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IO VADO IN RUSSIA
Scritto da Bondorello
Categoria: Altro
Scritto il 04/06/2009, Pubblicato il 04/06/2009, Ultima modifica il 04/06/2009
Codice testo: 46200994019 | Letto 3963 volte

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IO VADO IN RUSSIA

E' bello vedere Marco e Fabio scambiarsi un'amichevole stretta di mano. Non si sono parlati per quasi due anni, ma è proprio vero che il tempo mette a posto tutto. Ed è strano il destino se mi ritrovo qui, accanto a loro, tenendo per mano proprio colei per la quale loro stessi hanno in passato litigato. Perché Anna, sapete, è fatta così: è affettuosa e gentile nei confronti di tutti e molti (Marco e Fabio compresi) interpretano spesso 'male' i suoi atteggiamenti.
Fabio si gira verso di me e mi strizza l'occhio. "Ciao Carlo. Trattala bene la 'nostra ragazza', mi raccomando."
"Puoi starne certo" gli dico io.
"Sei sempre il solito volpone" mi dice Marco colpendomi scherzosamente la spalla. "Noi due a litigare e tu che te la godi, eh?"
Sorrido e annuisco.
I due salgono poi in macchina e si allontanano.
"Non vorrei essere al posto loro" dice Anna.
Io sollevo le spalle. "Beh, non devi farti dei sensi di colpa. Sono loro che hanno frainteso le tue intenzioni, e lo sanno molto bene, credimi."
"Sì, però..."
Prima che possa finire di parlare, la bacio delicatamente sulle labbra. Poi le metto il braccio attorno alla vita e risaliamo nel nostro appartamento.
Improvvisamente mi gira la testa e stringo gli occhi.
"Cos'hai?" mi chiede lei cercando di sorreggermi come può.
"Non lo so. Un po' di stanchezza forse."
Sento un peso enorme che gravita sopra la mia testa. Guardo bene le scarpe. Sono nuove, le ho appena acquistate ieri. E mi sono anche costate un bel po'.
"Perché ti stai guardando la punta dei piedi?" mi chiede lei, visibilmente preoccupata.
"Niente, cara, non è niente, ho solo bisogno di riposarmi un po', tutto qui"
Anna mi accompagna verso il divano del soggiorno e mi ci sdraio sopra.
Chiudo gli occhi e sento grattare alla porta. Sorrido nel sentire Anna rimproverare la gatta che è rimasta chiusa in bagno.

Ieri pomeriggio sono uscito un po' prima dall'ufficio e ho raggiunto in macchina un negozio di calzature. Il primo che ho trovato sulla strada. Spinto dal bisogno d'acquistare un paio di scarpe nuove (quelle che indosso ai piedi sono vecchie e hanno le suole lisce quasi più dell'olio) entro e mi si avvicina una commessa sui vent'anni o poco più che mi saluta con garbo e cortesia e mi chiede cosa desidero acquistare. "Delle scarpe, è ovvio" le rispondo scherzando.
E lei, abbozzando un timido sorriso mi chiede quali.
"Simili a quelle che sto indossando e soprattutto comode" le rispondo io.
La commessa annuisce. Mi fa vedere due paia di scarpe che a me però non piacciono. Allora me ne mostra un terzo e questa volta sembra avermi convinto. Le provo, sono robuste, il colore mi piace e le sento in effetti molto comode. Le rimetto nella scatola, pago, esco e, mentre cammino verso la macchina, incrocio Marina.
Lei prosegue come se nulla fosse, incurante della mia presenza. D'altra parte non posso darle torto: sono passati molti anni dai tempi del liceo e difficilmente potrebbe riconoscermi. Prima ero un capellone magro come un chiodo; adesso invece sono grasso e pelato come una palla da bowling.
Potrei andarle vicino e chiederle "Ehi, Marina sono Carlo, il tuo compagno di classe, ti ricordi di me?" ma finirei quasi sicuramente per fare la figura dell'idiota. E sono poi davvero sicuro che sia proprio lei e non invece una che le assomiglia?"
Con questo dubbio nella mente risalgo in macchina e chiudo per un attimo gli occhi. Marina, la mia compagna di classe preferita, ma anche il mio primo vero amore. Il mio primo bacio, la mia prima volta a letto, la mia prima volta di tutto insomma; per poi perdersi di vista alla fine della scuola. Cose che capitano, dopotutto: sono né più né meno che le classiche storie d'amore che nascono e finiscono, episodi di banale quotidianità raccolti tutti, con maestosa perizia, in una vita che li rappresenta degnamente...

Riapro gli occhi. Mi alzo, e mi accorgo di sentire un gran caldo.
Mi alzo e vado in cucina. Mia moglie è indaffarata a mettere in ordine il frigorifero.
"Senti Anna, c'è mica del gelato?" le chiedo.
"Non lo so" risponde lei. "Guarda un po' se ne è rimasto ancora qualcuno."
Apro lo sportello del freezer. C'è di tutto: piselli, fave, carne, sofficini, ma di gelati neanche l'ombra.
Poi, guardando meglio, mi accorgo che in un angolino spunta il disegno di un ghiacciolo. Allora tiro fuori diverse scatole e finalmente arrivo a prendere l'"oggetto del desiderio".
"Hai trovato qualcosa?" mi chiede.
"Sì, ghiaccioli al limone" le rispondo io.
"Ne prendo uno anch'io" mi dice lei.
All'improvviso sentiamo di nuovo grattare alla porta: mia moglie si alza di scatto, urtandomi e facendo cadere sul pavimento la scatola dei gelati. Si ferma per un attimo a guardarmi, e va poi ad aprire la porta. La gatta entra in cucina, si guarda un attimo in giro e s'accuccia su una sedia come se niente fosse.
"Beh, ci dovrebbero essere delle tavolette di cioccolata da qualche parte" le dico io sollevando le spalle.
"Ma quale cioccolata" risponde lei chinandosi e raccogliendo la scatola. "E' la scatola che è caduta per terra, mica i gelati".

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