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Ricominciare da capo
Scritto da Simona Antares
Categoria: Narrativa - Altro
Scritto il 05/06/2018, Pubblicato il 05/06/2018 15.59.31, Ultima modifica il 05/06/2018 15.59.31
Codice testo: 562018155931 | Letto 72 volte

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La visione di quel posto desolato lasciò basito il giovane a bordo della sua Volkswagen. Era come se tutti quanti fossero scappati via lasciando intorno a lui solo uno scenario post-apocalittico.
Come era arrivato fin lì? Si ricordava soltanto del rumore, un tonfo improvviso che l’aveva svegliato anche se, pensandoci bene, non si ricordava affatto di essersi addormentato.
Sentiva la bocca amara e impastata, gli occhi che bruciavano e un intenso dolore al piede destro incastrato sotto il pedale del freno.
Guardando attraverso il parabrezza vide in lontananza una collina con delle piccole e isolate case sparse qua e là. Vicino alla macchina soltanto sterpaglia e una maleodorante pozzanghera. Il silenzio dell’alba era interrotto solo dal lieve fruscio dell’erba mossa dal vento.
Il suo corpo emanava un odore acre di sudore misto a vomito e urina. La sua camicia era completamente inzuppata così come il cavallo dei suoi pantaloni.
Si rese conto di non sapere come fosse finito lì e di non ricordare nemmeno più il suo nome. Provò a uscire dall’auto ma una fitta di dolore al piede lo fece rinunciare.
Si portò le mani al viso cercando di calmarsi e di riflettere e notò all’anulare sinistro una vera luccicante. La tolse e lesse al suo interno:
Simona
19/03/2012
Dunque era sposato. Chiuse gli occhi nel tentativo di ricordare ma inutilmente. Quando li riaprì incontrò il suo sguardo nello specchietto retrovisore della sua auto.
Si trovò davanti il volto di un perfetto sconosciuto, occhi scuri, sorriso accattivante, pelle lievemente abbronzata. Pensò che in condizioni normali dovesse essere un gran figo e per assurdo sorrise, dimenticandosi per un attimo dell’angoscia che lo stava attanagliando.
Guardandosi attorno nell’abitacolo notò un portafoglio. Lo aprì: c’erano al suo interno trecento euro, un bancomat e la carta d’identità. La foto del documento ritraeva lo stesso viso che aveva visto nello specchietto ma con un’espressione spavalda e arrogante che faceva da contrasto a quella sofferente e impaurita che aveva ora. Lesse i dati con un misto di curiosità e ansia.
Cognome: Stacchi
Nome: Lorenzo
Nato il 03/06/1978
Residenza: Roma
Segni particolari: a matita qualcuno aveva scarabocchiato “stronzo”
Si osservò di nuovo nello specchietto ma non riusciva a ricordare chi fosse. “Non soffrirò forse di qualche amnesia?” pensò tra sé.
Si appoggiò allo schienale e respirò lentamente. Finalmente il paesaggio che lo circondava stava cominciando a essergli familiare e nella sua mente che si stava schiarendo passavano poco alla volta tanti piccoli frammenti della sua vita. Una donna che piangeva accanto a un uomo disteso sul letto e vestito in modo elegante, sua madre forse? Una ragazza vestita da sposa che sorrideva felice, sua moglie forse? Poi una serie infinita di pub, risse e serate a base di sesso e droga con ragazze di cui non ricordava né il nome né il volto.
Vide la ragazza un tempo vestita da sposa che piangendo riempiva di abiti una valigia, lui che cercava di dissuaderla, lei che andava via sbattendo la porta, lui che usciva ed entrava in uno dei tanti bar, una bottiglia di whisky, una folle corsa in macchina lungo quella strada deserta in piena notte.
Mentre le immagini di quella che doveva essere stata fino a quel giorno la sua vita gli passavano davanti velocemente cominciò dapprima a sentire disagio, poi una furente rabbia.
Riaprì la sua carta d’identità, guardò di nuovo la foto di quel ragazzo così sfrontato e in quell’istante capì cosa veramente desiderasse dalla vita, non ricordare più e ricominciare da capo.
Aprì il finestrino e gettò lontano la bottiglia ormai vuota di whisky senza accorgersi del corpo del mendicante che giaceva a pochi passi da lui e che aveva investito mentre guidava ubriaco fradicio.
Accese il motore della sua Volkswagen e ripartì sgommando.

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