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E andarono alla Malamorte
Scritto da Nulla
Categoria epistolare, genere
Scritto il 07/07/2013, pubblicato il 07/07/2013, ultima modifica il 18/04/2017
Letto 479 volte

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Nota dell'autore: Guerra fra due Leghe.

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Il 29 Maggio 1176 i Liberi Comuni della Lega Lombarda sconfissero l'esercito imperiale sui campi di Legnano. Ma dopo la Pace di Costanza, nel 1183, la concordia lombarda durò poco. Ai Comuni legati a Milano: Brescia, Crema, Verona, Alessandria, Tortona, Novara, assertori della piena libertà di ciascun Comune, si contrapposero: Bergamo, Lodi, Pavia, Como, Cremona, i quali ritenevano che le città dovessero essere autonome nell'ambito però di una sola Patria con un unico Re.
Il più sanguinoso scontro fra le due leghe, come 45 anni dopo accadde nella battaglia di Cortenuova, avvenne nei pressi della Calciana.

Bergamo e Cremona, strette fra Brescia e Milano, scoppiata la guerra si trovarono nella posizione peggiore; perciò, ritenendo impossibile battere i due eserciti avversari una volta che si fossero riuniti, elaborarono un piano per sconfiggere Brescia prima che Milano avesse mobilitato il suo esercito.
I cremonesi si schierarono a Soncino, i bergamaschi a Telgate e mossero verso il ponte di Palazzuolo dando l'impressione all'esercito bresciano che avrebbero cercato di passare, costasse quel che costasse. I bresciani, credendo che l'attacco fosse imminente, spostarono a nord quasi tutte le loro truppe, lasciando a Rudiano solo un piccolo distaccamento.
Era quello che gli alleati bergamaschi e cremonesi aspettavano: all'imbrunire della sera del 6 Luglio 1191 i genieri cremonesi cominciarono a costruire un ponte di legno pressappoco all'altezza dell'attuale ponte ferroviario, mentre l'esercito cremonese, rafforzato da piccoli contingenti di soldati di Parma, da Soncino raggiungeva il ponte, e poco dopo anche l'esercito bergamasco attraversò il fiume. Appena riuniti, i due eserciti mossero verso nord con l'intento di sorprendere alle spalle la milizia bresciana schierata a Palazzuolo. Questa però, si accorse della manovra e andò loro incontro.
I due eserciti si scontrarono poco a nord di Pontoglio, in località Cicalino. La battaglia fu durissima, ma alla fine le schiere bresciane cominciarono a vacillare. Pareva che la vittoria stesse per essere colta, quando l'esercito bergamasco-cremonese udì alle sue spalle squilli di trombe e rulli di tamburi.
I soldati, ignari del fatto che si trattava solo della piccola guarnigione di Rudiano, guidata da Baita da Palazzo, credettero che l'esercito milanese fosse sopraggiunto e stesse per coglierli alle spalle. Il panico dilagò e iniziò una rotta disordinata. Raggiunto il ponte cominciarono ad attraversarlo in massa, senza avvedersi che alcuni bresciani, guidati da Obizio di Niardo, si erano intrufolati sotto le travature e stavano danneggiandole.
Causa l'azione dei guastatori e il peso eccessivo, il ponte ruinò. I soldati che lo stavano attraversando, appesantiti dalle armature, annegarono travolti dalla corrente, mentre i soldati che non erano riusciti ad attraversare, raggiunti alle spalle dai bresciani, furono massacrati in poche ore: i morti furono circa diecimila. La carneficina fu così orribile che la battaglia prese il nome di: "Battaglia della Malamorte.” Obizio da Niardo che, travolto dalle travature aveva assistito al massacro, ne fu così scosso che si diede alla vita ascetica, divenendo poi santo.

Alfieri a cavallo portarono nei borghi della contea di Bergamo la notizia che l'armata che aveva attraversato l'Oglio non sarebbe tornata, ma nella contea di Cremona non fu necessario portare la notizia: gli abitanti si avvidero della disfatta quando videro che le acque del fiume Oglio erano arrossate dal sangue dei caduti.
(L'imperatore Enrico VI, dopo questa sconfitta intervenne direttamente in sostegno dei suoi partigiani imponendo, a dicembre, una tregua. Ma la guerra fra le due leghe si protrasse per altri sette anni e si concluse nell'agosto 1198 con la Pace di San Pietro in Valico.)

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