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Lo specchio dell'odio
Scritto da Simona Antares
Categoria: Narrativa - horror/thriller
Scritto il 06/05/2018, Pubblicato il 06/05/2018 15.52.00, Ultima modifica il 06/05/2018 16.01.47
Codice testo: 65201815520 | Letto 268 volte

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C’era una volta. Non è forse così che iniziano tutte le favole? Già, peccato che la mia non sia una favola, ma la triste realtà”
Un ragazzo se ne stava seduto sulle rive di un fiume, immerso nei suoi tristi pensieri. Il sole stava tramontando lentamente, emanando per quel giorno i suoi ultimi cocenti raggi. Tutto intorno al giovane era silenzio, interrotto soltanto dal lento sciabordio del fiume.
Guardava afflitto la sua immagine riflessa nello specchio d’acqua; la sua vita non sarebbe mai stata come quella dei comuni mortali, lui era diverso, era quello che la società definiva “mostro”. La sua vita era iniziata per errore in un laboratorio scientifico. Lui non doveva essere lì, non ha mai chiesto di venire al mondo, ci si trovava per puro caso e non gli piaceva affatto.
Aveva l’aspetto di un ragazzo pur avendo quasi cinquantuno anni, aveva la pelle di un color verde anfibio, i capelli grigio topo, le orecchie a punta come un folletto e gli occhi rossi come quelli di un demonio. Possedeva il dono di trasformarsi in tutto ciò che desidera e di scomparire nel nulla ogni qual volta si trovava in difficoltà.
La sua vita era molto triste, il suo aspetto mostruoso faceva si che gli esseri umani lo temessero, condannandolo a una vita di eterna solitudine.
Sospirò profondamente mentre osservava la sua immagine riflessa nello specchio d’acqua.
“Perché questo destino così crudele per me?” disse, calciando un sasso nello stagno. Intorno a sé tutto era deserto, eccezion fatta per una villa diroccata situata poco lontano dal fiume.L'uomo, il cui nome era Esperimento Beta, se ne accorse.
“Ma guarda, c’è una vecchia villa diroccata nascosta in mezzo a quegli alberi” disse, improvvisamente incuriosito da quella visione “Chissà se dentro c’è qualcuno con cui poter scambiare qualche parola”
Si alzò dalla sponda del fiume e si diresse di corsa verso la vecchia villa abbandonata. L’abitazione aveva un aspetto lugubre e inquietante.
“Uhm, ha proprio l’aria di poter crollare da un momento all’altro” disse, meditabondo “E’ davvero strano che non l’abbiano ancora demolita” disse, aprendo il vecchio portone di legno. Uno sciame di pipistrelli lo investì.
“Aaaaaah!” urlò, cadendo all’indietro e cozzando violentemente la schiena sull’asfalto.
“Dannati pipistrelli!” disse, lanciando verso gli animali uno sguardo carico d’odio e di risentimento. Poi si rialzò ed entrò nella villa. L’anticamera era disabitata, i mobili pieni di polvere. Dalle pareti penzolavano delle ragnatele.
Si guardò attorno. Notò una porta che immetteva su di un lungo corridoio.
“Certo che qui dentro c’è un’atmosfera davvero lugubre” disse, percorrendo il lungo corridoio. Alla fine giunse presso un pianerottolo da cui si dipanavano delle scale.
“Uhm, queste devono portare ai sotterranei” disse, scendendo lentamente gli scalini. Sfortunatamente, però, ne trovò uno rotto che lo fece precipitare al suolo.
“Aaaaaah, che male!” disse, massaggiandosi il gluteo sinistro. Un rumore alla sua destra lo fece voltare.
“Una stanza qui sotto?” disse, aprendo la porta “e sembra anche abitata!”
Notò un ritratto appeso alla parete; raffigurava una giovane donna con i lunghi capelli neri.
“Forse la stanza è tua” disse, osservando tutto ciò che lo circondava, un letto, il camino con sopra delle camelie di color rosa e uno specchio.
“Possibile che ci abiti qualcuno qui?” disse tra sé. Poi notò una porta all’interno della stanza.
“Chissà cosa ci sarà dietro a questa porta” disse, aprendola. Ciò che vi trovò non era lontanamente immaginabile a ciò che credeva: davanti a sé c’era una bara di legno scuro con una croce nera sopra.
“E questa cos’è?” chiese, avvicinandosi alla bara “Cosa ci sarà mai qui dentro?”
Provò a sollevare il coperchio, ma non vi riuscì. Poi notò che sul lato sinistro c'era una piccola serratura. C’era anche un buco sopra. Esperimento vi posò il suo occhio destro e vide che all’interno era distesa una figura. L'uomo si spaventò.
“Aaaah!” urlò a squarciagola, scappando di corsa dalla stanza.
Andò a nascondersi dietro a un paravento della stanza. Tremava di paura.
“Ma dove mi trovo?” Il rintocco delle campane dell’orologio a pendolo lo fece trasalire. Battevano le otto di sera.
“Ma cos’è questo strano oggetto? Non riesco a capire”
Dei rumori improvvisi di passi nel corridoio lo fecero sussultare.
“Dei rumori di passi. Sta arrivando qualcuno! Devo assolutamente nascondermi!” disse, guardandosi attorno in cerca di un rifugio sicuro. Lo trovò dietro un vecchio divano di pelle.
La porta della stanza si aprì lentamente e un uomo apparve sulla soglia. Era anziano, con candidi capelli bianchi e gli occhi tristi. Indossava un lungo impermeabile color bronzo e aveva tra le mani un cesto di frutta fresca.
“Viviana, tesoro mio, sono venuto a trovarti!” disse l’anziano “Dove sei?” chiamò, poggiando il cesto di frutta sul tavolo al centro della stanza “Perché non vieni a salutarmi?”
“Allora qui ci abita davvero qualcuno” disse Esperimento, nascosto dietro il divano. La porta della stanza della bara si aprì e apparve una ragazza. Era la stessa che lui vide ritratta nel quadro.
“Ma…ma…quella è la ragazza del ritratto!” sussurrò sorpres.
“Oh Viviana, eccoti qui!” disse suo padre, abbracciandola teneramente “Oh, bambina mia! Non sai quanto sia felice di rivederti!”
“Che strano” disse tra sé Esperimento “Io non ho visto nessuno in quella stanza prima!”
“Ti ho portato della frutta fresca, spero ti piaccia!” disse il padre alla ragazza
“Ti ringrazio, papà, sei stato molto gentile!” rispose la fanciulla con un lieve sorriso “Ti va un po’ di thè? Stavo proprio per prepararlo!” disse, prendendo in mano una teiera. Il padre la guardò con tristezza.
“E’ una ragazza così dolce e premurosa” disse tra sé con le lacrime agli occhi “Perché la vita è stata così ingiusta con lei?”
“Papà, siediti! Il tè è pronto!” disse la ragazza.
“Si cara, arrivo subito!”rispose lui, sedendosi al tavolo. I due bevvero il loro tè senza parlare. Il silenzio di quella stanza era irreale. Fu l’anziano a spezzarlo per primo.
“Devo dirti una cosa” iniziò in tono sommesso

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