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quelle centocroci laggiù
Scritto da criscris
Categoria: Poesia - Altro
Scritto il 06/04/2018, Pubblicato il 06/04/2018 13.04.23, Ultima modifica il 06/04/2018 13.04.23
Codice testo: 64201813423 | Letto 94 volte

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Scorger devi figliolo, quelle centocroci laggiù,
lo sguardo tuo solleva da tagliole di sonno
disegno son esse del sole, di uomini che ieri fuor e oggi più.
Chè viaggio rimar fa sempre con miraggio
ma anco con prelibata speme, e germoglio di coraggio
che la natia costa ch’abbandonai guisa ha del mio lacrimare
che gli occhi miei firmaron come desiderio di tornare.
Uomo son, a te fratello e unger non devi la mia pelle,
del grasso urlo d’opulenza ch’in te regna come ormai acetato vino,
con l’infuocato nome traditor di clandestino
ch’ al lido tuo menommi un fetido barcone ma anco baglior di stelle.
Che mai saprai tu del dileguarmi mio da procella di guerra
che di carcasse di miei figli e padri insanguinata ha la mia terra
se tu sol sapessi che dir voglia osservar il volto severo della sera
e coltivar che i familiari tuoi ancor sien vivi dentro una preghiera.
Ma or guata e non svergognar, t’en prego, quelle croci,
e in te reca ‘l fraterno vestito delle loro voci
ch’esse ti chiederan ovunque il tuo sembiante giace
d’esser per te e per lor seme di pace.
Tutti accomuna questo peregrinar infido e tremante
Per ciò ogni uman sia in ogni altro in ogni istante
Perché qual gocce di divino ci si possa amare
In un sol abbraccio vasto come la pelle del mare.


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