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Sull'Orlo di un Precipizio a Picco sul Mare
Scritto da Eli Arrow
Categoria: Narrativa - giallo/noir
Scritto il 05/04/2018, Pubblicato il 05/04/2018 16.01.48, Ultima modifica il 05/04/2018 16.01.48
Codice testo: 54201816148 | Letto 328 volte

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Intanto non pensare che stia lì in piedi.
Ho cominciato a strisciare una decina di metri prima di arrivare al bordo. Potrebbero uccidermi, queste dannate vertigini.
È tutto buio. Il mare lo sento brontolare laggiù, sotto, nel nero.
È freddo, anche, e piove a dirotto. Forse potevo aspettare che spiovesse, ma certi lavori è meglio farli quando ti vengono in mente.
Il sacchetto? Ah, sì, l’ho messo in tasca.
Spingo la mano lungo il fianco e lo tiro fuori.
È molliccio. Al tatto potresti dire che è pieno di carne macinata. È perché l’ho tagliato a pezzi piccoli piccoli. L’ho fatto accuratamente, con le forbici da cucina.
Incredibile, la faccia che aveva. Incredula.
Non credeva che lo avrei fatto davvero. Pensava fossi una pusillanime, una donnetta da niente, timida e innocua. Ma si sbagliava, si sbagliava di grosso.
L’ho fatto da dietro.
Ho aspettato che posasse il bicchiere e gli sono sgusciata alle spalle. Silenziosa. Preparata. La lama è scivolata precisa e profonda, lasciando sulla gola un segmento orizzontale perfetto, netto, diritto. Pulito. Posso dire? Sembrava burro.
Non è riuscito a pronunciare una sola parola.
Poi gli sono tornata davanti. E lui mi ha guardata, per un attimo, con quegli occhi sgranati, rotondi. Non li avevo mai visti così tondi, prima. Si è portato le mani alla gola e ha cercato di alzarsi ma, ahi lui, è caduto a terra, proprio come un salame.
Quanto sangue, però, quanto sangue. Non ero preparata a tutto quel sangue.
Comunque, fa freddo in questo posto. Piove da giorni e sono coperta di fango.
Ci sono arrivata strisciando, ti dicevo, sul bordo di questo precipizio. Ho pensato: nel mare ci sono i pesci, i pesci mangiano carne, se faccio i pezzetti piccoli piccoli, adatti alle loro boccucce da pesce, lo mangeranno tutto di sicuro, anzi, saranno contenti e mi ringrazieranno, anzi, ringrazieranno il loro Dio-dei-Pesci, non me, a me manco mi vedono con questo buio.
Apro il sacchetto, infilo la mano. Sono viscidi questi pezzettini, scivolano via fra le dita, mi fanno venire il nervoso.
Stringo le dita decisa e nel pugno me ne rimangono un po'. Mi spingo più avanti con la punta dei piedi, il fango mi scricchiola fra i denti. Tendo il braccio oltre la testa e striscio la terra con le nocche. Arranco verso l’orlo del precipizio finché incontro il vuoto. Striscio un po’ avanti, ancora, e poi apro il pugno. Devo scrollare la mano più volte perché dei pezzetti rimangono appiccicati al palmo, ai polpastrelli. Poi frugo di nuovo il sacchetto, raccolgo altri pezzi, li butto giù nel mare, ai pesci.
Creature del Signore.
Mangiate, mangiate.
Il Cuore è il più prelibato dei bocconi.
Il sacchetto non lo butto, no, lo tengo. Lo sciacquerò a casa, non voglio inquinare. Ho rispetto, io. Non spreco neanche l’acqua. Quando lavo i denti chiudo il rubinetto e lo riapro solo un poco per riempire la bocca e sciacquarli. Sto attenta. Sono brava. Educata.
Lui dell’acqua se ne fregava, la lasciava aperta tutto il tempo. Lo sapeva che mi faceva irritare, ma lo faceva lo stesso. Non potevo neanche dirglielo, sennò parolacce. Un carattere bastardo.
Il sangue diventa denso dopo un po’, incolla le dita, non riesci a tirarlo via.
Strofino il palmo nel fango. È appiccicoso. Non se ne va dalle mani, non se ne va dalle chiavi. Dal pavimento non ho ancora provato.
Il sangue rimane.
Era lui che voleva andarsene. Per quella puttana.
La mia Migliore Amica Puttana.
La mano si contrae, non lo faccio apposta, vermi di fango sgusciano fra le dita, li sento sotto le unghie. Dovrei tornare, ma aspetto ancora un poco. È tanto buio qui intorno e piove, quanto piove. Sono tutta bagnata. E sporca. Tremo.
E le ossa! Non puoi immaginare quante ne abbiamo dentro. Pesanti. Certe non riesco a spezzarle, devo lasciarle intere.
Però le ho raschiate per bene. E ho messo tutto nei sacchetti. Tutto tranne le ossa.
Magari alla puttana le cucino un bel brodo e poi le dico alza, alza la bocca dal fiero pasto. Ah ah ah!
Portatelo via, adesso.
Te lo metto in un pentolino.
In un pentolino, ah ah ah!
Bastardo.
Non me la dovevi fare, non questa.
Sopportavo tutto, lo sai, che sprecavi l’acqua, che non pulivi le gocce sull’asse, che non portavi la spazzatura, che mi insultavi, che lasciavi il dentifricio aperto e che buttavi la cenere sul letto. Non dicevo più niente, lo sai che non lo dicevo. Anche quando mi disprezzavi e mi deridevi, anche quando mi picchiavi. Non dicevo più niente. Ma questo andartene …
Credevi che sarei scappata in camera? Che avrei pianto col cuscino in faccia per non darti fastidio? Che avrei sofferto in silenzio senza farmi più vedere per non disturbarti? Ma andiamo!
Che freddo, stasera.
Ho il fango anche nelle mutande e non mi sento tanto bene, devo proprio tornare. C’è ancora tanto da tagliare, il brodo da preparare. Sono in ritardo, sono molto preoccupata. Me ne vado, adesso, me ne vado.

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