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UNA STORIA COMUNE-PARTE SECONDA
Scritto da lucenera
Categoria: Narrativa - Altro
Scritto il 05/07/2018, Pubblicato il 05/07/2018 17.04.40, Ultima modifica il 06/07/2018 17.47.38
Codice testo: 57201817440 | Letto 243 volte

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La sera dopo quello che era successo Alessandro era arrabbiato con se stesso.
Aveva fatto un discorso a Sabrina dicendole quanto ritenesse dolce e bella Dalila e come lei fosse esattamente il suo ideale, ma che lei pian piano lo aveva preso. Qualcosa gli diceva che aveva peggiorato la sua situazione.
Sabrina dal canto suo la sera dell'accaduto, tornando a casa, aveva preso la foto di suo padre ed aveva iniziato a piangere un po’ come faceva tutte le volte in cui era particolarmente giù. Alessandro non le dispiaceva proprio ma perché aveva dovuto fargli capire chiaramente che lei era solo una sostituta?
Il giorno dopo però, come le succedeva sempre dopo aver pianto così, si sentì più forte.
Con sua madre andò a fare la spesa al centro commerciale perché da lì a poco sarebbero tornate le sue sorelle per le vacanze estive e non vedeva l'ora. Il pomeriggio aveva appuntamento con la parrucchiera. Con la mamma aveva deciso che, oltre a tagliarli un po’, avrebbe anche fatto per la prima volta qualche colpo di sole.
Dopo la spesa offrì il pranzo alla madre. Comprò una jumpsuit nera con dei fiori, un nuovo completo intimo ed una maxi pull leggera che era come un vestito da indossare con dei pantacollant. Fare shopping la metteva di buon umore.
Il pomeriggio, dopo il parrucchiere, si vide con le sue amiche ed il resto della compagnia. Alessandro non c'era ma Chiara disse che la sera per la manifestazione che si faceva lì d'estate ci sarebbe stato. Chiara era una ragazza che si era aggiunta, insieme al proprio ragazzo, alla compagnia. Conosceva Alessandro da prima perché erano tutti della stessa città e venivano in vacanza insieme da sempre.
La manifestazione era una passeggiata enogastronomica che si teneva da un po’ di anni nel paese.
Avrebbero mangiato lì.
Quella sera Sabrina decise di indossare la maxi pull con i pantacollant ed un paio di stivaletti bassi. I tacchi nella parte vecchia del paese per lei che non sapeva andarci neppure in piano anche no. Non era come Dalila. Già, un’altra cosa che aveva in più a lei e che aveva colpito Alessandro, la sua femminilità.
Quando Alessandro quella sera la vide avrebbe almeno voluto salutarla come sempre.Anzi vedendola così avrebbe voluto molto di più. Ma neppure la salutò. In fondo lei gli aveva detto no e, pur sapendo di aver sbagliato qualcosa, quel palo gli bruciava.
Decisero di prendere qualcosa da mangiare prima di iniziare col vino.
Alessandro in qualche maniera provò e riuscì a sedersi vicino a Sabrina.
"Allora che fai? Come va la situazione che mi avevi detto?" Alessio le scrisse mentre Sabrina mangiava. Non avevano mai smesso di sentirsi, anche se non si erano più visti. Lui da un po’ si era stabilito a Milano.
"Tu conosci Dalila? Ritieni che sia veramente così tanto migliore di me sotto ogni aspetto?"
"A me sei sempre piaciuta tu. Il tuo viso, le tue mani, i lunghi capelli e quel rossore che avevi quando ti facevo i complimenti, il tuo saper discutere di ogni cosa ed il tuo tacere di fronte a ciò che non sapevi" e poi aggiunse" Ed anche altre cose ma non mi pare il caso di scriverle" seguito da una faccetta maliziosa.
"Lo so" rispose Sabrina mettendo una linguaccia.
Alessandro vide benissimo quelle due notifiche e chi era a mandare il messaggio.
Si alzarono ed iniziarono il giro.
"Comunque io sono un po’ più grande di te e ti ho amato anche se siamo stati insieme poco. Questo fa sì che oggi tu sia una delle persone a cui voglio più bene in questo mondo. Quindi, anche se mi costa un po’ dirtelo, perché non provi?
"Vorrei ,però ho pianto così tanto dopo quello che mi ha detto che non so se riesco a fidarmi”
Alessio dall’altro capo del telefono pensò al viso di Sabrina mentre piangeva. Lui l’aveva vista piangere solo quando gli parlò di suo padre.
Quando squillò il telefono ed apparve il nome di Alessio sullo schermo ,Alessandro impallidì.
Allora si sentivano spesso se lui la chiamava così da un momento all’altro?
Lo doveva ammettere, lui era stato geloso in passato. Quando gli piaceva Valentina e nello stesso tempo questa era corteggiata anche da Lorenzo, il suo migliore amico lì all’università, stava impazzendo. E lo era stato anche di Dalila quando vedeva alcuni ragazzi che magari ci provavano un po’ quando lei lavorava nel bar dei suoi genitori.
Per Sabrina non l’aveva mai provata, anche se un ragazzo della loro compagnia si era avvicinato molto a lei.
“Perché non ti piaccio, non ritieni che qualcuno possa, tra virgolette, rubarmi a te” questo gli aveva detto Sabrina il giorno prima e poi gli aveva chiesto di accompagnarla a casa. Qualcosa gli diceva che questa cosa l'aveva ferita da morire,perchè l'aveva convinta ancor di più che non gli piacesse.
“Ok tolto il fatto che lo picchierei perché ti ha fatto piangere però tu sai, Spank, che se non ti interessava non ci avresti pianto”
Era un classico quando Alessio chiamava non le diceva mai “ciao”, ma lei avrebbe riconosciuto la sua voce in mezzo a mille anche se il nome non fosse comparso sul display. Le era sempre piaciuta. E poi quel nomignolo.
Per caso una sera su un canale stavano ridando un vecchio cartone, Hello Spank.
“Lo adoravo da bambina” disse entusiasta Sabrina. Lo guardarono per un po’.
“Ho trovato il tuo soprannome: Spank” le disse quella sera.
“Mi stai dicendo che gli somiglio” chiese lei un po’ crucciata.
“Sì siete teneri uguali” gli disse lui con quelle sue fossette mentre sorrideva.
Da quel giorno lo usava ogni volta che lei era triste o le stava dicendo un qualcosa che sapeva l’avrebbe fatta arrabbiare. Lei non resisteva al modo in cui lo diceva e si scioglieva in una risata.
“Mi conosci bene però” rispose Sabrina ridendo.
“Sai però che quando mi ferisce qualcuno mi chiudo a riccio ed è difficile entrare”
“Sabri dai altrimenti ti perdiamo e qui non ci ritroviamo. E dentro il centro storico non prende bene il cellulare” le disse Roberta. Quella sera c’era anche Matteo.
Aveva ragione e così salutò Alessio.
“Ti lascio”
“Fammi sapere qualcosa” disse Alessio.

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