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Morto e contento
Scritto da Padpgix
Categoria narrativa, genere
Scritto il 22/03/2017, pubblicato il 06/05/2017, ultima modifica il 06/05/2017
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Nota dell'autore: Fatevi questa domanda, miei cari: è meglio essere vivi... o morti?

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MORTO E CONTENTO

[1]

Bene. Da dove cominciamo? Mm… sarà meglio cominciare da me, credo sia naturale.
Preferirei che foste seduti, ora. Ma potete anche restare in piedi, in realtà, non farà molta differenza. Insomma, fate un po’ come volete. Mi chiamo George. Sono morto. Mi piace moltissimo la mia morte, ve ne renderete conto molto presto e vorrei poter morire ancora a lungo. Ma ho paura che presto, vivrò. Tutti noi, prima o poi, viviamo. Non è vero?
Ok, vi vedo confusi. Beh, non posso biasimarvi. Credo che alla fine fosse più giusto cominciare da voi, non da me. Adesso, vi prego, sedetevi. Andrà meglio, vedrete. E poi, la mia storia è un pochino lunga, sapete.

Partite dal presupposto che io non sono come voi, miei cari. Voi siete vivi: vegetate, respirate. Lo dimostra il fatto che state muovendo gli occhi per leggere queste righe proprio in questo momento, non è così? Bene. Ora che vi siete riconosciuti come mortali, dovete sapere che, a differenza vostra, io mi definisco un vitale. Sono su questa Terra, come voi, appartengo alla vostra stessa dimensione ma voi respirate aria. Io non respiro affatto. Perché voi siete vivi, io sono morto. Voi mangiate, leggete, parlate, fate sesso, correte con il cane, lavorate e cacate. Ottimo! Buon per voi.
Io mangio, leggo, non posso parlare ma posso scrivere! Non sareste qui, altrimenti. Posso correre tanto quanto fate voi, volessi potrei anche lavorare e avere un cane ma su questi ultimi due aspetti, elementi normali in una vita normale, dubito che ci potrei davvero sperare. E qualcosa mi dice che nessun cane si dimostrerebbe abbastanza affabile e voglioso di coccole, con il sottoscritto. Per l’aspetto sessuale, beh, credo di non aver mai trovato il biglietto, per quello spettacolo. Pazienza. Infine, meglio non entrare nei dettagli su come io possa o meno espletare le mie funzioni corporali. Sarebbe quantomeno imbarazzante affrontare tale argomento. Immagino lo sarebbe anche per voi, no?
Insomma, avrete capito che sono un essere senziente e ho una coscienza, anche se non sono in vita. Fino a qui ci siete? Vi vedo ancora perplessi. Già, lo immaginavo. Sto cercando di spiegare qualcosa di strano, di bizzarro forte, me ne rendo conto. Forse avete anche l’impressione che io vi stia prendendo in giro, o almeno lo avete pensato. Beh, mi duole dovervi deludere. Sono più che serio. E continuo ad essere morto. Morto e contento, almeno ancora per un po’.
Ma non crediate che mi senta bene o che stia cercando di divertirvi, perché non potreste fare due errori di valutazione più grandi. Io sto male, la mia gioia svanirà presto, perché so a cosa sto andando incontro. Avrete paura di me e di quello che diventerò quando passerò a miglior morte. Bah, che stupido pensiero ho appena scritto!
Non esiste una miglior vita, per voi, non è vero? Voi morirete. Caput! E sarà finita lì. Men che mai, non esiste una miglior morte per me. Io vivrò. E sarò cattivo. Sarò malvagio. Sarò un dannato figlio di puttana e stuprerò la figlia di qualcuno di voi. Siete seduti e attenti, ora? Sì, credo si sì.

Mi rendo conto che nessuno di voi mi ha chiesto di raccontare la mia morte. È probabile che molti di voi avranno già spostato la loro attenzione ad altro, bollandomi come uno squilibrato sboccato. Ma una buona fetta di voi, sono sicuro che è ancora lì, a leggere le mie parole. Voi mortali siete così curiosi! Spesso è una cosa buona ma alle volte, la curiosità può portare in brutti posti. Ma questa è un’altra storia.
Oggi voglio raccontarvi di me e visto che non me lo avete chiesto voi, vi faccio un regalo e vi spiego perché lo faccio. È il mio testamento, saranno le mie ultime parole lucide e consapevoli finché sono in morte. Potrò lasciare almeno un segno positivo di me quando tutto sarà finito, prima che tutto precipiti. E poi voglio che la gente sappia, che la gente apra gli occhi e che si spaventi. Perché non c’è niente da scherzare. I cattivi siete voi, non io. Capirete presto, abbiate pazienza.

[2]

Sono nato morto. Il che vuol dire che non ho mai vissuto. Non la vita che intendete voi. Nessuno ha mai coniato un termine comprensibile per esprimere il concetto dell’esistenza di noi altri. Sapete perché? Perché chi sa di noi, ci teme, da sempre. Non perché facciamo paura, beh, forse un po’, ma perché non vogliono che si sappia la verità, capite? La mia esistenza, dicevo, è iniziata sul pavimento di una baracca di legno, in mezzo al nulla, o meglio, tra altre baracche di una comunità stanziale di zingari. La mia povera madre è morta di complicanze post parto appena tre ore dopo avermi dato alla luce. Ho paura abbia sofferto tanto ma non posso ricordarmene, io ero intento ad attraversare il buio. Ci ho nuotato dentro per un tempo indefinito, cosciente di me e del mio stato sospeso. Capivo di non essere ancora formato in un corpo.
Quando la cortina nera si è dissolta e sono uscito dal buio, ho aperto i miei occhi morti al mondo. E ho iniziato a morire. Non starò qui a tediarvi con noiosi dettagli riguardo la mia difficile esperienza di ripudiato dalla società. Non penso che sarà difficile, per voi, immaginare quanto una persona morta, che si muove e interagisce con il mondo, possa essere considerata una minaccia, se non un orrore impronunciabile, tra la gente comune. Eppure sono riuscito a costruirmi la mia esistenza nella morte, infilandomi a pennello tra la follia e la disperazione che circondano spesso la vita degli uomini.
Noi morti cerchiamo di passare inosservati, facciamo in modo che la vostra percezione di noi rimanga solo ad un livello superficiale. Potessimo, ci renderemmo invisibili ma non potremmo mai spingerci a tanto.
Avete presente quando vi viene una forte sensazione di essere osservati da qualcuno mentre state facendo qualsiasi cosa nella vostra giornata e alzate di scatto la testa per capire chi vi sta fissando? Ecco, noi siamo come quella sensazione: spesso, quando alzate lo sguardo, non vedete nulla e vi date anche un po’ degli stupidi ma in realtà eravamo noi che vi stavamo guardando. Capite? Diciamo che potremmo assomigliare un po’… a quelle strane creature che qualche pazzo fra di voi ha inventato per far venire gli incubi ai bambini la notte: ai vampiri.
Fortunatamente non siamo così spaventosi ma è meglio che teniamo le distanze da tutti voi, pur non potendo scomparire del tutto.

Ma andiamo avanti e non perdiamoci in troppe chiacchiere. Non avete idea di quanti bambini muoiano durante il parto, ogni giorno. Siamo milioni, in tutto il mondo. Eppure, trovare altri morti che si manifestano – come il sottoscritto – è molto difficile. Devono esserci motivi davvero importanti per farlo e la mia storia ritengo lo sia.
Non sono un profeta, un predicatore del verbo o un mistico: non ho idea di come la nostra esistenza sia possibile, so solo che ci siamo, che non siamo soli ma anzi, siamo legioni e siamo tutti morti. Morti prima di vivere. Forse è questo il segreto. Forse non devi conoscere la vita per poter abbracciare subito la morte e farti animare da essa.
Ho cercato spesso di trovare risposta ai mille dubbi che scandiscono la mia esistenza, al perché io esista e quale scopo abbia il mio essere, a chi possano essere coloro che sanno di noi e che ci temono ma ho sempre desistito presto perché ogni strada sembra portare al nulla, sempre. Bah! Sono pensieri complicati, lasciamo perdere. Vi basti sapere che gli unici a governarci e a muovere i nostri fili come burattinai sono i Supremi, quelli che stanno in alto e che voi chiamereste Dio. Uno solo per voi, molti per noi.
Queste cose le so solo grazie ad un mio vecchio amico, che mi ha spiegato tutto ciò che sapeva, prima di vivere. Esattamente come sto facendo io, con voi. State perdendo colpi? La vostra attenzione cala? Ok, vediamo se riesco a riacquistarla con le mie prossime parole. Nei prossimi minuti, vi racconterò la storia di Dan, uno come me che è passato dalla vostra parte. Che ha iniziato a vivere e che tra le prime cose che ha fatto ha violentato due donne e le ha ammazzate con gusto. Tutto nella stessa sera. Ecco: credo di avere di nuovo la vostra attenzione. E anche una buona dose di ribrezzo.
Prima di raccontarvi l’orrore perpetrato da Dan ho ancora bisogno di dirvi una cosa, però. Lo so, sto abusando della vostra pazienza ma alzi la mano chi di voi ha già sperimentato una storia raccontata da un morto. Ecco, se interpreto bene le vostre espressioni credo non sia capitato a nessuno di voi. Approfittatene, siate gentili. È importante che sappiate che quando noi morti viviamo, al termine della nostra morte, accade qualcosa di inspiegabile. Per lo meno, è inspiegabile come lo è essere in morte e poter essere qui a scrivere invece di essere stesi dentro una bara. Giusto?
Dove ero rimasto? Ah, sì, alla stranezza del nostro trapasso. Quando viviamo, la nostra esistenza si focalizza all’interno del corpo adulto di un uomo o di una donna. MAI nel corpo di un neonato o di un bambino. È una regola imposta dai Supremi, una fra una miriade di altre.
Ora che sapete questo, vi faccio una domanda: vi siete mai chiesti cosa succede nella mente di quegli uomini di cui sentite parlare nei telegiornali, la sera, magari mentre cenate, a tavola, con i vostri figli seduti accanto? Quelle persone, uomini ma anche donne che si gettano acido in faccia l’uno con l’altro, che si ammazzano a pistolettate o peggio, che si lanciano con la macchina contro tir in corsa in autostrada, che si uccidono nel sonno o che picchiano la moglie per poi togliersi la vita? Se l’avete fatto e non vi siete mai dati una risposta, vi faccio un altro regalo: quegli uomini e quelle donne, siamo noi morti che riprendiamo l’esistenza in loro, nei loro corpi adulti.
Annichiliamo la loro essenza e ci nutriamo di ogni loro residuo psichico. Quelle persone cessano di esistere e diventano il nulla. Prendiamo il controllo totale del loro corpo, della loro anima e iniziamo ad alimentare l’odio che portiamo dentro, nutrendolo con il male.
Sia chiaro: non tutti i morti che iniziano a vivere fanno questa fine, per fortuna. Grazie agli dei, molti di noi iniziano una nuova esistenza, in vita, come persone del tutto normali. Ma ogni gregge di pecore ha le sue bestie nere, tra le sue fila, non è così?

[3]

A questo punto, mi chiedo perché, in fondo, dovrei farvi dono di questa macabra storia in modo incompleto. Pensavo di limitarmi a Dan, viste le vostre reazioni ma ho deciso che vi racconterò anche di Peter e Stu. Mi vergogno moltissimo ma lo devo fare. Lo devo a tutte quelle povere persone. Dan, Peter e Stu, dicevo. Tre uomini che sono stati posseduti dalla morte, la cui mente è stata inghiottita dalla seduzione della follia e sono divenuti sadici pericolosi. Tre bestie nere. In loro, hanno ripreso esistenza tre miei amici che, in morte, amavo e rispettavo. E che ho ripudiato con forza e disperazione dopo ciò che hanno fatto.
Ho pianto lacrime amare e riversato su di loro parole di disprezzo indescrivibile per quello che hanno fatto. Rivolevo indietro i miei amici, quegli amici sinceri e buoni con cui avevo condiviso l’ultima parte delle mia morte altrimenti così vuota e solitaria. Lo volevo con tutte le mie forze ma sapevo bene che ormai era tardi. Sono stato male e ho sofferto come non credevo di poter fare, per giorni e giorni. Mi sentivo impotente e volevo a tutti i costi poter fare qualcosa per rimediare, in qualche modo, ai loro gesti così tremendi. Eppure non ho potuto fare niente. E allora, l’inutilità delle mia esistenza, di fronte a quella assurda violenza, mi ha portato a pensare per giorni che l’unico modo che avevo per tentare di donare un minimo di giustizia alle vittime di quei tre barbari assassini, era ricordarli e perpetuare i loro sacrifici alla gente.

In merito a Dan vi ho già dato qualche anticipazione. Quando è entrato nel corpo adulto di cui è divenuto il nuovo proprietario ha assaporato in un attimo il piacere di essere una persona viva, carica di vitalità e bisognosa di provare emozioni. Prima fra tutte: il piacere. Non ha perso tempo: invitato ad una festa di lavoro, Dan se ne è stato buono per gran parte del tempo, salutando chi doveva salutare, conversando del più e del meno con i colleghi e con i diretti superiori. Ha bevuto molto vino e ne ha assaporato a fondo il gusto forte e penetrante. E ha osservato le sue prede, l’oggetto del suo desiderio. L’occasione gli si è presentata quando due ragazze un po’ troppo su di giri sono andate nei bagni delle signore da sole, senza essere notate da nessuno per più di due fuggevoli secondi.

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