, quella che loro chiamavano “Dittatura”, Avrebbero voluto comandare loro al posto del Duce (e la loro dannata monarchia, compreso il comunismo Sovietico che ormai prendeva piede in Italia) e non gli andava giù, (che un uomo forte e duro come lo era il Duce) fosse a capo del governo Italiano. E che molto aveva fatto, purificando l’Italia dal malessere generale radicato e permanente.
Alla fine, per qualcuno è risultato, che dopo la fine della guerra abbia preso le redini del paese.
Non faccio nomi, non per riguardo loro, e la loro faccia da culo. (“ma perché così ho scritto, punto!”).
A buon intenditor.

Il Duce, pur avendo sbagliato, perché come essere umano era soggetto a sbagliare, aveva diritto ad un processo giusto, mentre i signori partigiani hanno fato da giudici e da vendicatori, e non dimentichiamo quante vittime ci furono state per colpa dei partigiani, giocando a tendere trappole ai tedeschi, pur sapendo, che per ogni tedesco ucciso, avrebbero (avremo) dovuto pagare con la fucilazione di dieci Italiani, scelti a caso tra gli abitanti del villaggio più vicino al ritrovamento del cadavere del tedesco ucciso. Questo non si chiama fare guerra al nemico, si chiama mettersi nelle mani dello stesso, e quanti innocenti hanno pagato con la vita, l’ignoranza dei partigiani inesperti e senza validi programmi che hanno giocato a fare la guerriglia. Nel dopoguerra si son saputi i nomi dei personaggi altolocati che sobillavano e foraggiavano i partigiani.
E’ appurato. Sfogliate qualche libro. O forse, fra di Voi, vi sarà qualcuno che ne saprà molto più di me.
VIVA L’ITALIA e tutti i cittadini morti in una guerra (senza senso,) specie quelli periti senza aver attaccato il nemico, ma trucidati innocentemente. Chi è causa del proprio male, pianga se stesso. E Mussolini, forse per negligenza, forse per mania di grandezza, forse per la sciagurata infedeltà dei gerarchi che ronzavano intorno al Duce, o forse perché il destino era segnato, a un certo punto si è verificato, che il duce, aveva perso il polso duro, stava perdendo, (piano piano), il carisma che l’aveva sempre accompagnato nei bei tempi dell’Italia fascista. Ora, dopo fatto un errore, non è facile riparare lo stesso, in men che non si dica, ci ha pure tentato, ma tutto è andato storto, sospinto da un destino ormai segnato, ma anche perché, sia civili che militari avevano perso la fiduccia in colui che, un tempo, era un capo invidiabile, di grande intelligenza e di coraggio.
Gli errori vanno chiariti, sempre col mio umile modo di pensare, e voglio dire che uno dei primi errori fu la guerra d’Etiopia o guerra d’Abissinia vissuta proprio nel bel mezzo della nostra risurrezione.

A suo discapito. Tutte le nazioni forti, fra l’ottocento e novecento, hanno avuto mania di grandezza,
e varie di queste nazioni hanno conquistato immense colonie, portando ricchezza alla propria nazione, e il nostro Duce, avrebbe voluto anche lui, possedere terre nuove e ci riuscì conquistando
perfino un’ impero. Ma ormai era già troppo tardi per fare certe cose, il mondo era cambiato , non era più tempo di oppressioni, in breve, ci abbiamo rimesso un mare di soldi.
Il secondo errore, ma di dimensioni molto più grandi, fu quello di essersi lasciato tentare da Hitler per fare guerra al suo fianco, se ci sono, e ci saranno altri errori, non sono, in confronto, di rilevante importanza.
Ora, chi ha lanciato la pietra, non nasconda la mano e se ne assuma tutte le responsabilità, almeno moralmente. Quando l’errore viene a galla, è tardi ormai, purtroppo.

Ora, Vi prego, lasciatemi aprire una breve parenesi. I miei occhi non dimenticheranno mai, quelle ore trascorse sulle piazze del paese, già dall’età di tre anni. (accompagnato da amichetti più grandi di me) Per le grandi adunate del sabato fascista. I baldi giovanotti, rientravano dalla campagna circa alle 12.00, per essere pronti poi alle 14.00 per l’adunata. (((Per loro era una mezza giornata di libertà, visto che, fino ad allora si lavorava anche la domenica mattina))) L’adunata consisteva nel fare ginnastica, adoperare il moschetto, stare sull’attenti, ed altri movimenti che si imparavano per destreggiarsi bene nella difesa fisica ed avere dimestichezza con le armi. (((Mussolini pensava già alla guerra?))) I giovani facevano le adunate molto volentieri, e per noi piccini era uno spettacolo indimenticabile stare li a vedere tutte queste novità. Poi in seguito, raggiunta l’età scolastica, anch’io feci a tempo a partecipare alle adunate, nel grande piazzale delle scuole, imparando a fare certi esercizi ginnici che mai ci saremo sognati.
Camicia nera e pantaloncini grigioverde, era qualcosa di sensazionale, cose mai viste e mai sentite, era un qualcosa che entusiasmava i nostri cuori specialmente in Sardegna, terra, in quell’epoca, isolata da tutta l’Italia, salvo per qualche veliero che trasportava nell’isola generi di prima necessità e qualche passeggero commerciante. Si evadeva dalla Sardegna la prima volta, per fare il servizio militare, e dopo di questo, la maggior parte della popolazione non avrebbe più affrontato il lungo e poco stimolante viaggio in mare.
Ma i jumbo erano ancora fantascienza.
Aggiungo che, essere balilla o avanguardista non fu mai un obbligo né con l’opera nazionale balilla, e neppure quando fu confluita poi in gioventù Italiana del Littorio a partire dal 1937. Visto che non superò mai il 50 % di iscritti. Ragionando un poco, se il regime fascista fosse stato un governo a carattere totalitario, tutti avrebbero dovuto iscriversi, pure se in modo gratuito, ma con l’obbligo di essere iscritti. Alla faccia degli anarchici di quei tempi. TRADITORI !!!

Ma il popolo Italiano era orgoglioso delle idee del suo conduttore e andava fiero anche in battaglia,
sperando in una nazione migliore. Poi, tutti ormai sapiamo come è andata a finire, il ritorno della carestia e la fame, la distruzione delle nostre città, specialmente quelle più importanti, prese di mira da nugoli di aerei, che sganciavano bombe dal volume e dal peso impressionanti (((bombe da 250 – 400 e 500 KG))) fischiavano ed esplodevano sulle nostre teste e ci si rifugiava sui posti più impensati cercando di scansare la morte. Ma mio padre, fece subito uno scavo enorme, con picco e pala, per circa venti persone, ammortizzando la copertura con travi che aveva ricuperato in ferrovia. Aveva pensato anche per i vicini che avevano poca possibilità, e li sotto ci sentivamo un poco al sicuro. Ma la paura e la sfiducia sulle menti del popolo Italiano la facevano da padrone. Ormai di nuovo oppresso e mal ridotto, era insopportabile, ed il pane tornava ad essere solo un sogno.

Alla mia vetusta età, la pelle dei calcagni si è molto indurita. Tanto che cammina cammina, il sassolino si è frantumato, e ora mi tocca levarlo scheggia dopo scheggia, con pazienza.
CONTINUA


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