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GUERRA AL DESERTO PER LA PACE.
Scritto da Nulla
Categoria: Opinione
Scritto il 04/07/2011, Pubblicato il 04/07/2011, Ultima modifica il 28/06/2018 15.22.22
Codice testo: 47201123754 | Letto 3685 volte

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Nota dell'autore Nulla:
Proposta costruttiva per l'unica guerra giusta.

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La poetessa israeliana Sigal Harari ed io avevamo fatto una ricerca su come si sarebbe potuta raggiungere la pace attraverso una via economica. Il senatore Paolo Guzzanti aveva anche dedicato un articolo sul suo blog a questa proposta.
Ora che Sigal è prematuramente scomparsa, credo le sia doveroso omaggio pubblicare quanto avevamo studiato assieme. Va aggiunto che, nonostante il nostro discorso sia particolarmente rivolto alla questione palestinese, applicando questo nuovo sistema di agricoltura in tutte le zone tropicali ed equatoriali, unitamente a un rigoroso controllo delle nascite, si otterrebbe la vittoria contro la fame nel mondo. ***

Nella regione israelopalestinese si combatte per un territorio, (Israele) più piccolo del Piemonte.
Ogni anno nel mondo arabo, il deserto conquista un territorio esteso la metà di Israele.
Assurdo e criminale continuare a combattere per far tornare in una terra non loro dei colonizzatori arabi che l'avevano occupata dal 1300 al 1948 e scacciarvi nuovamente gli Ebrei.
Però, alle spalle dei Territori palestinesi c'è il Sinai, praticamente spopolato, vasto tre volte Israele, e c'è la Giordania, cinque volte più grande di Israele e popolata su poco più del 15% del territorio.
La comunità internazionale potrebbe e dovrebbe farsi carico di bonificare due pezzi di deserto in questi due vasti territori.
Si risolverebbe finalmente il problema della terra per gli Arabi che vivevano in Israele, mentre Giordani ed Egiziani verrebbero ripagati con la concessione ai propri cittadini di una parte del deserto bonificato.

Bonificare il deserto non è né impossibile, né difficile.
Bastano: capitali, la tecnologia israeliana, e nuovi sistemi di agricoltura.
Occorre imprigionare l'acqua dei Wadi in laghetti (in Israele ne hanno creati 97) e cisterne, monitorare e sfruttare razionalmente tutti i giacimenti d'acqua sotterranea, di cui in Giordania ci sono vasti giacimenti.
Un sistema di pannelli solari e pale eoliche permetterebbe di avere energia e, laddove è geograficamente possibile, di elevare e dissalare l'acqua marina e quella delle falde salmastre.
(E secondo alcune teorie, un sistema di specchi riflettenti potrebbe essere usato per innalzare colonne d'aria provocando piogge.)
Dopodiché si metterebbero in opera impianti di irrigazione a goccia come quelli già funzionanti in Israele.
Ai bordi dell'area, siepi di Casaurina andrebbero poste a frangivento per boschi di Laucena che arricchirebbero il suolo fissando l'azoto e arricchendolo di humus, fornendo anche legna.
Sottovento ai boschi si dovrebbero porre colture adatte agli aridi suoli, privilegiando quelle arbustive che richiederebbero molta meno acqua di quelle annuali. Ad esempio, lo Yahed: l'arbusto somalo che cresce nella sabbia, la Tylosema Esculentum, il Guayule, lo Jojoba e molte delle 45 specie di Prosopis.
Come colture secondarie si potrebbero seminare azotofissatrici, come il fagiolo alato, di cui è commestibile non solo il frutto, ma tutta la pianta.
E, soprattutto, si dovrebbe proteggere queste colture dall'insolazione eccessiva con filari di alberi a foglia rada che permettano solo alla giusta quantità di irradiazione luminosa di raggiungere il suolo, fornendo al
contempo frutti, come ad esempio l'Olivo ed il Carrubo.
In alternanza con le colture ed in tutta l'area circostante che verrebbe "savanizzata", si potrebbero creare pascoli per gli animali originari della zona ed ecocompatibili, come ad esempio le Orici e gli Addax, che verrebbero a sostituire nell'area, gli animali originari di altre zone e dannosi per quegli aridi suoli (come la pecora, la capra, la mucca).
Però, principalmente, si dovrebbe sviluppare la ricerca.
Il catasto teresiano indica che nel 1.754 in Lombardia si producevano dai 2,10 ai 6,30
quintali di grano per ettaro. Nel 1875 si era passati a 10,6, nel 2004 a 60 quintali, con un aumento medio di venti volte. Gli arbusti sopra citati sono ancora vergini al miglioramento per selezione (senza contare le possibilità con la ricerca biogenetica), basterebbe un risultato equivalente alla metà di quello lombardo per fare delle regioni bonificate delle ricche plaghe.
Da una simile operazione gli Israeliani ricaverebbero la pace ed una ricaduta tecnologica, oltre al miglioramento climatico per la presenza di vicine aree verdi. Senza contare la possibilità di poter creare nel deserto del Negev un’ altra simile plaga per i coloni attualmente in Cisgiordania.
Inutile aggiungere che l'esperimento potrebbe poi essere ripreso lungo tutti i margini del deserto.

(Alcuni dicono che questa è solo utopia. Non lo sarebbe, se ad esempio certi minorati mentali, invece di acquistare 19.000 missili e lanciarli sui vicini, investissero in agricoltura, e se dei criminali non gli dessero ragione.)

Stefano Cattaneo

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