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La zingarata
Scritto da Stef5090
Categoria: Narrativa
Scritto il 07/01/2018, Pubblicato il 07/01/2018, Ultima modifica il 07/01/2018
Codice testo: 71201813530 | Letto 125 volte

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“La zingarata”
“Ecco, questo è essere zingari. Questa è la zingarata: una partenza senza meta e senza scopi, un'evasione senza programmi che può durare un giorno, due o una settimana. Una volta, mi ricordo, durò venti giorni, salvo complicazioni...”
Quelle parole talmente profonde e libere di muoversi, non passarono inosservate agli occhi, ma soprattutto alle orecchie e all'estro di Nick. Poco più che quarantenne, con una capigliatura che dispensava da impegni imminenti dal parrucchiere, era accovacciato beatamente sulla sua comodissima poltrona, gustando qualche noce e sorseggiando del buon vino. Dal suo punto di vista il Natale, poteva anche prendersela con comodo, anche perché quell'allegro film “Amici miei” aveva innescato nella sua mente fuochi d'artificio, che nulla avevano da invidiare agli scenografici ordigni, rituale di fine anno. La notte trascorse serenamente e nel suo modo di dormire, lasciando acceso il lume della fantasia, la zingarata non risultava un sogno proibito.
L'alba successiva che coincideva col giorno di Natale, lo riportava malamente sulla terra: aveva come la sgradevole sensazione che “Rompicallo”, suo paesotto natio, stesse con tutti i suoi componenti migliori ( ovvero i familiari per un giorno ) dietro la sua porta. Da uomo deciso e impulsivo qual era, non aveva altra scelta che dileguarsi nella sua meta preferita, la pesca, che poteva definirsi tale solo con il suo immancabile Super-MegaKit canne bolognesi, consigliate da un suo tiepido amico di fiducia, mulinelli Kit-trota lago start, retino Nomura Guadino Gommato Retraibile, borsa in Eva semi-rigida, portacanne trota lago spinning, tracolla per la pesca con scatola inclusa e panchetto paniere seat-box; infine una comoda sedia rigorosamente blu mare proprio come la sua Golf che custodiva gelosamente dal 2005. Era quest'ultima compagna fedele e muta di ogni campagna peschereccia, che quel giorno faceva scalo sul molo più internato nel mare del suo paese. Era la zona comunemente nota come la “Korea”, dove i pescatori si ritrovavano per il pettegolezzo quotidiano e per spiare con occhi simili a binocoli “Steiner Commander Global” le carenze più spregevoli delle imbarcazioni altrui. Sembrava strano che quella mattinata fosse invece così silenziosa, poiché il tanto agoniato 25 dicembre aveva imprigionato tra le mura di casa molti di loro.
In pochi minuti aveva adornato con maestria la postazione e in lontananza scrutava il mare adagiato su se stesso e l'isola che all'orizzonte amoreggiava con un sole che faticava a riscaldarsi. Le ore trascorrevano disincantate, senza però vedere nemmeno l'ombra di una qualsiasi forma vivente di pesce o mollusco. Solo al brontolio dello stomaco estraeva dalla sua borsa un panino farcito con prosciutto cotto che fuoriusciva come lingue di fuoco, formaggio svizzero mai così preciso e adatto per il momento e una bottiglietta d'acqua naturale. Il primo scroccare non aveva comunque coperto il rombo di motore di una Cinquecento Rosso porpora, con due uomini a bordo: alla guida c'era Speck, uomo assai barbuto, con capelli sciolti e lunghissimi che lasciavano presagire novità inaspettate, pancetta semi-circonferenziale, maglione rosso intersecato ai suoi fedeli jeans blu e cuffietta bianca per ascoltare Radio 3.
Al suo fianco Maison, alto circa 1m e 80, capelli lucidi solo per l'occasione, occhiaie tipiche di chi ha gran feeling con il proprio materasso e sciarpa rossa per stemperare i suoi dolori influenzali e cervicali.
In breve tempo erano scesi dal veicolo per raggiungere Nick e scambiarsi gli ordinari auguri di Natale:
• Si pescaaa?? Buongiorno, Nick! Pensavo proprio fossi già in casa a gustarti la lunga volata del pranzo natalizio... - ironizzava Maison.
• Si, si talmente ne sono attratto che stamattina all'alba sono uscito da casa per non rientrarvi più...
• Ahahahah!!- rideva divertito Maison -. In ogni caso Buon Natale!! O almeno così si usa fare...
• Certo, certo anche a voi!! Come mai da queste parti? Io stavo pescando, sognando una zingarata!
• E che sarebbe? - ribatteva Maison.
• Ecco, sai, è un po' difficile da spiegare come concetto. Semplicemente partire senza meta e specialmente oggi avrebbe un senso di trasgressione ancora più forte. Mi capisci no?
• Quindi pronti? - erano le uniche parole pronunciate da Speck.
• Ok, mi inventerò qualche scusa per oggi. Dopo pranzo, alle 15 al bar “la Cipuddha” - le ultime parole di Maison.
Così riprendevano il loro cammino nella loro Cinquecento rossa per poi ritrovarsi qualche ora più tardi. Nel frattempo Nick proseguiva la sua giornata e pochi minuti dopo l'orario prefissato giungeva al bar “la Cipuddha”. Per riscaldare il clima reso gelido da un vento di tramontana tagliente apriva la porta dicendo:
• Eccoci qua, come tante altre volte, insieme tutti e tre. I tre vecchi del gruppo siamo noi. Amici di scuola, di caserma, e dunque amici da tutta la vita. Eccoli qui, gli amici miei. Cari amici...
• E chi è questo? - borbottava la signora da dietro al bancone.
• Eh Nick, sei in vena di citazioni? - Interveniva Maison.
• Mario Monicelli, amici miei...
Intanto la banconista tutt'altro che divertita ascoltava, con un volto adirato e accigliato. Si chiamava Rimpalla, aveva almeno 70 anni, indossava un foulard variopinto, delle mollette per tenere a bada i capelli e con grande sicurezza si accingeva a servire i caffè ai tre “farabutti”, secondo la sua strana psiche:
• Giacomini... a voi i caffè.
• Signora. Il mio è in plastica. Mi dà fastidio il contatto con le tazze bollenti- era il commento di Nick che come una doccia gelata arrivava alle spalle dell'ostica signora.
• Non lo potevi dire prima?
• Assolutamente no! Ero impegnato nella conversazione con Maison e Speck; oltretutto ero abituato al servizio del locale a fianco che serviva con il caffè, biscottino, cialdina e magari un panino... - aggiungeva con tono ironico, testando le coronarie e l'orgoglio della signora.
• Ehhhh, noi siamo qui da 50 anni con mio marito! Non voglio sentir parlare di questi che al posto del caffè ci mettono...
Era evidente che ancora una volta i tre “mascalzoni” avevano burlato le convinzioni della Rimpalla che non si faceva scrupoli nell'essere tagliente, quando i clienti non risultavano in linea con i suoi parametri di pensiero.
• E poi chi è lei?? Può andare pure di là, a me non importa... - aggiungeva stizzita.
• Come chi sono io? Lei ha il tratto ed i modi della persona colta, signora... Si ricorderà sicuramente di Omero e dell'Odissea... Signora, il mio nome è... Nessuno!
• Ma vada a fare...
Senza nemmeno sentir terminare una scena che si ripeteva per l'ennesima volta, uscivano via ridendo. A quel punto proseguivano il loro bizzarro incontro con una semplice passeggiata nel centro del paese, dai più conosciuta come Via Garibaldi. L'ambiente era piuttosto sereno nella piazzetta centrale, dove spiccava un grosso albero di Natale illuminato di un cordiale celestino chiaro, mentre qualche incrocio dopo sulla destra Maison notava un'edicola aperta. Al suo interno vi era Suzanne, graziosa fanciulla dagli occhi neri, parlantina gradevole, fisico tenuto in ottima forma dalle continue sessioni di yoga e vicina al mondo dell'auto-ironia. Senza perdere ulteriore tempo bussavano alla porta già semi-aperta e chiedevano quasi in coro:
• Siete aperti???
• Yeah! Che sorpresona! - era la risposta sorridente di Suzanne, la quale accoglieva sempre con il sorriso i suoi clienti.
Il suo negozio aveva un aspetto assai originale, assumendo le sembianze perfette di una cartolibreria mixata con gli oggetti più svariati, relativi alla pesca. Voci di corridoio dicevano che la signorina avesse capacità talmente “ammalianti” da riuscire nella straordinaria impresa di veder entrare un cliente per un giornale e uscire con un intero arredamento che includeva riviste, borse da spiaggia e nuovi cd musicali nella migliore delle ipotesi. L'intrattenimento quel pomeriggio era fuori dall'ordinario e Suzanne ancora una volta riusciva a sorprendere:
• Cari, cari questo piccolo tavolino alla vostra destra è ricolmo di prodotti alimentari unici, non le solite porcherie!
• E di che si tratta? - era la risposta incuriosita di Speck che era sempre attratto dai prodotti tipici del Salento.
• Questo panettone con l'uva passa è costituito con ingredienti speciali. Talmente buono che non...
• Può restare ancora chiuso? - anticipava la conclusione Nick.
• Quasi, quasi... - sul punto di cedere Suzanne.
• Parliamone... - incalzava Speck.
• Apriamolo!! - e lo dividiamo in quattro era la conclusione a cui era giunta la signorina.

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