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DELITTO A CORTAZZONE
Scritto da Nulla
Categoria altro, genere
Scritto il 04/06/2014, pubblicato il 04/06/2014, ultima modifica il 12/10/2017
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Commenti (15) Riconoscimenti Condividi Altri testi di Nulla Codice testo: 462014162045
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Nota dell'autore: Scritto con Marina Assanti

1/1

Cortazzone, 15 ottobre 1990.

Era una fredda e malinconica giornata autunnale. Guglielmo Alessio cercò di scaldarsi lavorando più alacremente, ma le braccia risposero fiaccamente al suo comando, aveva settant'anni e cominciavano a farsi sentire.
"Settant’ anni" si disse mentalmente, erano arrivati in un attimo, gli pareva ieri quando più di qualcuno gli preconizzava che, con le sue doti, aveva un grande avvenire davanti a sé. Poi, un giorno, si era accorto che tutto era ormai dietro le spalle.
Ma non era questo che rimpiangeva, anzi era felice di non aver intrapreso una carriera che lo avrebbe inevitabilmente allontanato dal suo orto, dai suoi paesani, con i quali era cresciuto, dalla terra che tanto amava. A rattristarlo erano tante piccole delusioni, dispiaceri, disillusioni. E, ultimamente, anche paure.
Però di questo, si disse che poteva incolpare solo se stesso. Era stato un ingenuo: come aveva potuto pensare che, solo perché era stato suo allievo quando era bambino, un uomo facoltoso e altolocato avrebbe dato ascolto alla sua preghiera di liberarsi la coscienza confessando l'omicidio di una bambina? Però, in fondo lo avrebbe rifatto, la sua coscienza non gli avrebbe concesso di agire diversamente, inoltre l'aveva promesso a un moribondo.
Ma da quel momento si era sentito minacciato, erano accaduti episodi inspiegabili, come effrazioni in casa sua senza che nulla fosse asportato, o individui misteriosi che pareva lo tenessero d'occhio.
Cercò di scrollarsi di dosso i cupi pensieri, forse era solo la vecchiaia che gli faceva vedere pericoli dove non ve n’erano.
Era tutta mattina che si sentivano gli spari dei cacciatori, guardandosi attorno ne vide tre che camminavano proprio verso di lui... quello al centro lo riconobbe, gli altri due non li aveva mai visti, ma dato che il delitto era stato commesso da dei cacciatori... un brivido gli corse lungo la schiena, non ci aveva mai pensato a quanto fosse facile per un cacciatore uccidere una persona che avesse incontrato da sola in campagna: uno sparo a cui nessuno avrebbe fatto caso, poi sarebbe bastato allontanarsi senza essere visti e nessuno sarebbe potuto risalire all'arma del delitto. Oppure, più signorilmente, una corsa “in cerca di soccorsi" e un pianto costernato mentre si confessava il drammatico "incidente di caccia".
Mentre si diceva che aveva troppa fantasia, si accorse che si stava guardando attorno nella speranza che ci fosse qualcuno nei campi. Nessuno.
I tre gli passarono accanto con indifferenza, come se neanche lo avessero visto, si stavano allontanando. Tirò un sospiro di sollievo rimproverandosi per la sua malfidenza, in fondo lo aveva conosciuto da bambino, non era cattivo - anche se il delitto era stato orribile, chiudere le prese d'aria del cunicolo in cui era tenuta prigioniera la bambina di cui avevano abusato - forse si era lasciato prendere dal panico, forse si era inutilmente opposto alla decisione degli altri, forse... L'eco di una fucilata gli fece sollevare la testa. Uno dei tre aveva sparato un colpo in aria e adesso pareva stesse facendo uno strano segnale col fucile; istintivamente guardò dalla parte opposta, verso la strada, e vide: un’automobile ferma, un tale fermo accanto ad essa, poi due tizi che scendevano e la macchina che ripartiva.
Si diede una scrollata, si era appena pentito di essere stato ingiustamente sospettoso, e ora ricominciava: i tre erano sicuramente altri cacciatori, gli strani segni un gesto di saluto.
Riprese a vangare alacremente ripromettendosi che non avrebbe più dato peso ad assurde fantasie.
I tre erano arrivati a una decina di metri da lui e si erano fermati; diede loro un’ occhiata, forse erano persone che conosceva. Non erano cacciatori, i volti erano sconosciuti, stranieri gli parvero, l'unico particolare che notò era la bassa statura.
"Avete bisogno, figlioli? Se è per un'elemosina dovrete passare da casa mia, non ho niente qui…" Uno dei tre fece un cenno al più giovane del gruppo, che avanzò di quattro o cinque passi, poi, con movimento calmo, da sotto la giacca estrasse un grosso revolver e lo puntò. Guglielmo fece solo in tempo a farsi il segno della croce.
Quattro potenti detonazioni di una Sturm Ruger 357 magnum esplosero in rapida successione. Poi altri tre colpi vennero sparati contro un corpo esamine, a terra, ma questi Guglielmo Alessio non potè più sentirli. Gli posero infine in mano un cavolo, in un atto di spregio dall'incomprensibile significato.

Era ormai buio quando i carabinieri e alcuni compaesani raggiunsero l'orto. Secondino, un compaesano che si era un poco attardato per mettere apposto la bicicletta, appena si rese conto di quanto accaduto, corse indietro, inforcò la bicicletta pedalando più velocemente possibile fino al paese. La piazza della chiesa era gremita di gente, la comunità era piccola e appena si era sparsa la notizia del mancato ritorno molte persone si erano radunate e stavano facendo diverse congetture.
Vedendolo arrivare affannato, tutti tacquero all’istante, e nel silenzio la sua voce risuonò sinistra e irreale:
"Hanno ammazzato il parroco!"

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